25 Aprile 2016 – Io non dimentico

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La presenza di Stefania su questo palco nasce dal riconoscimento di una verità terribile: che il fascismo uccide ancora.
Dieci anni senza Renato, ma anche 13 anni senza Dax ucciso dai fascisti a Milano, 3 anni senza Clement ucciso a Parigi e Pavlos ucciso ad Atene , 8 anni senza Nicola Tommasoli a Verona, 9 anni senza Carlos ucciso a Madrid, quasi 40 anni senza Walter Rossi, Roberto Scialabba, Fausto e Iaio, Valerio Verbano.
71 anni in cui abbiamo visto rinascere il fascismo nel nostro paese, tessere strategie della tensione compiere stragi, penetrare negli organi istituzionali, godere di coperture, utilizzare le tensioni sociali per trovare un terreno di crescita, diffondere tra le persone, il senso di paura, l’odio verso chi è diverso, il razzismo. I gruppi fascisti oggi in italia e in Europa stanno conquistando le strade , i territori, ma anche l’anima delle persone.
E’ stato consentito equiparare la Resistenza alla difesa della repubblica di Salo. E’ come quando hanno detto che la morte di Renato era avvenuta in una rissa tra balordi. Lo scontro tra fascismo e antifascismo non è uno scontro tra bande. E la lotta tra i valori della vita e della libertà contro i valori dell’odio e della morte.13082779_10207823628141798_961576387941036188_n
Gli antifascisti e i partigiani di ieri lottavano per un mondo migliore, per  conquistare diritti negati con violenza carcere e torture.  Gli antifascisti e i partigiani di oggi lottano ancora per un mondo migliore, dove non ci sia sfruttamento sul lavoro, dove non ci sia nessun razzismo, dove non ci siano abusi e violenze.
E’ un onore per noi essere qui insieme ai nostri partigiani.
E’ un onore essere qui per noi  figli di donne e di uomini che incessantemente, coraggiosamente, quotidianamente  hanno praticato l’antifascismo, sui posti di lavoro, nelle scuole, aiutando, anche a rischio della propria vita le vittime del razzismo di allora. Gli antifascisti di oggi, hanno  ancora  il dovere di  difendere chi scappa dalle guerre, chi è sfruttato ancora come schiavo, chi lotta per ottenere i diritti essenziali, la casa e il lavoro, i beni comuni,  con quello spirito di solidarietà internazionale  che ha animato l’antifascismo di ieri.
Ma forse è sbagliato parlare di antifascismo di ieri e di oggi. L’antifascismo è uno. Parte dalle nostre madri e dai nostri padri e attraverso la memoria collettiva, il racconto a più voci della nostra storia e delle nostre lotte, giunge fino ad oggi ai nostri figli, a quegli studenti medi che incontriamo nelle scuole per raccontare la storia della Resistenza, la storia di Renato e delle altre giovani vittime del fascismo in questi anni. Parte da quei ragazzi di 16 anni che settantun’anni fa scelsero di schierarsi contro il nazifascismo, anche a costo della loro vita e prosegue nel futuro con i ragazzi che ancora scendono in piazza il 25 Aprile.
Noi abbiamo una grande responsabilità di fornte a questi ragazzi. Dieci anni fa, sessant’anni dopo la liberazione proprio due ragazzi di 17 e 18 anni, con le croci celtiche tatuate sul braccio,  alimentati alla scuola dell’odio e dell’intolleranza , hanno ucciso Renato con 8 coltellate chiamandolo zecca comunista.
E’ attraverso questi ragazzi di 16 anni quelli che 71 anni fa scelsero di schierarsi contro l’oppressione del nazifascismo, scelsero da che parte stare, a costo anche della loro vita, e i ragazzi che incontriamo oggi e che sono qui in questa piazza (speriamo!!)che l’antifascismo si proietta nel futuro del nostro paese.13055425_10207823629101822_3732717265419522819_n
Come madri infine vogliamo dire che insieme a noi su questo palco c’è anche Carla Verbano una madre resistente che fino al suo ultimo respiro ha chiesto giustizia per Valerio ammazzato dai fascisti nell’80, un delitto rimasto impunito.
Vi ringraziamo ancora per averci voluto qui insieme a voi.Continueremo a resistere insieme perchè nessuna debba più morire per mano fascista.
Madri per Roma Città Aperta

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