Per non dimenticare la strage di Piazza Fontana e la morte di Giuseppe Pinelli

Attorno alle 16.30 di venerdì 12 dicembre 1969, un ordigno di elevata potenza esplose nel salone centrale della Banca nazionale dell’agricoltura, sede di Milano, in piazza Fontana, dove coltivatori diretti e imprenditori agricoli erano convenuti dalla provincia. Gli effetti furono devastanti: il pavimento del salone fu squarciato e diciassette persone restarono uccise, altre novanta circa furono ferite.

Qualche minuto prima della esplosione, un altro ordigno venne rinvenuto nella sede della Banca commerciale di piazza della Scala sempre a Milano. Tra le 16.55 e le 17.30, altre tre esplosioni si verificarono a Roma: una, all’interno della Banca nazionale del lavoro di via San Basilio; altre due, sull’Altare della Patria di piazza Venezia. Questi attentati provocarono feriti e danni.

I cinque attentati del pomeriggio del 12 dicembre 1969 segnarono l’inizio di quel periodo della vita del Paese che va sotto il nome di “strategia della tensione”.

Per la sua gravità e la sua rilevanza politica, la strage di Piazza Fontana divenne il momento più alto di un progetto eversivo preparato attraverso gli altri attentati di quello stesso anno e diretto – come emerge dalle sentenze – a utilizzare il disordine e la paura per sbocchi di tipo autoritario, in ciò sostenuti – come è scritto nella Relazione della Commissione Stragi – da «accordi collusivi con apparati istituzionali»………
da http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/approfondimenti/scheda-approfondimenti?p_p_id=56_INSTANCE_J1sq&articleId=13602&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&groupId=11601&viewMode=normal

Giuseppe “Pino” Pinelli nasce a Milano il 21 ottobre del 1928, nel popolare quartiere di Porta Ticinese. Finite le elementari inizia a lavorare prima come garzone, poi come magazziniere. Nel 1944-1945 partecipa alla Resistenza antifascista come staffetta delle Brigate partigiane Bruzzi-Malatesta, collaborando anche con un gruppo di partigiani anarchici. Affascinato dal pensiero libertario, dopo la fine della guerra Pinelli partecipa alla crescita del movimento anarchico a Milano. Nel frattempo, nel 1954 “Pino” vince un concorso ed entra nelle ferrovie come manovratore. L’anno successivo si sposa con Licia Rognini, incontrata ad un corso di esperanto.
Nel 1963 si unisce ai giovani anarchici della gioventù Libertaria e due anni dopo è tra i fondatori del circolo “Sacco e Vanzetti” in viale Murillo. Nel 1968 uno sfratto costringe i militanti alla chiusura del circolo ma il 1° maggio Pinelli inaugura un nuovo luogo di ritrovo anarchico in piazzale Lugano 31, a pochi metri dal Ponte della Ghisolfa.
Il nuovo circolo dà il via ai primi comitati di base unitari, i famosi CUB, che segnano, al di fuori delle organizzazioni sindacali ufficiali, la prima ondata di sindacalismo diretto. “Pino” è quindi tra i promotori della riformazione della sezione dell’Unione Sindacale Italiana (USI), organizzazione di ispirazione sindacalista-rivoluzionaria e libertaria.
Pinelli si attiva per fondare un’ulteriore sede, questa volta nella zona Sud di Milano. Insieme ad altri “compagni” inaugura così il circolo di via Scaldasole, nel quartiere Ticinese.
Quando, a seguito degli attentati del 25 aprile 1969 alla Stazione centrale e la Fiera di Milano, alcuni anarchici sono arrestati, Pinelli s’impegna per raccogliere cibo, vestiario e libri da inviare ai compagni in carcere.
L’evento che cambierà la vita a Pinelli, anzi che metterà fine alla vita di “Pino”, è la strage di piazza Fontana: il 12 dicembre 1969 a Milano nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, alle 16,37, scoppia una bomba che causa la morte di sedici persone e il ferimento di altre ottantotto. Nella stessa ora a Roma scoppiano altre bombe.
A seguito di questa strage, quella stessa notte, Pinelli, assieme ad altre ottantaquattro persone, è “prelevato” dal Circolo di via Scaldasole e “invitato” a seguire i poliziotti in Questura, anzi a precederli col motorino. Tre giorni dopo, Pinelli “vola” dalla finestra di una stanza dell’ufficio politico, al quarto piano della Questura….
da http://win.storiain.net/arret/num160/artic3.asp

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