Sorelle resistenti: le alvà della Clarea

Voci di donne sulla violenza di Stato. Le voci delle donne per chiedere cambiamento e verità

Da Rosa Piro, mamma di Dax, a Mariella Zotti, Ilaria Cucchi e tante altre. Le donne italiane a Susa per raccontare la violenza di Stato, subita.

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di Gabriella Tittonel

Alvà della Clarea serata Susa 14 6 2014 021“Siamo donne della Valle di Susa e sappiamo da anni che nel nostro territorio non si vive una situazione normale. La militarizzazione che subiamo quotidianamente e quella che nei momenti più caldi della lotta all’alta velocità ferroviaria si moltiplica e si fa soffocante, ben lungi dal rappresentare una garanzia, significa per noi un vero e proprio pericolo. Situazioni ad alta tensione che possono facilmente degenerare significano la concreta possibilità che l’ordinario si trasformi in tragedia. Abbiamo quindi deciso di organizzare questo evento per incontrare altre donne, provenienti da altri territori, che hanno già visto la loro vita stravolta dalla banalità del male e per mano delle istituzioni. Vogliamo entrare nelle loro storie in punta di piedi, con delicatezza e rispetto. La repressione che la Valle di Susa subisce ci fa sentire vicine e solidali con chi ha dovuto subire la violenza dello Stato e ha dovuto lottare per poter far sentire la propria voce e sperare nella giustizia. Per questo motivo abbiamo voluto invitare nella nostra Valle queste testimoni. Testimoni di una violenza inaccettabile che proviene proprio da chi dovrebbe difendere e non offendere ogni cittadino…” – questo quanto sottolineato dalle promotrici dell’evento dello scorso fine settimana  “Voci di donne sulla violenza di Stato”. Promotrici dal nome significativo:   “Alvà della Clarea” (lievito della Clarea).

Alvà della Clarea serata Susa 14 6 2014 044Da donne che insieme e per conto di tutte le donne di valle  che vogliono essere lievito per questo territorio, perché qui ( e altrove ) possa crescere la consapevolezza su quanto realmente sta accadendo e potrebbe accadere in futuro, cercando soluzioni altre e più consone all’umano.

Quanto è scaturito dai due giorni di incontri, di dialoghi, di condivisione di gesti semplici e solidali, rappresenta davvero un punto fermo e determinato da cui partire insieme ed è stato occasione per tutti per esserci al convegno del sabato sera, da subito vissuto come una vera, dolorosa lezione di vita e opportunità per comprendere che non ci sono vite indenni dalle esperienze raccontate, ma che insieme le cose si possono cambiare.

Un convegno iniziato ricordando gli amici in carcere, ma anche coloro che ci sono passati e qui hanno concluso la loro vita, come Sole e Baleno. E quelli che hanno concluso la loro giovanissima vita proprio quando veniva annunciata la fine della seconda guerra mondiale, come Remolif, proprio in Clarea. Tutto questo nel giorno anniversario della morte di Giuseppe Uva, la cui mamma, Lucia, per un contrattempo non è potuta intervenire.

La voce è passata, una dopo l’altra,  alle tanti testimoni della serata. Alle madri di Roma città aperta, a Germana: “…Il nostro è un comitato antifascista, il fascismo uccide ancora e non solo in Italia…ci siamo incontrate, mogli, madri, segnate dalla violenza subita dai nostri cari, nei presidi di polizia… come la resistenza è stata donna, così il nostro comitato è convinto che ora sono le voci delle donne, le voci delle madri, delle mogli, delle sorelle, l’espressione della resistenza di questo periodo…”

Resistenza nella sofferenza. Quella di Rosa Piro, mamma di Dax: “La mia storia è di undici anni fa, a Milano, di notte.. A mio figlio e ai suoi due amici tesero un agguato, Dax fu colpito con diciassette coltellate, mio figlio non ce l’ha fatta….l’ambulanza venne fermata dalla strada chiusa dai poliziotti, quando giunsero finalmente i soccorsi mio figlio era morto dissanguato… chissà, si sarebbe forse potuto salvare…”

Alvà della Clarea serata Susa 14 6 2014 032Anche Stefania, mamma di Renato, dimessa da pochi giorni dall’ospedale, ha voluto portare la sua testimonianza, quella di un figlio come tanti, con una ragazza e un concerto appena ascoltato nel caldo agosto… Roberto era seduto su un muretto, davanti alla spiaggia.. all’improvviso giunge un’auto con due persone, scendono e lo colpiscono ripetutamente,  con otto coltellate, al cuore, alle viscere, ai polmoni, rimane il segno dell’impugnatura sul cuore… Muore in piena consapevolezza. “Non si sono più trovati i verbali, ucciso dai fascisti… fatto sparire tutto, anche le sue dichiarazioni messe a verbale… Roberto pensava che il mondo non dovesse avere né confini, né barriere, era contro lo sfruttamento, pensava di vivere in un paese dove vige una pseudo democrazia…. Per queste idee è stato ucciso… due anni dopo, nello stesso posto, una decina degli stessi ha nuovamente accoltellato persone con le stesse idee al grido di “sporche zecche”….”

Storie. Terribilmente vere. Rivissute dalle donne che sono seguite. Da Patrizia, che ha letto uno scritto di Rosa. Da Mariella Zotti, che ha parlato di cosa accadde negli ultimi istanti di vita al marito Daniele che stava ritornando a casa da lei e dai suoi tre figli.

E voci giunte da lontano, con il collegamento telefonico, con Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, una storia la sua molto nota oggi e che la vede convivere con un pensiero che non la abbandona mai, quello del fratello che morì da solo, tra dolori atroci e con la certezza di essere stato abbandonato dai suoi. “La cosa più inaccettabile è sapere quanto poco contano queste vite, più niente, scompaiono, e coloro che ci dovrebbero dare risposte ci abbandonano…”

Alvà della Clarea serata Susa 14 6 2014 041E di lontano è giunta la testimonianza , via skipe, anche di Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni.

E poi sono seguite le voci delle donne della Valle. Quella di Titti, ferita durante una carica della Polizia, che ha subito due operazioni e che non può più correre e camminare agevolmente. Di Nicoletta: “la repressione la conosciamo bene, è certamente aumentata in questi anni, da quando abbiamo detto di no..” Di Franca, che ha narrato un deplorevole episodio dell’estate del 2012….

Di Mina, presente al G8 di Genova del 2001, andata per dormire alla Diaz e poi manganellata  e portata in carcere. La sua è una di quelle terribili storie vere che dopo anni sono venute alla luce  e che vedono attualmente liberi e anche premiati i mandanti e gli esecutori di quella mattanza…

Su tanta sofferenza sono scivolate le note del flauto della giovane Chiara Olivero Fugera, a cui è seguita la chiara e puntuale analisi dell’avvocato Valentina: “..Le storie di questa valle e no sono dovute a una certa cultura.. sono storie  molto note e sono un fenomeno particolarmente odioso perché costantemente oggetto di copertura… molte morti in carcere non giungono alle nostre orecchie perché vengono mistificate…E in Valle di Susa cosa succede? Che i valligiani si confrontano con forme di intimidazione, si identifica chiunque e non si fanno verbali. In valle ci sono forme subdole di perquisizione…”

Violenza dunque, manifesta e non. Delle cui dinamiche  ha parlato la giovane antropologa Cecilia Vergnano, in un intervento che sarebbe utile poter seguire in altra occasione.

Alvà della Clarea serata Susa 14 6 2014 024E violenza  alla quale vogliono dare risposte e aiuto quelli di ACAD, presenti al convegno e detentori, dal 17 gennaio scorso, del numero verde 800588605, al quale tutti si possono rivolgere se si verificano pestaggi, ecc.

A fine iniziativa una richiesta è stata formulata: che le Forze dell’Ordine indossino ben visibile il loro numero identificativo e che per coloro, fra le FFOO stesse, che si rendono colpevoli di episodi come quelli narrati, vi sia l’immediato allontanamento dall’incarico che coprono.

Sono poi seguiti i ringraziamenti, ai tantissimi che hanno contribuito con generosità ed entusiasmo a che questa importante iniziativa si svolgesse nel migliore dei modi.

E così, con ancora nel cuore la sofferenza assunta con l’ascolto, con la dolcezza per le amicizie appena nate, è stato naturale, nei giorni successivi, riandare a quanto scrisse un giorno D. Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII: “La non violenza non è non fare il male; la non violenza è invece un’attività profonda in cui tu vuoi che l’animo dell’altro, la persona dell’altro cresca, viva. Invece nella violenza c’è sempre lo schiacciamento di un altro non riconosciuto come uomo, ma riconosciuto soltanto come uno che ti dà fastidio, che vuoi far fuori. La non violenza non è altro che far violenza all’altro perché prenda coscienza del suo essere e allora tu lo liberi”.

In queste parole è tracciato un sentiero. Anche e soprattutto per le Alvà, valsusine e non.

G.T. 16.06.14

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