Resistenti – Peppino Impastato e Felicia Bartolotta

Il 9 maggio 1978 muore Peppino Impastato, qualche giorno prima delle elezioni comunali di Cinisi dove si era candidato nelle liste di Democrazia Proletaria e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani.
Da una sua nota biografica

da www.peppinoimpastato.com

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“Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E’ riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d’opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d’autorità fu sciolta la Federazione Giovanile. Erano i tempi della rivoluzione culturale e del “Che”. Il ’68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l’adesione, ancora na volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. E’ stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell’anno l’adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario, del PCD’I ml.- il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione ), è stato molto forte. Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d’opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all’altro, da una settimana all’altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia. E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal partito. Fui anche trasferito in un. altro posto a svolgere attività, ma non riuscii a resistere per più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un pò di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai.
Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all’alcool, sino alla primavera del ’72 ( assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate ). Aderii, con l’entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta del gruppo del “Manifesto”: sentivo il bisogno di garanzie istituzionali: mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di delusione e disimpegno: mi trovavo, di fatto, fuori dalla politica. Autunno ’72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo.Mi avvicino a “Lotta Continua” e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematico che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del “Manifesto” Conosco Mauro Rostagno : è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a “Lotta Continua” nell’estate del ’73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell’organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzie e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l’iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L’inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni di continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione”

da

 http://www.peppinoimpastato.com/biografia.htm

Peppino ti ricordi quando

mi hai aiutato a fare
la trasmissione su Fausto e Iaio
tu sapevi usare sempre le parole giuste
per ricordare che il potere
ha già fatto molti morti.
Hai pure voluto ricordare l’anniversario
di Pinelli, di Sacco e Vanzetti
hai sempre pensato a Francesco
a Walter, a Giorgiana, a Mauro
e a tutti gli altri compagni
morti di Stato.
Ora ti aspetto per pensare
anche a te
perchè non è vero che sei vivo
ma siamo noi che moriamo
sempre più dopo le vostre morti.

Guido (maggio 1978)

 

Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.

Le idee che restano di Felicia Bartolotta, la mamma di Peppino Impastato, la prima donna in Italia a costituirsi Parte Civile, insieme al figlio Giovanni, in un processo di mafia. Giovanni ci racconta la forza di questa donna straordinaria, che non si è mai arresa, neanche quando tutti intorno a lei, la invitavano alla rassegnazione. Una mamma coraggio che ha sposato gli ideali del figlio e che con incredibile forza ha lottato per trasmetterli. “La mafia non si combatte con la pistola ma con la cultura”.

da www.peppinoimpastato.com -

da www.peppinoimpastato.com

 

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Nuova resistenza – Le madri del No MUOS

mammenomuos-400x300Alle madri del No MUOS

Il Comitato madri per Roma Città Aperta, nato per rivendicare il diritto alla vita e ai sogni di Renato Biagetti, un ragazzo di 26 anni, ucciso a Roma da lame fasciste all’uscita di un concerto, si sta impegnando sul tema dei diritti negati nel nostro paese.
Siamo in rete con altri gruppi e associazioni, in particolare abbiamo stabilito rapporti di solidarietà e di comunanza con le donne della Val Susa, nelle lotte e nella loro resistenza ai progetti e ai cantieri di un’opera voluta dallo Stato italiano contro il parere delle popolazioni del territorio interessato e imposta con uno stato di militarizzazione del territorio stesso.
Per comunicare la nostra solidarietà alle mamme No Muos che quotidianamente contrastano anche fisicamente militari americani e poliziotti affinchè non venga costruito il pericolosissimo sistema di comunicazioni satellitari della marina militare americana, vorremmo dedicare loro le parole che ci hanno inviato le donne della Val susa in occasione di un’iniziativa per il 25 aprile sulle nuove resistenze al femminile.
Vorremmo raccontare di come venti anni fà in Val Susa nessuna donna o uomo parlava di lotta; la lotta era finita con la guerra, i moti politici degli “anni di piombo” non avevano troppo smosso  la tranquilla e pacifica gente di valle, persone cresciute con la tipica educazione piemontese -lavora , non alzare  la voce, non lamentarti troppo,-era ancora molto seguita .
Ma quando alle donne hanno iniziato a picchiare, controllare, perquisire, gasare, imprigionare i  figli,allora…. qualcosa si è mosso. Quando, hanno incominciato ad avvelenare l’acqua ,a riempire di Gas l’aria e di polvere assassina le strade, anche chi aveva sempre abbassato la testa ha cominciato a pensare che dire BASTA non era poi così “fuoriluogo” e che la regola del non dare troppo fastidio poteva essere infranta….
Dal 2005 ad oggi le donne sono state le vittime preferite, scelte dalle forze dell’ordine, abbiamo avuto Patrizia pestata a Venaus, Marinella massacrata a Traduerivi, Nina, Marianna, ….Soledad….. e l’elenco sarebbe lungo, e la scelta della vittima nn è mai casuale, probabilmente nn è una questione di forza, ma una macchinazione psicologica studiata a tavolino. Se colpisci la parte femminile della famiglia, questa, per protezione, verrà tenuta a casa , dimezzando così le linee di resistenza…..però……. non hanno fatto i conti con le donne della valle!
……Noi, madri di Valle di Susa, che da anni studiamo geologia, indaghiamo i segreti degli appalti, svisceriamo le leggi dell’economia, e approfondiamo temi apparentemente lontani dalla nostra vita, come i flussi di transito, l’inquinamento acustico, la radioattività della pechblenda, che da anni abbiamo imparato a trovare il tempo non solo per i figli, la scuola dei figli, i lavori di casa, quelli fuori casa, ma anche per la presenza nei Comitati e nei Presidi No Tav, che abbiamo marciato con il nostro futuro fra le braccia, in marce interminabili, sotto il sole di giugno e nel gelo di dicembre, che nell’attesa di uno sgombero, abbiamo vegliato attorno ad un fuoco, nelle antiche notti di Venaus e in quelle nuove di Chiomonte….
Noi, che chiamiamo Madre la Terra e che ne esigiamo il rispetto dovuto alle madri, che facendo tesoro del passato non vogliamo ripetere gli errori di chi ha pensato di poter impunemente sacrificare la salute in nome del guadagno, l’onestà in nome del profitto, la bellezza in nome del denaro, e che difendendo la nostra Valle da un’opera insostenibile dal punto di vista ambientale, umano, sociale ed economico, stiamo in realtà difendendo l’intera nostra Patria e proponendo un modello di sviluppo più degno per l’intera comunità umana
Stamattina No Dal Molin insieme a No Muos, hanno sfilato insieme a Vicenza per protestare contro le basi statunitensi della città veneta e di Niscemi e per manifestare contro la sentenza di condanna a 5 mesi per alcuni attivisti No Dal Molin, emessa il 3 maggio. I fatti risalgono al 2009 e riguardano i militanti che si incatenarono alla Prefettura per protestare contro la base dal Molin a Vicenza. Un caso molto simile a quello dei due attivisti No Muos Turi Vaccaro e Nicola Arboscelli, arrestati e poi rilasciati dopo il blitz alla base militare americana di contrada Ulmo a Niscemi. Sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e violazione di area di interesse militare.
La resistenza  delle donne non si ferma mai. Né in val Susa, né a Vicenza  né a Roma, né a Niscemi.
Vi salutiamo come fecero le madri argentine dei desaparecidos alle donne della Val Susa “ Noi Madri per Roma città aperta siamo vicine e solidali alle madri No Muos e vi sosteniamo affinchè non molliate mai.

Comitato Madri per Roma Città Aperta

Immagine da www.linksicilia.it

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Resistenza – Vittorio Arrigoni

vittorio3La storia siamo noi, la storia non la fanno i governanti codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti.

La storia la fanno le persone semplici, gente comune, con famiglia e casa e un lavoro ordinario, che si impegnano per un ideale straordinario come la pace, per i diritti umani, per restare umani.

La storia siamo noi, che mettendo a repentaglio le nostre vite, abbiamo concretizzato l’utopia, regalando un sogno, una speranza a centinaia di migliaia di persone. Che hanno pianto con oi, approdando al porto di Gaza, come i tre anziani palestinesi vittim e della diaspora imbarcati con noi, che non hanno mai potuto piangere sulle tombe dei familiari, hanno pianto, m a non sono state lacrime di gioia.

Il nostro messaggio di pace è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni, a non delegare la vita al burattinaio di turno , a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione, rivoluzione interiore innanzitutto, verso l’amore, l’empatia che di riflesso cambierà il mondo.

Abbiamo dimostrato che la pace è possibile in Medio oriente. Perché se un ebreo come Jeff Harper è accolto come un eroe, addirittura come un liberatore, da ddecine di migliaia di persone festanti in estasi, da quelli che la politica e i media si impegnano a dipingere come filo terroristi, la pace non è un’utopia, e se lo è abbiamo dimostrato che a volte le utopie si concretizzano.

Basta crederci, fermamente impegnarsi, contro ogni intimidazione, timore, sconforto, semplicemente restando umani.

Restiamo umani

Vik

Vittorio_Arrigoni_draw

 

 

Aprile 2011

Il 15 aprile di quest’anno, il primo anniversario dalla morte di Vittorio, la palestra di Bulciago si è riempita ancora una volta. “Ricordando Vik”

Mi sono chiesta il perchè, come me lo chiedo ogni volta guardando I visi attenti e partecipi delle centinaia di persone che in quest’ano ho incontrato.

Non vengono per me. Sono convinta che la risposta sia Vittorio stesso. E’ la sua voce che racconta, le immagini che scorrono , le parole dirette e chiare come solo un sopravvissuto può dirle. Sono quegli occhi che hanno visto l’orrore, ma che sanno ancora sorridere, le maniche hanno soccorso I feriti e raccolto I morti, ma che tornano ad accarezzare I bambini. E’ la gioia che ci coinvolge ascoltando l’arrivo di Gaza, I sussulti di aura quando sentiamo I proiettili sibilargli accanto.

Dal suo coraggio, dalla determinazione a condividere giorno dopo giorno la vita precaria, ma “dignitosissima” dei recluse di Gaza, dalla sua ostinata convinzione che per I diritti umani valga la pena anche dare la vita, noi, che lo ascoltiamo stupiti e commossi, riusciamo a comprendere come il sogno, l’utopia a volte si possa concretizzare. Ritroviamo la speranza. Ed è ancora Vittorio a indicarci la strada: “ Basta crederci, fermamente impegnarsi, contro ogni intimidazione, timore , sconforto, semplicemente restando umani”

Ma ascoltarlo può essere pericoloso. Vittorio ci toglie ogni alibi. Turba le nostre coscienze, ci ricorda che se la sua vita è stata una vita speciale”Palestina è anche fuori dall’uscio di casa” e ciascuno può, deve fare la sua parte perché la pace, la giustizia, la solidarietà ci diventino compagne, ovunque noi viviamo.

Anche ai ragazzi che incontro nelle scuole, che poco o nulla sanno di lui, lascio che siano I suoi video a parlare. Io racconto della nostra vita insieme, di come abbiamo sempre parteggiato per lui e per I suoi sogni. Di quanto Vittorio ci abbiamo sempre tenuto nel cuore, anche se la sua casa era diventata la Palestina, noi che eravamo le sue solide radici. Parlo del lungo cammino interiore e concreto che ha portato la sua anima inquieta alla scelta definitive di porsi totalmente dalla parte degli umili e degli oppressi, convinto che quella fosse la ragione del suo esistere.

Dico ai ragazzi di non aver mai paura  di sognare e di sognare in grande, di guardarsi attorno e sapersi indignare per le ingiustizie, di pensare a Vittorio come all’amico, al buon compagno di viaggio che ti aiuta a trovare la direzione quando sei al bivio.

…………..

Dal libro di Egidia Beretta Arrigoni ” Il viaggio di Vittorio”

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Resistenza – Ilaria Alpi

luciana2Dalle donne nella resistenza al fascismo e alle violenze, alle donne alle madri che oggi resistono e combattono per avere verità e giustizia per i loro figli strappati alla vita, assassinati: percorrere questo filo di storia è un modo forte per celebrare il 25 aprile specialmente in anni difficili come quelli che stiamo vivendo.

Grazie per questo impegno: vi esprimo vicinanza, affetto solidarietà.

Lo faccio anche a nome di Luciana, mamma di Ilaria Alpi.

Cara Ilaria,

non sappiamo se ti farà piacere questa

cronistoria di quattro anni di avvenimenti,

di lotta e di inchieste per conoscere la verità

di questo orrendo delitto che ha troncato

la tua gioia di vivere.

……….

Ti chiediamo di capirci.

Per noi questa lotta è ragione di vita, nel

tentativo, forse illusorio, di portare a termine

il tuo impegno. Non sarà facile tratteggiare

questo lungo periodo di speranze, illusioni

e grandi amarezze. Sappi, tesoro, che tante

persone ti hanno tradito, hanno cercato

di rendere difficile ogni ricerca della verità.

Un bacio  

                                             Mamma e papà

(da “l’esecuzione – inchiesta sull’uccisionedi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

di giorgio e luciana alpi mariangela gritta grainer maurizio torrealta, kaos ed. 1998)

Queste parole “scolpite” da Luciana e Giorgio Alpi 15 anni fa ci fanno ancora vibrare: sono cariche di dolore indignazione ma anche di un amore immenso per Ilaria, per la loro unica figlia e per il suo modo di fare giornalismo di cercare sempre la verità e di comunicarla. Vogliono portare avanti il suo impegno convinti già da allora che è proprio per questo  che l’hanno uccisa insieme a Miran: ha fatto e fa ancora paura. Ed è per questo che anche la ricerca della verità sulla sua uccisione è difficile ancora.

E’ l’amore che ha trasformato la loro grande sofferenza in impegno civile per avere verità e giustizia per questo delitto orrendo che riguarda tutto il paese, il suo tessuto democratico e il suo futuro.

Non è più con noi Giorgio: ci ha lasciati domenica 11 luglio 2010. Ma è sempre vicino a Luciana e anche a tutti noi: ci accompagna e ci guida in questa lotta che vogliamo condurre insieme a Luciana fino in fondo.

Come nelle molte tragedie italiane anche qui il corso della giustizia è stato compromesso, gli assassini e chi li copre hanno potuto contare sul fatto che le tracce si possono dissolvere, che alcuni reperti sono scomparsi o non sono più utilizzabili, che molti testimoni hanno mentito non hanno detto tutto ciò che sapevano, altri sono morti in circostanze misteriose, che anche pezzi di Stato hanno lavorato all’accreditamento ufficiale di una falsa versione manipolando fatti reali.

Ma nonostante infiniti tentativi di chiudere questo caso da anni, l’impegno incessante di Giorgio e Luciana Alpi lo hanno tenuto aperto e grazie a loro all’associazione Ilaria Alpi al premio e alle moltissime scuole, istituzioni, migliaia di cittadine e cittadini che sono impegnati il caso è ancora apertissimo.

Siamo ancora qui non ci arrendiamo vogliamo e avremo verità, tutta la verità e giustizia.

Può essere una buona medicina anche per questa nuova fase politica che di certo esige aria pulita ripartire dal “senso della verità” e della giustizia.

Un abbraccio a tutte voi, alle madri di Roma e a tutte le madri che nel mondo lottano per la giustizia, per la verità, per la vita: insieme ce la faremo.

mariangela gritta grainer

presidente associazione ilaria alpi

aprile 2013

 

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Donne in Resistenza

Venerdì 19 aprile alle ore 18,00, all’interno del Cinema America Occupato, spazio liberato dall’abbandono e dal degrado da un collettivo di studenti medi e universitari e riconsegnato ai percorsi culturali e politici di un quartiere popolare come Trastevere, sarà ospitata l’iniziativa “Donne in resistenza” promossa e organizzata dal Comitato Madri per Roma Città Aperta. Interverranno

Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti
Haidi Giuliani, madre di Carlo Giuliani
Rosa Piro, madre di DAX
Lucia Uva sorella di Giuseppe Uva
Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi
Rita Cucchi, madre di Stefano Cucchi
Maria Alfonsi, zia di Cristian De Cupis
Grazia Serra, nipote di Mastrogiovanni
Maria Iannucci sorella di Iaio Iannucci
Claudia Budroni, sorella di Dino Budroni
Paola Angelucci, nipote di Leda Colombini
Miryam Marino
Lidia Menapace
Associazione Ilaria Alpi
A Roma, insieme – Leda Colombini
Le ribellule collettivo femminista
Cinema America Occupato

A pochi giorni dal 68 anniversario della Liberazione, vogliamo parlare della Resistenza come una condizione permanente delle donne e madri che si ribellano al fascismo nelle sue diverse forme passate e attuali, dalla tortura all’omicidio dalla violenza alla negazione dei diritti.
Migliaia di donne, dalla lotta di liberazione ai giorni nostri, hanno mostrato con quale forza e determinazione fossero capaci di resistere al fascismo e ad ogni forma di violenza, per cercare giustizia e per difendere diritti negati. Lo hanno fatto per se stesse e per i loro per i figli, facendo della potenza dei loro sentimenti un valore civile di convivenza.
Ricorderemo la Resistenza per quel valore che è stato specifico delle donne che l’hanno vissuta come resistenza civile e cittadinanza attiva, senza perdere la forza dei loro sentimenti.
Le donne si sono mosse spinte spesso da grandi momenti di sofferenza , ma con uno sguardo alla costruzione di un futuro migliore, senza fascismo, senza guerra, senza violenza
Le donne che resistono oggi sono le figlie delle donne della Resistenza e come allora sono, come in tutto il mondo, il motore di ogni movimento di ogni resistenza e trasformazione. Attraverso la richiesta di giustizia conquistano una valenza politica che và al di la delle loro singole vicende, diventando cittadine resistenti alla violenza alla sopraffazione al razzismo, al fascismo declinato nelle sue molteplici forme.
Da diversi anni, in occasione del 25 aprile si cerca di raccontare le nuove resistenze, contro nuovi fascismi, contro la violenza di uno Stato che continua ad aggredire, senza rendere giustizia piena ai propri cittadini, e che non consente alle generazioni più giovani di realizzare i propri sogni.
Le nuove resistenze, come quelle al regime nazi fascista sono momenti di coraggio individuale, costruzione di reti, impegno quotidiano. Un lavoro di tessitura relazionale per fornire nuove letture di una “Festa della Liberazione” non limitata alla commemorazione, ma innervata nel presente e calata nelle resistenze individuali e sociali.

Comitato per Roma Città Aperta

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Dax, mio figlio – Dieci anni senza Dax

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http://daxvive.info/category/home/

Intervista di Vita online a Rosa Piro madre di Davide Cesare Dax, 22 agosto 2003

Vita: Mamma Rosa, come sta?
Rosa Piro: Al momento della tragedia non mi resi conto di quello che mi era successo. È stato talmente improvviso, talmente violento. Ero una leonessa. Adesso sono subentrati il crollo, la rabbia e la consapevolezza che Dax non tornerà più. È tutto chiaro ed è ancora più brutto. Mio marito, invece, comincia a riprendersi, con alti e bassi. Lui ha vissuto la prima settimana in modo devastante. Anzi, non l’ha proprio vissuta: era costantemente sotto sedativi. Quando ha saputo si è messo a urlare dal dolore, il suo cuore ha rischiato di non reggere.

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Vita: Dopo la morte di Dax il suo invito a non cadere nel vortice della vendetta ha avuto successo. Non si è andati più in là di qualche minaccia isolata. Come c’è riuscita?

Piro: Ammazzando un’altra persona, non avrei indietro Dax. Altri ragazzi non tornerebbero a casa, altre mamme soffrirebbero. L’unico mio desiderio è riavere mio figlio. Il fatto che i suoi amici lo abbiano capito, mi ha reso felice. Così come tutte le iniziative che hanno preso per raccogliere fondi in favore di Jessica e la lastra in suo omaggio affissa sul luogo dell’assassinio.

Vita: Anche lei chiamava suo figlio Dax?
Piro: No, solo adesso lo chiamo così, prima era solo il mio Daviduccio.

Vita: Come si reagisce alla morte di un figlio?
Piro: Cercando di tener vive le sue idee, che prima magari mi mettevano dei dubbi; oggi invece sono convinta di quello per cui lottava. Erano dubbi dettati dalla paura che gli potesse succedere qualcosa. Le sue battaglie erano il diritto alla casa e la lotta allo spaccio di droga. Io e suo padre spesso gli chiedevamo chi glielo facesse fare, gli dicevo: «tu vivi per gli altri, non per te stesso». Sa cosa mi rispondeva?

Vita: Cosa?
Piro: «Va bene, avete ragione voi, continuiamo a coltivare il nostro orticello, quando mangiamo noi, abbiamo mangiato tutti, quando abbiamo la casa noi e ci siamo indebitati fino al midollo, andiamo bene, perché così vogliono che facciamo, come tanti pecoroni». Sembrava instancabile. Ogni sera, dopo una giornata di lavoro sul camion, si riposava un’oretta e via alle assemblee e alle riunioni con i suoi amici. Aveva una logica disarmante, almeno per me che ho le sue idee. Certo come mamma stavo in pensiero.

Vita: E suo padre come reagiva?
Piro: Arcangelo ha una prospettiva diversa, lui non capiva perché si dovesse impegnare così, in fondo cosa gli mancava? «Niente», rispondeva Dax, «ma se non lottiamo ci toglieranno tutto».

Vita: Suo figlio negli anni delle superiori si era avvicinato a ragazzi di destra. Poi i centri sociali, tanto che negli ultimi mesi aveva deciso di vivere all’Orso di via Gola. A Dax piacevano gli estremismi, almeno in politica?
Piro: Lui si lasciava affascinare dalle cose. Era un passionale. È vero, da piccolo si era avvicinato a un gruppo di destra, ma poi ha capito la differenza: per alcuni diritti lottano solo quelli di sinistra. È difficile trovare uno di sinistra che faccia il dirigente aziendale, mentre è più facile che il ricco sia di destra. Lui non poteva appartenere socialmente a un ceto e lottare per un altro.

Vita: Lei ha mai fatto attività politica?
Piro: Sono iscritta alla Cgil, presto farò la tessera per Rifondazione comunista nel circolo che frequentava Dax. Di sicuro sono di sinistra e vado alle manifestazioni.

Vita: Cosa c’entra la politica nella morte di Davide?
Piro: Tutto. Se non fosse stato un militante non sarebbe stato ammazzato in modo premeditato. Non è caduto durante una scazzottata in discoteca, magari battendo fortuitamente la testa. Lo hanno aspettato armati. Con un coltello in mano.

Vita: Dax era una testa calda?
Piro: In prima linea si trovava a suo agio. Era un attivista, gli piaceva lottare sul campo, quando c’era da fare volantinaggio o andare in manifestazione in mezzo agli idranti non si nascondeva. Ma non era un leader. Il carisma lo riconosceva agli altri. Certo se incontrava un fascista, magari qualche parola scappava.

Vita: Mai avuto problemi con la giustizia? Piro: Due denunce: una per travisamento, l’altra per aver partecipato a una marcia non autorizzata.

Vita: Lei ha avuto occasione di incontrare Heidi Giuliani. C’è qualcosa che vi lega? Piro: Le nostre vite sono intrecciate. Dax ha pianto la morte di Carlo come fosse un suo fratello, e in fondo non lo conosceva. Heidi ha fatto lo stesso al funerale di Davide. Io, poi, ho sempre ammirato la dignità con cui lei e Giuliano Giuliani hanno portato avanti anche pubblicamente il loro dolore. Li ammiravo e non sapevo che due anni dopo sarebbe toccato a me. Anche la fine dei nostri ragazzi è simile: entrambi lottavano per un futuro migliore, entrambi sono stati descritti come disgraziati, vagabondi, senza famiglia, buoni a nulla. Entrambi sono morti per le loro idee.

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Per non dimenticare Cristian De Cupis

“Un uomo entra accompagnato negli uffici della polizia ferroviaria da due agenti. Cammina sulle sue gambe. È ubriaco. Poco Un’ora più tardi lo stesso uomo esce dagli uffici della polizia ferroviaria sdraiato su una lettiga. Morirà in ambulanza nel giro di pochi minuti”.

Le immagini del video all’interno della Stazione di Milano nel settembre del 2008 mostrano un battibecco tra gli agenti ed un senzatetto, che viene portata all’interno della stazione, dove si trova il posto di polizia. È il 6 settembre 2008, sono le otto di sera. Il referto medico parla di «decesso di natura traumatica». L’autopsia, eseguita nelle ore successive, sarà più chiara. Emorragia interna. Due costole rotte, una delle quali perfora la milza, e lividi sul volto..

I poliziotti dichiarano che l’uomo avrebbe estratto un coltello e tentato di colpirli. Loro si sarebbero limitati a disarmarlo e ad ammanettarlo, per poi chiamare l’ambulanza, dal momento che continuava a lamentarsi per un forte dolore al petto. Una versione confutata dall’autopsia: la vittima ha evidenti segni da trauma sul corpo, in particolare una costola fratturata che gli aveva perforato la milza.

Per l’omicidio di Giuseppe Turrisi Emiliano D’Aguanno e Domenico Romitaggio, sono stati ritenuti colpevoli, oggi dalla Corte d’Appello di aver picchiato l’uomo fino ad ucciderlo perché nutrivano astio nei suoi confronti e li ha condannati scontare 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Si è chiuso così, con una sentenza molto più pesante di quella di primo grado, il processo d’appello che vedeva al centro quello che secondo l’accusa fu un pestaggio brutale. Nessuna attenuante in appello è stata riconosciuta ai due imputati I giudici hanno confermato, infine, il risarcimento a carico degli agenti e a favore del figlio della vittima. Il pm aveva chiesto anche per entrambi, accusati anche di calunnia e falsità ideologica in atto pubblico per avere alterato la verità nella ricostruzione dei fatti

Il 9 novembre 2011 alle ore 9, Christian – 36 anni, abitante del quartiere Garbatella a Roma – viene fermato dalla polizia ferroviaria presso la stazione Termini, accusato di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo nove ore trascorse presso la stazione degli agenti ferroviaria. Christian viene condotto al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Roma dove denuncia di aver subito delle percosse. Il giorno successivo Cristian viene trasferito al reparto di medicina protetta dell’ospedale carcerario Belcolle a Viterbo.

La mattina di sabato 12 novembre Cristian viene trovato morto nella sua stanza d’ospedale La famiglia viene avvertita solo a morte avvenuta e non è stata messa nelle condizioni di inviare un perito di parte all’autopsia.

Le morti causate dalle forze dell’ordine negli anni si sono ripetute con rituali aberranti di dichiarazione false e depista menti, con atteggiamenti sprezzanti da parte dei responsabili in divisa e difese di corpo da parte dei colleghi, anche davanti a prove evidenti e brutali di colpevolezza. Nel nostro Paese lo Stato può sottrarre una persona, attraverso i fermi, sospendendo ogni diritto umano e costituzionale di comunicazione con i legali e le famiglie e restituirla morta.

Molti decessi avvenuti nei luoghi di detenzione in carcere sono stati archiviati come suicidi e morti naturali. Ma i familiari e cittadini si sono ribellati e in tutto il paese continuano a chiedere verità e giustizia per ……Stefano Frapporti, Manuel Eliantonio, Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi, Rasman, Mastrogiovanni, Marcello Lonzi, Daniele Franceschi, Aldo Bianzino………. Riteniamo che sia importante per i cittadini e comitati che sostengono i familiari di queste vittime mantenere la visibilità delle storie e continuare a chiedere giustizia e verità.

A più di un anno dalla sua morte continuiamo a chiedere a giustizia e verità per Christian, .

Non si può morire così….

Comitato madri per Roma Città Aperta

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Lettera aperta ai cittadini e alle Istituzioni democratiche del nostro Paese

L’antifascismo durante il regime, la Resistenza e, dopo la guerra, la nostra Costituzione hanno messo al bando definitivamente dalla nostra società non solo il fascismo, ma anche ogni manifestazione che, in qualche modo, allo stesso possa ricondursi o ispirarsi.
È compito delle Istituzioni e di tutti i cittadini tutelare tale diritto alla democrazia.
Esprimiamo ancora una volta la nostra forte preoccupazione che, al diffondersi di gruppi e associazioni che al fascismo si ispirano, venga data dalle Istituzioni una risposta insufficiente, che non garantisca la difesa di quei valori costituzionali che alle stesse Istituzioni democratiche spetta garantire.
La destra che si ispira al fascismo del ventennio è, nella nostra Regione, rappresentata da ben tre liste: Casa Pound, Forza Nuova e Fiamma Tricolore.
Gli esponenti di Casa Pound si definiscono “i fascisti del terzo millennio” e propongono apertamente un progetto politico che si riallaccia ai dettami del fascismo. Assieme alle altre organizzazioni politiche nazionali di estrema destra stanno diffondendo idee razziste, antisemite, omofobe, transomofobe e intolleranti verso gli avversari politici.
I recenti arresti a Napoli di esponenti e candidati di Casa Pound sono soltanto l’ultimo dei segnali della gravità del diffondersi di queste organizzazioni. I provvedimenti cautelari eseguiti nei loro confronti riguardano, tra l’altro, la detenzione e il porto illegale di armi e di materiale esplosivo, lesioni a pubblico ufficiale, attentati incendiari, aggressioni nei confronti di avversari politici e la sistematica attività di indottrinamento dei giovani militanti all’odio razziale e all’antisemitismo.
L’attuale condizione di profonda crisi economica e sociale, assieme alla perdita di consenso della classe politica, sono il terreno di coltura più favorevole per la nascita e il rafforzarsi di queste formazioni illegali.
Proprio in concomitanza con la Giornata della Memoria, istituita per ricordare i crimini del nazifascismo contro l’umanità, quelle stesse istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto della Costituzione e la tutela da ogni forma di apologia del fascismo, hanno consentito la presentazione di liste elettorali che ad esso si rifanno.
In nome della Memoria, per un presente ed un futuro democratici che non prevedano forme vecchie o nuove di fascismo, ribadiamo che tali organizzazioni sono assolutamente incompatibili con il nostro ordinamento democratico e che, essendoci tutti gli estremi per chiederne lo scioglimento alle Autorità competenti in base alle leggi Scelba e Mancino, chiediamo che si impedisca la presentazione di qualsiasi lista che faccia riferimento al fascismo.
Invitiamo, quindi, tutte le associazioni, i partiti, le organizzazioni sindacali, i cittadini democratici a denunciare il tentativo dei neofascisti di legittimarsi attraverso il proliferare delle loro liste a livello comunale, regionale e nazionale ed a chiedere alle Istituzioni di non concedere spazi o visibilità a chi vorrebbe rinverdire qualsiasi forma reazionaria.

Madri per Roma città aperta
Roma, 30-1-2013

Nel 2008 Casa Pound ha assalito la sede della RAI in via Teulada come atto intimidatorio nei confronti della trasmissione “Chi l’ha visto?” che aveva fatto approfondimenti sulle immagini delle aggressioni avvenute in occasione della manifestazione degli studenti a Piazza Navona da parte di gruppi di fascisti che evidenziavano le coperture e le connivenze tra fascisti e forze dell’ordine.

Alberto Palladino, esponente di Blocco studentesco e dell’area di CasaPound, meglio conosciuto come “Zippo”, è stato arrestato per violenza privata aggravata, lesioni personali aggravate e detenzione di armi bianche. L’episodio che gli viene contestato accadde in via dei Prati Fiscali il 3 novembre scorso: insieme ad altri aggredì tre militanti del Pd che stavano facendo volantinaggio.Palladino è stato arrestato dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Roma. …..L’aggressione della quale è accusato avvenne tra largo Valtournanche e via dei Prati Fiscali: un gruppo di 15 persone, con caschi e armate di bastoni e mazze ferrate, assalirono cinque esponenti del movimento giovanile del Partito democratico che avevano da poco terminato l’affissione di manifesti. Solo l’intervento casuale di una pattuglia dei carabinieri salvò i militanti del Pd dal pestaggio…..( Da Repubblica del 30 novembre 2011)

Nell’ottobre 2012 Casa Pound, insieme al settore giovanile di Blocco Studentesco si sono resi responsabili degli assalti nei confronti di scuole superiori con slogan di viva il Duce e lancio di fumogeni.

Nel gennaio 2013 vengono arresati a Napoli esponenti e candidati di Casapound.
“…..Sono stati eseguiti provvedimenti cautelari, emessi nei confronti di esponenti dell’estrema destra partenopea, ritenuti responsabili tra l’altro di banda armata, detenzione e porto illegale di armi e di materiale esplosivo, lesioni a pubblico ufficiale e attentati incendiari, numerose aggressioni nei confronti di avversari politici e la sistematica attività di indottrinamento dei giovani militanti all’odio razziale e all’antisemitismo. ……Alcuni degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul movimento CasaPound progettavano di violentare una studentessa universitaria ebrea. ……Nelle conversazioni intercettate si parlava anche della possibilità di dare fuoco a un’oreficeria di proprietà di un ebreo.”(da Repubblica del 24 gennaio 2013)

Irruzione di militanti di Casapound con fumogeni e sedie volate in aria, insulti e minacce a Sandro Ruotolo, durante un comizio elettorale del candidato di Rivoluzione Civile alla presidenza della Regione Lazio…. I responsabili sono stati denunciati per turbativa di riunione pubblica, reato previsto dalla normativa speciale in materia di propaganda elettorale.. L’episodio si è verificato l’11 febbraio a Civita Castellana, nel Lazio, in occasione dell’incontro elettorale con il candidato governatore.

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Spostato il corteo di Casa Pound. Confermato il sit-in antifascista

Il Comitato Madri per Roma Città Aperta esprime soddisfazione per la notizia dello spostamento del corteo di Casa Pound indetto per sabato 24 novembre.
A fronte degli appelli contro questa manifestazione e delle iniziative di protesta di moltissime organizzazioni, associazioni e cittadini che si richiamano all’ antifascismo come principio fondante del nostro Stato, la Questura, la Prefettura e il Ministero degli interni hanno dovuto prendere atto della forte volontà di cittadini, di numerose associazioni e forze politiche Roma, di non volere una marcia di fascisti nel cuore di Roma, città medaglia d’oro alla resistenza concedendo in tal modo grande visibilità in un periodo ormai elettorale ad organizzazioni che si definiscono i fascisti del terzo millennio.
Casa Pound insieme ad altre organizzazioni politiche nazionali sta diffondendo sull’intero territorio nazionale, idee e azioni che si rifanno all’ideologia fascista e nazista, utilizzando la violenza e l’intimidazione quale strumento di azione politica e di propaganda di idee e programmi razzisti, antisemiti, omofobi, transofobi e intolleranti verso gli avversari politici.
L’antifascismo durante il regime, la resistenza e, dopo la guerra, la nostra Costituzione e il sistema normativo, hanno messo al bando definitivamente dalla nostra società non solo il fascismo, ma anche ogni manifestazione che allo stesso in qualche modo ci possa ricondurre o ispirarsi.
L’attuale condizione di profonda crisi economica e sociale, accompagnata da una forte crisi di legittimità della classe politica e delle istituzioni democratiche, è il più favorevole terreno di coltura per la nascita e il rafforzarsi di queste formazioni illegali.
È importante quindi tenere una forte presa di coscienza del pericolo e una decisa reazione degli anticorpi democratici presenti nella società civile. Per questo consideriamo comunque grave il mantenimento dell’autorizzazione a Casa Pound di sfilare in altri quartieri romani e confermiamo pertanto l’importanza di un presidio antifascista per sabato prossimo.
Contro ogni forma vecchia o nuova di fascismo e per mantenere Roma libera dai fascisti vecchi e invitiamo tutti e tutte a partecipare in piazza dell’Esquilino sabato 24 novembre ore 14,30 .

Madri per Roma Città Aperta

madrixromacittaperta.noblogs.org
madrixromacittaperta@libero.it

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Sit-in antifascista contro il corteo di Casa Pound a Roma

Noi “Madri per Roma Città Aperta”, comitato nato a seguito di un’aggressione mortale per mano di ragazzi che sulle loro braccia e nelle loro menti portavano i segni di una mentalità violenta, intollerante e fascista, abbiamo preso l’impegno di denunciare ogni atto, ogni dichiarazione, ogni intento che prefiguri l’apologia di un regime che l’Italia ha pagato per più di venti anni con violenze, torture, e morti.
L’organizzazione politica Casa Pound ha indetto per sabato 24 novembre a Roma una manifestazione nazionale di lancio per la propria campagna elettorale.
Casa Pound e Blocco Studentesco sono responsabili dei recenti assalti nei confronti delle istituzioni scolastiche con slogan di viva il Duce e fumogeni, veri atti di squadrismo fascista e di apologia di fascismo perseguiti dalla nostra legislazione con la legge Scelba e la legge Mancino
Già nel 2008 Casa Pound si è resa responsabile di un assalto alla sede della RAI in via Teulada come atto intimidatorio nei confronti della trasmissione “Chi l’ha visto?” che aveva fatto approfondimenti sulle immagini delle aggressioni avvenute in occasione della manifestazione degli studenti a Piazza Navona da parte di gruppi di fascisti che evidenziavano le coperture e le connivenze tra fascisti e forze dell’ordine.
Casa Pound e Blocco Studentesco sono organizzazioni politiche nazionali che stanno diffondendo sull’intero territorio nazionale, insieme a Forza Nuova, idee e azioni che si rifanno all’ideologia fascista e nazista, mettendo in pericolo le modalità democratiche e i principi sanciti dalla nostra Costituzione. L’arroganza crescente di questi gruppi di ispirazione fascista o nazista, che utilizzano la violenza e l’intimidazione quale strumento di azione politica e di propaganda di idee e programmi razzisti, antisemiti, omofobi , transofobi e intolleranti verso gli avversari politici, desta grande preoccupazione.
Casa Pound fa diretto riferimento all’ideologia fascista proponendo un progetto politico “che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio”. Nei loro siti sono ospitati links ad altri gruppi e associazioni e blogs che introducono a questa comunità fascista con collegamenti a esponenti politici e figure di riferimento negazioniste dei campi di sterminio, gruppi musicali neofascisti, programmi deliranti di odio, razzismo e intolleranza.
L’antifascismo durante il regime, la resistenza e, dopo la guerra, la nostra Costituzione e il sistema normativo, hanno messo al bando definitivamente dalla nostra società non solo il fascismo, ma anche ogni manifestazione che allo stesso in qualche modo ci possa ricondurre o ispirarsi.
Storicamente una condizione di profonda crisi economica e sociale, accompagnata da una forte crisi di legittimità della classe politica e delle istituzioni democratiche, è il più favorevole terreno di coltura per la nascita e il rafforzarsi di queste formazioni illegali. È quindi più urgente una presa di coscienza del pericolo e una decisa reazione degli anticorpi democratici presenti nella società civile.
In nome della memoria della nostra città, medaglia d’oro della Resistenza e contro ogni forma vecchia o nuova di fascismo chiediamo alle istituzione di impedire la manifestazione di quelli che si definiscono fascisti del terzo millennio.
Per questo invitiamo tutti e tutte a partecipare al sit in davanti alla sede della Prefettura , in piazza S.S. Apostoli mercoledì 21 novembre ore 12 .

Madri per Roma Città Aperta

madrixromacittaperta.noblogs.org
madrixromacittaperta@libero.it

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