Per non dimenticare. 5 maggio nasce Peppino Impastato, una vita contro la mafia

GIUSEPPE IMPASTATO

Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l’ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, “L’Idea socialista” che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla “Marcia della protesta e della pace” organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino. In una breve nota biografica Peppino scrive:

Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E’ riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d’opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d’autorità fu sciolta la Federazione Giovanile. Erano i tempi della rivoluzione culturale e del “Che”. Il ’68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l’adesione, ancora na volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. E’ stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell’anno l’adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario, del PCD’I ml.- il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione ), è stato molto forte. Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d’opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all’altro, da una settimana all’altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia. E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal partito. Fui anche trasferito in un. altro posto a svolgere attività, ma non riuscii a resistere per più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un pò di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai.


Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all’alcool, sino alla primavera del
’72 ( assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate ). Aderii, con l’entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta del gruppo del “Manifesto”: sentivo il bisogno di garanzie istituzionali: mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di delusione e disimpegno: mi trovavo, di fatto, fuori dalla politica. Autunno ’72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo.Mi avvicino a “Lotta Continua” e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematico che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del “Manifesto” Conosco Mauro Rostagno : è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a “Lotta Continua” nell’estate del ’73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell’organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzie e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l’iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L’inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni di continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione
Nel 1975 organizza il Circolo “Musica e Cultura”, un’associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All’interno del Circolo trovano particolare spazio ìl “Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare” Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra “rivoluzionaria” , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un’emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio “eclatante”.
Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.
Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.



da http://www.peppinoimpastato.com/biografia.htm

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“Ultima fermata. una storia per Renato” di Zerocalcare ed Erre Push

Proseguono le presentazioni del fumetto “Ultima fermata, Una storia per Renato”di Zerocalcare ed Erre Push.

25 e 26 novembre Berlino
12 novembre Bergamo e Lugano
11 o 18 novembre colle val dell’Elsa
31 ottobre Lucca
13/14/15 ottobre iesi senigallia fano
14 ottobre banchetto e presentazione LOGOS Roma
7 ottobre università Bologna
4 settembre Valdichiana
3 settembre Renoize Roma
22 agosto Brescia
20 agosto Giulianova
9 agosto Lecce
23 luglio Venaus
F15 o 16 luglio bilancione fiumicino
9 luglio Napoli
7/8/9luglio Sassari/Cagliari/Carbonia/
3 luglio ifest Roma
24 giugno festival crack Forte prenestino Roma

Valdichiana 4 settembre 2016

In marcia in nome dell’antifascismo

Partigiani, cittadini, esponenti del mondo politico e di moltissime associazioni hanno sfilato per le strade della cittadina in un corteo pacifico contrassegnato dallo slogan “Valdichiana antifascista da ieri ad pggi per domani”. Poi il comizio in piazza Matteotti, davanti alla sede del municipio per ribadire che la Valdichiana è terra di pace e di solidarietà.

“La manifestazione è nata contro il congresso di CasaPound ma è diventata un appuntamento per dare voce ai tanti che si adoperano per fortificare i valori dell”antifascismo e della partecipazione alla democrazia – ha spiegato Silvia Folchi, presidente dell”Anpi provinciale di Siena -Quegli stessi valori già presenti nella Costituzione che ha bisogno di essere applicata. Ringraziamo le tante associazioni che hanno aderito, i delegati di tutti i comitati Anpi giuntia anche dalle province di Perugia, Firenze e Arezzo”. Alla manifestazione hanno preso parte i rappresentanti di moltissimi Comuni senesi, esponenti del Partito democratico come i deputati Susanna Cenni e Luigi Dallai e i consiglieri regionali Simone Bezzini e Stefano Scaramelli, esponenti del Partito Comunista e del Partito Socialista. Fra le associazioni e i sindacati erano presenti Arci, Arci Gay, Libera, Cgil, Legambiente, Europa senza muri. Durante la manifestazione è stato presentato il libro ”Ultima fermata – una storia per Renato” di Zerocalcare e ErrePush, dedicato a Renato Biagetti ucciso a Roma dai neofascisti nel 2006. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Enrico Rossi: “Non possiamo permettere che l’odio, il razzismo, la xenofobia, l’istigazione alla violenza, tutte idee che stanno alla base di un’ideologia come quella di Casa Pound, possano diffondersi ed avere spazio in una repubblica nata proprio dalla sconfitta di quelle ideei e che quelle idee, nella sua costituzione e nelle sue leggi, mette espressamente al bando – ha scritto Rossi in una nota – Per questo credo che dovremmo fare come la Germania, che vieta le manifestazioni degli estremisti islamofobi e sta decidendo di mettere fuori legge il partito neo nazista”. “Casa Pound – ha scritto ancora Rossi – usa la questione sociale in maniera opportunistica per affermare i suoi valori veri, che sono quelli della xenofobia, dell’antisemitismo, del culto della razza e del nazionalismo esasperato. Un finto solidarismo che prolifera di ambiguità. Per contrastarlo sul terreno politico dobbiamo riappropriarci saldamente dei temi sociali, per non lasciare zone di sofferenza aperte alla penetrazione della propaganda neofascista. Ma credo che dovremmo farlo anche sul terreno della legalità e della costituzione: ci sono leggi dello stato, come la legge Scelba e la legge Mancino, che si occupano espressamente dei reati di fascismo e apologia di fascismo e che vietano la ricostituzione di un partito fascista. Siamo sicuri che questi gruppi stanno agendo entro i limiti della legge? Credo che qualcuno dovrebbe andare a controllare”.

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30 settembre 1976 Walter Rossi – 30 settembre 1974 – La strage del Circeo

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Le inchieste giornalistiche fatte tra i giovani a ridosso di giornate della memoria relative agli eventi delittuosi che maggiormente hanno segnato la storia della repubblica, puntualmente testimoniano gli effetti devastanti di una assoluta mancanza di cura della memoria storica del nostro paese, ma soprattutto dimostrano il successo delle politiche di disinformazione, di rimozione, di revisione attuate negli anni dalla gran parte delle forze politiche e e dalle stesse Istituzioni.

Sappiamo che una gran parte dei giovani non è a conoscenza delle cause, degli autori e delle conseguenze politiche e storiche delle stragi che hanno contrassegnato la storia del nostro paese , che ha visto come unici protagonisti le forze eversive di destra, i gruppi di fascisti di ogni periodo dal dopoguerra ad oggi.

Questo dimostra come la ricerca, la difesa e la trasmissione della verità non vadano mai messe da parte se si vuole garantire alle nuove generazioni quella coscienza necessaria a continuare a chiedere la verità sulla nostra storia

In occasione dell’anniversario dell’assassinio di Walter Rossi per mano dei fascisti con la copertura degli organi di Polizia, vogliamo ribadire che il miglior modo per ricordare i compagni uccisi, non puo essere la sola sfilata commemorativa,che sicuramente scalda i cuori. Il vero modo di celebrare il sacrificio di chi non c’è più ma continuare il racconto della storia degli anni e degli eventi passati insieme al racconto degli eventi attuali per dare una lettura più ampia e più attuale della nostra storia politica e scoiale alle generazioni future.

Il 30 settembre di due anni prima dell’omicidio di Walter Rossi, un altro terribile omicidio per mano di giovani aderenti in vario modo a gruppi fascisti romani. La morte e le lesioni gravissime dopo ore di tortura di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, in una villa del Circeo. Due anni prima nel 1973, un altro stupro con un evidente indirizzo politico di destra, quello subito da Franca Rame.

“Uno stupratore è sempre un fascista, perché lo stupro è un atto di prevaricazione, di sovradeterminazione, è l’esercizio di potere di chi pensa di disporre dell’altrui vita”. Ancora oggi questa stessa mentalità sottende alle attuali violenze quasi tutte sviluppate nell’ambiente familiare e all’attuale dilagare dei femminicidi. Lo stupro quale atto profondamente fascista (un atto egoista, di soddisfazione del proprio volere, un atto che parte dal non considerare le donne come persone ma solo come oggetti – un atto sessista che per radici culturali è simile al razzismo), a volte rivendicato in anni più recenti come atto politico da parte di partiti neofascisti e nazisti.

Ci sembra di continuare l’azione antifascista eresistente di Walter accostare e ricordare la sua morte con il racconto della resistenza al femminicidio portato avanti con grande determinazione da molte donne e associazioni, sempre più spesso fronteggiando lì atteggiamento di negazione e copertura delle istituzioni, e degli organi polizieschi.

“….Non c’è dibattito sul femminicidio e non ci può essere con chi lo nega, ci sono valori come essere contro il razzismo, contro la pedofilia, essere contro il nazismo e il fascismo, essere contro il femminicidio che in questa nazione sono fondamentali. Non c’è nessuna pluralità di opinione che possa giustificare il sacrificio di tali valori……..(Tania Passa)

Dedicato alla memoria di Walter Rossi, il giovane antifascista romano assassinato dai fascisti con la copertura della polizia, il 30 Settembre di 39 anni fa.
Dedicato a Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, torturate, uccisa l’una e ferita gravemente l’altra, al Circeo il 30 settembre 1975 da tre giovani romani appartenenti alla destra fascista.
Dedicato a Franca Rame, stuprata il 9 marzo 1973 da un gruppo di neofascisti su indicazione di rappresentanti dell’Arma dei carabinieri come testimoniato in processo

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Io non dimentico Renato Biagetti – Renoize 2016

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Renato Biagetti

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Renoize 2016, il festival multidisciplinare in ricordo di Renato Biagetti
By The Parallel Vision on 23 agosto 2016

Sono già passati 10 anni dall’omicidio di Renato Biagetti, il giovane ingegnere di 26 anni che nella notte tra il 26 e il 27 agosto del 2006 a Focene venne ucciso a coltellate da due neofascisti di zona, fuori dallo stabilimento “Buena Onda“.
Da allora, gli amici di Renato organizzato Renoize, il mini festival a lui dedicato che quest’anno si terrà il 27 agosto e dall’1 al 3 settembre. Tantissimi gli artisti che parteciperanno a questa nuova edizione dell’evento commemorativo romano, assieme a tante attività sportive, video, giochi e molto altro.

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– 27 agosto, Focene
Dalle ore 16 sport popolare, antifascista e antirazzista
– Beach Rugby organizzato dagli ALL Reds Rugby Roma
– Beach Soccer antirazzista
– Proiezione della video intervista collettiva a cura di AttriceContro e Daniele Napolitano
– Musica&Sfuocata

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– 1 settembre, Acrobax (Via della Vasca Navale 6, Roma)
Cena etnica a cura di Maki Sapori dal Mondo – Gruppo di cucina autogestito dai richiedenti asilo e dai rifugiati dell’associazione Laboratorio 53
Prima, durante e dopo: concertone dalle ore 18 (possibili piccoli aggiustamenti e aggiornamenti):
SPAM!
KAOS FOR CAUSE
PREMIERE LIGNE
LOS3SALTOS
ADRIANO BONO
BESTIERARE
SIGNOR K.
ASSALTIFRONTALI
99 POSSE

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– 2 settembre, Piazza Damiano Sauli, Roma
Dalle ore 17.00 cultura dal basso con:
Parata antifascista tra le strade di garbatella con il Frente Murguero, Giocolieri, Clown, Circensi, Migranti e Residenti, Street Band.
“Riflettiti“: uno spettacolo di teatro forum a cura dello sportello antiviolenza per donne “Una stanza tutta per sé” e Parteciparte Teatro Dell’Oppresso.
“Giochi senza Frontiere?“: arte di strada e migrazioni a cura della Rete PerformAttiva.
Ape/Rap: aperitivo popolare & musica rap con Emiliano Ill Nano Rapnoize e tant* altr* (in aggiornamento) a sostegno del Canile Autogestito della Muratella e della campagna #iomeneoccupo
Monologo a cura di Slavina
Cabaret antifascista a cura del Laboratorio Metropolitano di Cultura Indipendente
Orchestra, musica e fanfare di piazza con le street band (in aggiornamento)
Fire show con Le Lapille nel loro “L’ora del The”

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– 3 settembre, Parco Schuster, Roma
Dalle ore 18 interventi, fumetti, banchetti e musica con:
Monologo di Attrice Contro – “L’estate finisce sempre così”
EST EST EST
SEAL’D IN VAIN
RANCORE
VEEBLEFETZER
BARACCA SOUND
RADICI NEL CEMENTO
ZION TRAIN LIVE

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Presentazione fumetto “Prossima Fermata – Una Storia per Renato” a cura di Zerocalcare ed Erre Push.

da https://theparallelvision.com/2016/08/23/renoize-2016-il-festival-multidisciplinare-in-ricordo-di-renato-biagetti/<a

nicolettarenoize

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27 agosto 2006 – 27 agosto 2016 Ciao Renà

ciaorena

WAIT! WOMEN WORKING

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In Val Susa ad altissima felicità

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WAIT! WOMEN WORKING

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20 luglio – Ancora a Genova per non dimentiCarlo

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Presentazioni e recensioni di “Prossima fermata. Una storia per Renato” di Zerocalcare ed Erre Push

Presentazioni

24 giugno Roma Forte Prenestino. @Crack Festival. Uscita e presentazione del fumetto.
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29 giugno /3 luglio Roma Parco Nomentano iFest Indipendent festival

7 luglio @ cullettivu s’idea libera Sassari

8 luglio @ sa domu Cagliari,

9 luglio @ Carbonia ex miniera serbariu

8 luglio @ festival soccavo Napoli

15 luglio- Milano Baggio Parco delle cave. Festival delle resistenze.

22/23 luglio Val Susa Venaus. Festival Alta Felicità

19 agosto Giulianova

22 agosto Brescia

27 agosto Roma Focene

3 settembre Roma Parco Schuster( basilica di San Paolo)

Recensioni
La politica non c’entra niente
illustrazione

Il 24 giugno 2016, all’interno di Crack! – festival di arte disegnata e stampata, alle ore 21 verrà presentato per la prima volta il fumetto autoprodotto dalla campagna#ionondimentico scritto e disegnato da ERRE PUSH e Zerocalcare e dedicato a Renato Biagetti.
Sono infatti passati 10 anni da quando, nel 2006 a Focene, estrema periferia di Roma, Renato viene ucciso da due giovani neofascisti. Solo perché riconosciuto come diverso: “una zecca” estranea a quel quartiere.
Anni in cui la parola “equidistanza” inizia a essere usata per indicare “opposti estremismi”. Anni in cui emergono con chiarezza alleanze e contiguità tra partiti xenofobi e di destra “istituzionale” al potere, e i gruppuscoli neofascisti lasciati liberi di agire nelle strade. Si diffonde una cultura dell’odio e della violenza contro gli ultimi e i “diversi”, che passa spesso per intimidazioni e aggressioni, non di rado a colpi di coltello. Lame come quelle che hanno ucciso Renato.
Come si legge nella prefazione, firmata da Zeropregi, “ormai il quotidiano è peggio di qualsiasi brutta storia che possa uscire dalla nostra fantasia”. La guerra agli ultimi e ai poveri è all’ordine del giorno, resa possibile grazie a un senso comune intriso di razzismo.
Prossima fermata. Una storia per Renato, di Zerocalcare e ERRE PUSH è un viaggio a fumetti, che va a ritroso nel tempo, lungo questi dieci anni. Per parlare di Renato, di chi non ha mai smesso di raccontare la sua storia e di incrociarne tante altre, perché chi non dimentica continua a lottare.da http://comics.blog.rai.it/2016/06/23/prossima-fermata-una-storia-per-renato-biagetti/

Punti di distribuzione
Questa la lista dei punti distribuzione in cui è possibile trovare il fumetto di ZeroCalcare ed Errepush “Prossima Fermata. Una storia per Renato”, una produzione pensata per i 10 anni dalla morte per mano fascista di Renato Biagetti.
Per info, presentazioni o diventare un nuovo punto di distribuzione
si può scrivere a presentazionionondimentico@gmail.com

Il prezzo di vendita consigliato è di 8 euro.
Libreria indipendente “Piuma di mare” – Via Ostiense, 124 (Rm)
Libreria Alegre – Pigneto, Circonvallazione casilina 72/74 (Rm)
Topaja town – Garbatella, Piazza Albini 13 (Rm)
Libreria indipendente “Colonna 130” – Spazio Grizzly, Via Della Colonna, 130 (Fano, Marche)
Libreria “Anvultura” – Senigallia
Spazio comune autogestito TNT (Jesi)
Book Shop Sherwood Festival (Padova)
Caffe zanardi (Milano, dal 15 Luglio)

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“Ionondimentico” Renato Biagetti – “Prossima fermata. Una storia per Renato” il fumetto contributo di Zerocalcare ed Erre push

Il 24 giugno al Forte Prenestino, nell’ambito del @Crack Festival è stato presentato il fumetto “Prossima fermata. Una storia per Renato” contributo degli artisti Zerocalcare ed Erre push alla campagna “Io non dimentico Renato Biagetti” dieci anni dalla morte di Renato.

10anni

“Prossima fermata. Una storia per Renato” Un fumetto di Zerocalcare e Erre Push, autoprodotto dalla campagna #ionondimentico Prima presentazione 24 giugno 2016 ore 21 @Crack Festival (Forte Prenestino, Roma) Il prossimo 24 giugno 2016 all’interno di Crack festival del fumetto alle ore 21 verrà presentato per la prima volta il fumetto autoprodotto dalla campagna #ionondimentico scritto e disegnato da Errepush e Zerocalcare e dedicato a Renato Biagetti. Sono infatti passati 10 anni da quando Nel 2006 a Focene, estrema periferia di Roma, Renato viene ucciso da due giovani neofascisti. Solo perché riconosciuto come diverso: “una zecca” estranea a quel quartiere. Anni in cui la parola “equidistanza” inizia a essere usata per indicare “opposti estremismi”. Anni in cui emergono con chiarezza alleanze e contiguità tra partiti xenofobi e di destra “istituzionale” al potere, e i gruppuscoli neofascisti lasciati liberi di agire nelle strade. Si diffonde una cultura dell’odio e della violenza contro gli ultimi e i “diversi”, che passa spesso per intimidazioni e aggressioni, non di rado a colpi di coltello. Lame come quelle che hanno ucciso Renato. Come si legge nella prefazione firmata da Zeropregi, “ormai il quotidiano è peggio di qualsiasi brutta storia che possa uscire dalla nostra fantasia”. La guerra agli ultimi e ai poveri è all’ordine del giorno, resa possibile grazie a un senso comune intriso di razzismo. Prossima fermata. Una storia per Renato, di Zerocalcare e Erre Push è un attualissimo viaggio a fumetti, che va ritroso nel tempo lungo questi dieci anni così importanti per il nostro paese e per l’Europa. Per raccontare la storia di Renato e di chi in questi 10 anni non ha mai smesso di raccontare questa storia e di incrociarne tante altre, perché chi non dimentica continua a lottare.

Zerocalcare da http://www.comicon.it/zerocalcare/

Zerocalcare da http://www.comicon.it/zerocalcare/

Erre push - Disegnini da http://errepush.com/

Erre push – Disegnini da http://errepush.com/

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Torino, strategia contro il dissenso

28 giugno 2015
Riportiamo un articolo a cura di Livio Pepino (ex magistrato) apparso oggi su Il Manifesto riguardo all’operazione di polizia che ha coinvolto 23 notav nella giornata di ieri. Ad essere interessante, all’interno dell’articolo, è quanto l’ex magistrato rileva nelle operazioni di questo tipo, facendone capire la portata. I due pesi che la magistratura utilizza nei confornti dei notav viene avvallata dalla corsia preferenziale riservata agli imputati che esprimono il proprio dissenso verso la costruzione dell’opera.

Il copione si ripete. Ieri mattina, appena ventiquattrore dopo il terremoto elettorale che ha rimesso in discussione, a Torino, gli equilibri politici intorno alla Nuova linea ferroviaria Torino-Lione, un ennesimo grappolo di misure cautelari si è abbattuto su esponenti del movimento No Tav. Ancora una volta le misure si riferiscono a fatti accaduti un anno prima (il 28 giugno 2015 intorno al cantiere della Maddalena di Chiomonte allorché un gruppo di dimostranti tentò e in parte riuscì ad agganciare e rimuovere, con un gesto di evidente significato simbolico, pezzi delle reti di recinzione).

Ancora una volta l’accusa è di resistenza a pubblico ufficiale (con l’appendice di alcuni reati minori). Ancora una volta gli indagati colpiti dalle misure sono, nella stragrande maggioranza, persone note nel movimento, ben conosciute dalle forze dell’ordine, non certo interessate a sottrarsi alle indagini con la fuga o a manomettere e inquinare le prove dei fatti.
Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Da oltre dieci anni i cittadini e le cittadine della Val Susa che si oppongono alla realizzazione del Tav sono oggetto di interventi repressivi di crescente gravità da parte della Procura della Repubblica e dei giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Torino. Sono attualmente indagate in valle circa 1000 persone, di età compresa tra i 18 e gli 80 anni, per i reati più vari, a partire dalla mancata ottemperanza ai provvedimenti prefettizi che vietano la circolazione nella “zona rossa” prossima al cantiere della Maddalena di Chiomonte. In questo momento sono soggette a misure cautelari – di diversa intensità – poco meno di cinquanta persone, quasi tutte per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Nulla di nuovo, ma il protrarsi di forzature che non hanno nulla a che fare con l’obbligatorietà e il sereno esercizio dell’azione penale. C’è una palese disparità di trattamento nei confronti degli indagati appartenenti al movimento No Tav, nei cui confronti si assiste a una dilatazione abnorme delle ipotesi di concorso di persone nel reato mentre pressoché tutte le denunce nei confronti delle forze dell’ordine per lesioni anche gravissime a manifestanti sono state archiviate, senza alcuna seria indagine, per l’asserita impossibilità di identificarne gli autori. C’è una corsia preferenziale per i processi nei confronti di esponenti No Tav, trattati con assoluta priorità anche se relativi a fatti lievissimi (come l’inottemperanza alle ordinanze prefettizie o il danneggiamento simbolico delle reti del cantiere), mentre per i reati da essi denunciati (persino quelli con prove documentali come le diffamazioni) sono per lo più trattati con tempi tali da assicurarne la prescrizione. C’è un ricorso massiccio – appunto – alla custodia cautelare in carcere anche nei confronti di incensurati e un’applicazione indiscriminata di misure non detentive per fatti di lieve entità (con prescrizioni vessatorie e motivate con pure clausole di stile, come il diniego del permesso per recarsi a colloquio con i difensori, la mancata concessione della possibilità di lavorare o di dare esami all’università, il divieto di recarsi a far visita ai genitori etc.).

Dopo avere perseguito la strada del maxiprocesso (per i fatti di fine giugno-primi di luglio 2011) e giocato la carta della fantasiosa contestazione del reato di attentato con finalità di terrorismo (escluso in modo tranchant sia dai giudici di merito che dalla Corte di cassazione) i pubblici ministeri e i giudici della cautela torinesi hanno scelto la strada di uno stillicidio di processi. Per anni magistrati, politici e giornalisti hanno gridato ai quattro venti che gli interventi repressivi disposti non riguardavano il movimento No Tav ma solo reati specifici commessi da frange estremiste e violente, per lo più estranee alla Val Susa. Ora anche la maschera è caduta. I destinatari delle misure cautelari sono per lo più vecchi e giovani valligiani imputati per fatti che in ogni altra parte d’Italia meriterebbero, al massimo, un dibattimento di routine al di fuori da ogni “corsia preferenziale”. L’evidente finalità è quella di intimidire, di dividere, di fiaccare il movimento secondo un modulo ben noto in varie parti del mondo e denunciato in una recente sentenza della Corte interamericana dei diritti dell’uomo, concernente esponenti del popolo Mapuche, laddove si censurano alcuni interventi di autorità giudiziarie cilene siccome diretti a «provocare paura in altri membri della comunità coinvolti in attività di protesta sociale e di rivendicazione dei loro diritti territoriali o che intendono eventualmente parteciparvi».

Lo abbiamo sottolineato altre volte ma merita ricordarlo. Queste vicende parlano all’intero Paese perché il livello di democrazia di un ordinamento si misura sul modo in cui vengono orientati, nella repressione del dissenso, l’azione delle forze di polizia e della magistratura, quando non anche – come avvenuto ripetutamente nell’Italia liberale e come avviene oggi in Val Susa – delle forze armate in funzione di ordine interno.

da

http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/17265-torino-strategia-contro-il-dissenso

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