Ricordando e costruendo il futuro

27 Gennaio Giornata della Memoria

 

Per costruire un futuro di diritti rispettati


Attraversiamo quotidianamente la nostra
città e ci rendiamo conto di quanto questa sia ricca di segni e simboli, più o
meno nascosti, che parlano della sua storia e delle sue trasformazioni.

Il cambiamento, del resto, è elemento
centrale di una società viva.

La costruzione di un percorso storico, la continua revisione degli elementi e la loro
discussione in ambiti collettivi sono uno degli antidoti alle possibili
manipolazioni; la memoria diviene elemento costitutivo del ragionare il
presente e immaginare il futuro in una continua dialettica.

Il 27 gennaio è il giorno della memoria
della Shoah e può essere giorno di riflessione.

A molti, individui o popoli, può accadere di
ritenere che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione
è solo latente e non è sistema di pensiero. Ma quando il pensiero inespresso
diventa premessa di un sillogismo, allora, al termine della catena, c´è il
Lager. Questo è successo in Italia nel 1938 con le leggi razziali, questo è
successo con i campi di sterminio nazisti ma questo può succedere se il
sillogismo viene riproposto oggi. "Tutti gli stranieri sono nemici. I
nemici vanno soppressi. Tutti gli stranieri vanno soppressi."

Noi Madri per Roma Città Aperta riteniamo
che proprio nel ricordare la storia dei campi di sterminio avvertiamo un
sinistro segnale di pericolo.

Risentiamo oggi quel sinistro segnale in ciò
che ha provocato atti di violenza contro rom, sinti e cittadini italiani di origine
straniera.

Lo risentiamo nel clima d´intolleranza verso
gruppi etnici o sociali non dominanti e vulnerabili e nella criminalizzazione
dell´immigrazione irregolare.

Lo risentiamo nei dispositivi che incidono
lo stigma sociale anche sui corpi degli "altri": schedature e
impronte digitali "etniche" in fondo sono l´equivalente funzionale
della stella gialla.

Lo risentiamo nella creazione dei Centri di
Identificazione e di Espulsione, dove la marchiatura simbolica vale a
differenziare e separare i corpi proliferanti e minacciosi da quelli
"normali".

Con Primo Levi ricordiamo quanto è già
successo: 

considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no

Vogliamo ricordare in questa giornata gli
uomini discriminati, rinchiusi e sterminati ieri e gli uomini discriminati,
offesi e privati di ogni diritto oggi.

Comitato
Madri per Roma Città Aperta

27 Gennaio 2010 ore 15 Ponte dell’Industria –Via di porto Fluviale (
zona ostiense)

 

madrixromacittaperta@libero.it     madrixromacittaperta.noblogs.org


IERI

Le
donne del Ponte di Ferro

Il
7 aprile 1944 decine di persone si ritrovarono di fronte al
mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse
pane destinato ai militari tedeschi. Le donne dei quartieri limitrofi
(Ostiense, Portuense e Garbatella) avevano scoperto che il forno panificava
pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla
cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne
riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle
disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma
qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul
posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS
tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci
di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in
fila, contro la ringhiera. A monito della popolazione i tedeschi ne lasciano i
cadaveri sulla spalletta del ponte fino alla mattina dopo quando alcuni
lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere
salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e
sepolte.

Le
dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono: Clorinda Falsetti,
Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino,
Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi,
Silvia Loggreolo.

Da http://baruda.net/2009/04/07/gli-assalti-ai-forni-e-le-donne-di-ponte-di-ferro-7-aprile-1944/

 

 

OGGI

 

giovedì 7 maggio 2009

Vivre libre
ou mourir. Per Nabruka, suicida in un Cie (e a perpetua memoria di una
legislazione infame)

 

Stanotte, una donna migrante si è
uccisa, impiccandosi, nel Cie di Porta Galeria a Roma. Si chiamava Nabruka
Mamouni, aveva poco più di quarant’anni ed era in Italia da quasi trenta.
Momentaneamente senza lavoro, non le era stato rinnovato il permesso di soggiorno.
Questo significa essere "clandestina", anche dopo tre quarti della
tua vita passati in un paese dove vige una legge infame. Fermata, portata nel
centro di identificazione ed espulsione, lì detenuta per alcune settimane,
sarebbe stata rimpatriata oggi. Ora non possono più farlo. Mi rifiuto di
leggere la sua morte come un atto di disperazione, la disperazione deve essere
tutta nostra che non siamo riusciti ad impedirlo. Quello di Nabruka è un gesto
politico . Un gesto politico che urla. E dobbiamo urlare anche noi (insieme a
tutt* le/i migranti in sciopero della fame e in rivolta nei centri di
identificazione ed espulsione), noi con i documenti in tasca e tutti i
sacrosanti diritti di "cittadina/o". Ma fuori, fuori di qui.

 

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