madrixromacittaperta

Ricordando e costruendo il futuro

Generale — Inviato da madriroma @ 20:47
27 Gennaio Giornata della Memoria

 

Per costruire un futuro di diritti rispettati

Attraversiamo quotidianamente la nostra città e ci rendiamo conto di quanto questa sia ricca di segni e simboli, più o meno nascosti, che parlano della sua storia e delle sue trasformazioni.

Il cambiamento, del resto, è elemento centrale di una società viva.

La costruzione di un percorso storico, la continua revisione degli elementi e la loro discussione in ambiti collettivi sono uno degli antidoti alle possibili manipolazioni; la memoria diviene elemento costitutivo del ragionare il presente e immaginare il futuro in una continua dialettica.

Il 27 gennaio è il giorno della memoria della Shoah e può essere giorno di riflessione.

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione è solo latente e non è sistema di pensiero. Ma quando il pensiero inespresso diventa premessa di un sillogismo, allora, al termine della catena, c´è il Lager. Questo è successo in Italia nel 1938 con le leggi razziali, questo è successo con i campi di sterminio nazisti ma questo può succedere se il sillogismo viene riproposto oggi. "Tutti gli stranieri sono nemici. I nemici vanno soppressi. Tutti gli stranieri vanno soppressi."

Noi Madri per Roma Città Aperta riteniamo che proprio nel ricordare la storia dei campi di sterminio avvertiamo un sinistro segnale di pericolo.

Risentiamo oggi quel sinistro segnale in ciò che ha provocato atti di violenza contro rom, sinti e cittadini italiani di origine straniera.

Lo risentiamo nel clima d´intolleranza verso gruppi etnici o sociali non dominanti e vulnerabili e nella criminalizzazione dell´immigrazione irregolare.

Lo risentiamo nei dispositivi che incidono lo stigma sociale anche sui corpi degli "altri": schedature e impronte digitali "etniche" in fondo sono l´equivalente funzionale della stella gialla.

Lo risentiamo nella creazione dei Centri di Identificazione e di Espulsione, dove la marchiatura simbolica vale a differenziare e separare i corpi proliferanti e minacciosi da quelli "normali".

Con Primo Levi ricordiamo quanto è già successo: 

considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no

Vogliamo ricordare in questa giornata gli uomini discriminati, rinchiusi e sterminati ieri e gli uomini discriminati, offesi e privati di ogni diritto oggi.

Comitato Madri per Roma Città Aperta

27 Gennaio 2010 ore 15 Ponte dell’Industria –Via di porto Fluviale ( zona ostiense)

 

madrixromacittaperta@libero.it     madrixromacittaperta.noblogs.org


IERI

Le donne del Ponte di Ferro

Il 7 aprile 1944 decine di persone si ritrovarono di fronte al mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse pane destinato ai militari tedeschi. Le donne dei quartieri limitrofi (Ostiense, Portuense e Garbatella) avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in fila, contro la ringhiera. A monito della popolazione i tedeschi ne lasciano i cadaveri sulla spalletta del ponte fino alla mattina dopo quando alcuni lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e sepolte.

Le dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.

Da http://baruda.net/2009/04/07/gli-assalti-ai-forni-e-le-donne-di-ponte-di-ferro-7-aprile-1944/

 

 

OGGI

 

giovedì 7 maggio 2009

Vivre libre ou mourir. Per Nabruka, suicida in un Cie (e a perpetua memoria di una legislazione infame)

 

Stanotte, una donna migrante si è uccisa, impiccandosi, nel Cie di Porta Galeria a Roma. Si chiamava Nabruka Mamouni, aveva poco più di quarant'anni ed era in Italia da quasi trenta. Momentaneamente senza lavoro, non le era stato rinnovato il permesso di soggiorno. Questo significa essere "clandestina", anche dopo tre quarti della tua vita passati in un paese dove vige una legge infame. Fermata, portata nel centro di identificazione ed espulsione, lì detenuta per alcune settimane, sarebbe stata rimpatriata oggi. Ora non possono più farlo. Mi rifiuto di leggere la sua morte come un atto di disperazione, la disperazione deve essere tutta nostra che non siamo riusciti ad impedirlo. Quello di Nabruka è un gesto politico . Un gesto politico che urla. E dobbiamo urlare anche noi (insieme a tutt* le/i migranti in sciopero della fame e in rivolta nei centri di identificazione ed espulsione), noi con i documenti in tasca e tutti i sacrosanti diritti di "cittadina/o". Ma fuori, fuori di qui.

 


ADESSO BASTA!!!!!!

Generale — Inviato da madriroma @ 02:25
ADESSO BASTA!!!!!!


Livorno :manifestazione BASTA MORTI DI STATO!

Sabato 16 gennaio 2010 Ore 10.00 Piazza della Repubblica - Livorno

 
Hanno confermato la presenza:

MARIA CIUFFI per MARCELLO LONZI

HAIDI GIULIANI per CARLO GIULIANI

PATRIZIA ALDROVANDI per FEDERICO ALDROVANDI

ORNELLA GEMINI per NIKI APRILE GATTI

BIANZINO per ALDO BIANZINO

RITA CUCCHI per STEFANO CUCCHI

MARIA IANNUCCI per IAIO ***********************************
MARIA ELIANTONIO per MANUEL ELIANTONIO
FAMIGLIA FRAPPORTI per STEFANO FRAPPORTI
FAMIGLIA RASMAN per RICCARDO RASMAN
FAMIGLIA SANDRI per GABRIELE SANDRI
FAMIGLIA COMUZZI per GIULIO COMUZZI
FAMIGLIA GRIGION per DAVIDE GRIGION
Conferma la partecipazione anche Stefania Zuccari, con il Comitato Madri Per Roma Città Aperta (ricorderemo anche il nostro Renato Biagetti)

INFORMIAMO ED INVITIAMO I FAMILIARI DELLE ALTRE VITTIME di STATO A
PARTECIPARE ADERENDO

“ Ricordatevi quando avete a che fare con un detenuto, che molte volte avete davanti una persona migliore di quanto non lo siete voi." (Sandro Pertini)

Sabato 16 Gennaio si terrà questa grande Manifestazione per dire Basta alle Morti di Stato, andrò a Livorno e verrà con me il Comitato Verità e Giustizia per Niki Aprile Gatti.

Vogliamo Urlare questo "Basta" , basta alla disperazione di tante famiglie (non immaginate cosa siano stati questi giorni...e cosa ci sia voluto per superarli), chi sbaglia è giusto che paghi, ma si paga con la privazione della Libertà nel pieno rispetto dei diritti umani delle persone e NON CON LA VITA!!

Diremo "BASTA" alle condizioni disumane dei detenuti (in tre nelle celle studiate per accogliere una sola persona) , diremo "BASTA" alle "morti da accertare", diremo "BASTA" ai silenzi delle Istituzioni, diremo "BASTA" alle Archiviazioni, diremo "BASTA" a tutto il Sistema che autorizza le masse a pensare che nelle carceri chi c'è, è perchè lo merita....


Non è così credetemi ....e non parlo solo per esperienza diretta, Niki era un brillante informatico, un ragazzo che aveva una intelligenza fuori dal comune (riconosciuta da tutti), Niki era un ragazzo di una educazione unica, un ragazzo..che avreste dovuto veramente conoscere, per dare ragione alle parole di Sandro Pertini!!!

Niki era in "custodia cautelare" per una ipotesi di reato economico " da accertare", quale Stato lo ha custodito??? Ricordiamo sempre che la morte di Niki .... passa "attraverso" il carcere, una Istituzione del nostro Stato.

Parlo solo di Niki perchè non conosco gli altri ragazzi se non per le loro storie, che ho raccontato anche in questo blog e che, andando a Livorno, approfondirò.

Alcuni di loro probabilmente avevano solo bisogno di strutture alternative al carcere, quelle che hanno quasi completamente eliminato, anzi .......ora costruiranno TANTE NUOVE CARCERI (pensate.....anche galleggianti....)!!!

Insomma " BASTA " Morire di Stato!!!!

NIKI APRILE GATTI, LA MANIFESTAZIONE 16 GENNAIO A LIVORNO E ....ADESSO BASTA !!!!!!

 


Manifesto per una rete contro le morti di stato

Generale — Inviato da madriroma @ 02:21

MORIRE DI STATO

 UN’ EMERGENZA DI DEMOCRAZIA 

Accade nel nostro Paese che  lo Stato possa  sottrarre un figlio e  restituirlo morto: negando ogni possibilità di avvicinarlo, di esercitare il diritto di ogni madre di constatare la salute e le condizioni del proprio figlio, anche di chi  si trova in carcere.

Accade nel nostro Paese che lo Stato  “sequestri” le persone , attraverso  i fermi, sospendendo ogni diritto umano e costituzionale di comunicazione con i legali e le famiglie.

Accade nel nostro Paese che nelle carceri italiane siano morti più di 1.500 detenuti:150 morti l’anno in 10 anni, un morto ogni due giorni di cui più di un 1/3 per suicidio.

Accade nel nostro Paese che nelle carceri, un numero elevato di persone muoiano prima di essere giudicate.

Accade nel nostro Paese che nelle carceri i giovani tra i 18 e i 24 anni si suicidino: 50 volte di più che tra i non reclusi.

Accade nel nostro Paese che le detenzioni e le misure alternative siano cresciute in modo esponenziale: nel 1990  i reclusi erano 30.000 e  3.000 le misure alternativa, dopo 20  anni  i reclusi sono 60.000 e 35.000 le misure alternative.

Accade nel nostro Paese  che si facciano gli indulti e si creino leggi che riempiono le carceri di reati minori. Dopo l’indulto del 2007, quindi in soli 2 anni, il numero dei reclusi è ritornato a quello ante 2007.

Accade nel nostro Paese che cadano in prescrizione reati gravissimi e che la recidività per reati minori si accresca in modo esponenziale la pena.

Accade nel nostro paese che l’immigrazione, le mobilitazioni sociali , la diversità e i comportamenti non conformi a regole, non condivise, stiano riempiendo le carceri.

Accade nel nostro Paese che la società una volta discuteva di recupero e di riabilitazione nelle carceri e di misure alternative e che oggi chieda, in nome della sicurezza il carcere:

Noi tutte, donne e madri in tutto questo vediamo  un  gravissimo segnale di deriva della nostra democrazia, una pericolosa sottrazione delle libertà e dei diritti umani. Lanciamo un appello che vuole dar voce ad ogni madre che, per diritto, voglia rivendicare la dignità e i diritti violati dei propri figli.

Come le madri che in ogni parte del mondo hanno chiesto e continuano a chiedere giustizia e verità per i loro figli, ci rivolgiamo alle donne e agli uomini che ancora credono nel valore del diritto e della giustizia e li sollecitiamo affinchè uniscano le loro voci alle nostre per richiamare l´opinione pubblica di fronte alle proprie responsabilità

CHE FARE

 

 

 


Chiedere giustizia e verità per le morti e i suicidi

Chiedere che vengano sottoposti ad indagini gli istituti di pena dove avvengono i fatti

Chiedere trasparenza e un osservatorio sulle misure cautelari.

Sensibilizzare l’opinione pubblica  sul tema dei fermi e delle convalide di arresto e dell’abuso delle misure cautelari in occasione di  mobilitazioni sociali e di dissenso.

Individuare leggi o parti di leggi che aumentano a dismisura il numero delle persone nelle carceri: leggi (droga, Cirielli, immigrazione).

Richiedere l’abrogazione delle leggi sul consumo di droga e detenzioni per i clandestini

Ricostruire la cultura del rispetto dei diritti umani e costituzionali nel nostro Paese

Fare controinformazione  su ogni abuso perpetuato dalle istituzioni nei confronti dei cittadini

 

CON CHI

 
 


 

 

Detenuti e i loro famigliari

Associazioni, movimenti, comitati sui temi dei diritti umani, costituzionali, internazionali, comitati sulla verità e giustizi

Avvocati e magistrati

Assistenti sociali e operatori nelle carcere

Garanti dei detenuti nelle regioni

Cittadini

 

ADESIONI

Inviare le adesioni all’indirizzo di posta elettronica: madrixromacittaperta@libero.it

 

Comitato Madri per Roma Città Aperta


NON SIETE "STATO" VOI? In ricordo di Felicia Bartolotta Impastato

Generale — Inviato da madriroma @ 00:02

NON SIETE "STATO" VOI?

Madri rese "orfane" dalla repressione di Stato e dalla violenza fascista.
In ricordo di Felicia Bartolotta Impastato,
nel quinto anniversario della sua scomparsa.

Cinisi, 7 Dicembre 2009 - Salone Comunale, Piazza V. Emanuele Orlando

ore 17.30,
Incontro con
Haidi Gaggio, madre di Carlo Giuliani;
Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti;

e da Buenos Aires
Nora Cortinias, Madres de plaza de Mayo, linea fundadora.

Spettacolo teatrale Un segno del tempo chiamato memoria, di e con Maria Teresa De Sanctis e con Letizia Porcaro, Maria Stella Lo Bianco, Mara Montante.

ore 21.00,
"Collettivo Musicale Peppino Impastato", live "Amicu di la storia mia".

Associazione Peppino Impastato - Casa Memoria
Corso Umberto I, 220, Tel 0918666233 - 3341689181
Email: casamemoriaimpastato@gmail.com
_____________________________________________

"Noi che davanti al corpo offeso dei nostri figli abbiamo detto "mai più", ogni volta e di nuovo, inutilmente". Così scrive Haidi Giuliani nel suo appello rivolto alle madri rese "orfane" dallo Stato e dalla violenza fascista ed è a loro che abbiamo deciso di dedicare la giornata del 7 dicembre 2009, quinto anniversario della scomparsa di Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino. Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi casi di giovani caduti vittime della repressione e dell´abuso di potere delle forze dell´ordine, a volte a veri e propri assassini di Stato, accaduti nelle piazze o nelle carceri, come dimostrano le morti di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, ecc., e le più recenti di Stefano Cucchi e di tutti gli altri 146 nell´ultimo anno che non hanno avuto spazio nella diffusione mediatica. Assassinii il più delle volte impuniti, coperti da depistaggi, senza giustizia, archiviati o puniti con pene irrisorie. A loro si aggiungono gli omicidi per mano fascista, anche questi spesso lasciati senza giustizia a causa di coperture politiche.
Non manca mai il tentativo di insabbiare, di infangare le vittime e di salvare i colpevoli, casomai promuovendoli. Non manca mai il dolore di una madre, che a volte si tramuta in coraggio, forza d´animo, voglia di portare alla luce alla verità. Felicia ha vissuto tutto questo, lei che dopo la morte del figlio caduto vittima di un omicidio politico-mafioso il 9 maggio del 1978, ha affrontato a testa alta chi voleva trasformarlo in un terrorista esploso con la sua bomba, contrastando il loro piano diffamatorio con il semplice racconto della verità e la richiesta di giustizia con la costituzione di parte civile. In lei si riconoscono Haidi Giuliani (madre di Carlo ucciso a Genova il 20 luglio del 2001) e Stefania Zuccari (madre di Renato Biagetti ucciso a Focene il 27 agosto del 2006) che il 7 dicembre a Cinisi riporteranno la loro esperienza in un dibattito che si svolgerà alle 17.30 presso il Salone Comunale sito in Piazza Vittorio Emanuele Orlando. Il filo delle parole partirà da Cinisi e le ricollegherà con una realtà d´oltreoceano, l´Argentina degli anni ´70, della dittatura militare, dei migliaia di giovani "desaparecidos" e delle loro madri in lotta per la verità, le "Madres de Plaza de Mayo". All´altro capo ci sarà Nora Cortinias, appartenente alla linea fundadora, che ci racconterà della loro determinazione e della loro innovativa forma di protesta divenuta poi un esempio globale.
Il "fare memoria" si trasformerà poi in atto teatrale, con la messa in scena de "Un segno del tempo chiamato memoria" di e con Maria Teresa De Sanctis e con Letizia Porcaro, Maria Stella Lo Bianco, Mara Montante; e, infine, in musica con l´esibizione del Collettivo Musicale Peppino Impastato nel live "Amicu de la storia mia".

Associazione Peppino Impastato - Casa Memoria

 

 


Noi siamo tutte JoY, Hellen , Nabruka

Generale — Inviato da madriroma @ 18:30

CONTRO LA VIOLENZA SESSISTA E RAZZISTA, NOI SIAMO TUTTE CON JOY E HELLEN!

Nella tua città c'è un lager. Alle porte di Roma, tra il Parco Leonardo e la Fiera di Roma, c'è il centro di identificazione ed espulsione (Cie, ex Cpt) di Ponte Galeria, dove vengono rinchiuse, in condizioni disumane, le persone immigrate prive di documenti o che hanno perso il lavoro. Con l'approvazione del “pacchetto sicurezza” e il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, lo stato vorrebbe privare le persone immigrate di ogni dignità e costringerle a vivere in un regime di violenza quotidiana e legalizzata. Nel corso dell'estate, sono scoppiate numerose rivolte, da Lampedusa a Gradisca. Noi ci sentiamo vicine e vogliamo sostenere le lotte delle recluse e dei reclusi contro questi “lager della democrazia”. In particolare vogliamo farvi conoscere la forza e l'autodeterminazione di Joy.

Martedì 13 ottobre si è chiuso il processo di primo grado contro i reclusi e le recluse accusate dalla Croce Rossa di aver dato vita, ad agosto, alla rivolta contro l’approvazione del pacchetto sicurezza nel Cie di via Corelli a Milano. Nel corso del processo una di queste donne, Joy, ha denunciato in aula di aver subito un tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo di polizia Vittorio Addesso e di essersi salvata solo grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen. Inoltre, entrambe hanno raccontato che, durante la rivolta, con altre recluse, sono state trascinate seminude in una stanza senza telecamere, ammanettate e fatte inginocchiare, per essere poi picchiate selvaggiamente prima di essere portate in carcere. Dopo essere state condannate a sei mesi di carcere per la rivolta, ora Joy e Hellen rischiano un processo per calunnia, per aver denunciato la violenza subita.

Sappiamo bene che questo non è un caso isolato: i ricatti sessuali, le molestie, le violenze e gli stupri sono una realtà che le donne migranti subiscono quotidianamente nei Cie, ma le loro voci sono ridotte al silenzio perché i guardiani, protetti dalla complicità della croce rossa, in quanto rappresentanti dell'istituzione, si sentono liberi di abusare delle recluse.
Sappiamo bene quanto sia aggravante essere prigioniera e donna: la violenza che si consuma nei luoghi di detenzione ad opera dei carcerieri, che viene sistematicamente occultata, si manifesta anche e soprattutto attraverso forme di violenza sessuale sulle prigioniere donne: perchè la violenza maschile sulle donne è un fatto culturale, e si basa sulla sopraffazione che sfocia nell'abuso del corpo e nell'offesa della mente.

Per questo pensiamo che sia importante sostenere Joy e Hellen, assieme a tutte le migranti che hanno avuto – e che avranno in futuro – il coraggio di ribellarsi ai loro carcerieri.

Per questo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, assieme ad altre compagne femministe e lesbiche che si stanno mobilitando in diverse città, saremo a Ponte Galeria. Per affermare che noi non vogliamo essere complici, né delle campagne mediatiche costruite sull’equazione razzista “clandestino uguale stupratore”, né delle leggi razziste, securitarie e repressive varate in nostro nome; per gridare che tutti i centri di detenzione per migranti devono essere chiusi; per dire che rifiutiamo ogni forma di controllo e ogni tentativo di usare i nostri corpi per giustificare gli stereotipi e le violenze razziste e sessiste.

Ma soprattutto saremo lì per esprimere la nostra solidarietà a tutte le recluse e i reclusi nei Cie e per far sentire a Joy e Hellen che non sono sole, che il loro gesto rappresenta un atto estremamente significativo di resistenza e di autodeterminazione, che rovescia il ruolo di vittima assegnato alle donne immigrate, dando forza a tutte le lotte e i percorsi contro la violenza sulle donne, dentro e fuori dai Cie.

http://noinonsiamocomplici.noblogs.org

 

PER NON DIMENTICARE NABRUKA

(maggio 2009)Nella notte, nel Cie di Ponte Galeria è morta una detenuta tunisina. Si chiamava Nabruka Mimuni e aveva 44 anni. Le hanno comunicato che sarebbe stata espulsa e questa mattina le sue compagne di cella l'hanno trovata impiccata in bagno. Da quel momento le recluse e i reclusi di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestare contro questa morte, contro le condizioni disumane di detenzione, contro i maltrattamenti e contro i rimpatri. Nabruka lascia un marito, e un figlio. Era in italia da più di 20 anni. È stata catturata due settimane fa dalla polizia mentre era in coda in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno.

Vincenza scrive: "Mi rifiuto di leggere la sua morte come un atto di disperazione, la disperazione deve essere tutta nostra che non siamo riusciti ad impedirlo. Quello di Nabruka è un gesto politico . Un gesto politico che urla. E dobbiamo urlare anche noi (insieme a tutt* le/i migranti in sciopero della fame e in rivolta nei centri di identificazione ed espulsione), noi con i documenti in tasca e tutti i sacrosanti diritti di "cittadina/o". Ma fuori, fuori di qui".

Ha ragione. Anch'io mi rifiuto di leggerlo come un atto di disperazione. Voglio pensare che sia un atto di libertà. L'ultimo. E' un gesto politico e tutti i commenti che si possono leggere invece lo riducono ad uno stato di prostrazione di una donnetta debole che si è arresa. Come se l'avessero uccisa due volte.

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/05/08/nabruka-mimuni-morta-di-leggi-razziali 

 

 



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