Dax, mio figlio – Dieci anni senza Dax

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Intervista di Vita online a Rosa Piro madre di Davide Cesare Dax, 22 agosto 2003

Vita: Mamma Rosa, come sta?
Rosa Piro: Al momento della tragedia non mi resi conto di quello che mi era successo. È stato talmente improvviso, talmente violento. Ero una leonessa. Adesso sono subentrati il crollo, la rabbia e la consapevolezza che Dax non tornerà più. È tutto chiaro ed è ancora più brutto. Mio marito, invece, comincia a riprendersi, con alti e bassi. Lui ha vissuto la prima settimana in modo devastante. Anzi, non l’ha proprio vissuta: era costantemente sotto sedativi. Quando ha saputo si è messo a urlare dal dolore, il suo cuore ha rischiato di non reggere.

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Vita: Dopo la morte di Dax il suo invito a non cadere nel vortice della vendetta ha avuto successo. Non si è andati più in là di qualche minaccia isolata. Come c’è riuscita?

Piro: Ammazzando un’altra persona, non avrei indietro Dax. Altri ragazzi non tornerebbero a casa, altre mamme soffrirebbero. L’unico mio desiderio è riavere mio figlio. Il fatto che i suoi amici lo abbiano capito, mi ha reso felice. Così come tutte le iniziative che hanno preso per raccogliere fondi in favore di Jessica e la lastra in suo omaggio affissa sul luogo dell’assassinio.

Vita: Anche lei chiamava suo figlio Dax?
Piro: No, solo adesso lo chiamo così, prima era solo il mio Daviduccio.

Vita: Come si reagisce alla morte di un figlio?
Piro: Cercando di tener vive le sue idee, che prima magari mi mettevano dei dubbi; oggi invece sono convinta di quello per cui lottava. Erano dubbi dettati dalla paura che gli potesse succedere qualcosa. Le sue battaglie erano il diritto alla casa e la lotta allo spaccio di droga. Io e suo padre spesso gli chiedevamo chi glielo facesse fare, gli dicevo: «tu vivi per gli altri, non per te stesso». Sa cosa mi rispondeva?

Vita: Cosa?
Piro: «Va bene, avete ragione voi, continuiamo a coltivare il nostro orticello, quando mangiamo noi, abbiamo mangiato tutti, quando abbiamo la casa noi e ci siamo indebitati fino al midollo, andiamo bene, perché così vogliono che facciamo, come tanti pecoroni». Sembrava instancabile. Ogni sera, dopo una giornata di lavoro sul camion, si riposava un’oretta e via alle assemblee e alle riunioni con i suoi amici. Aveva una logica disarmante, almeno per me che ho le sue idee. Certo come mamma stavo in pensiero.

Vita: E suo padre come reagiva?
Piro: Arcangelo ha una prospettiva diversa, lui non capiva perché si dovesse impegnare così, in fondo cosa gli mancava? «Niente», rispondeva Dax, «ma se non lottiamo ci toglieranno tutto».

Vita: Suo figlio negli anni delle superiori si era avvicinato a ragazzi di destra. Poi i centri sociali, tanto che negli ultimi mesi aveva deciso di vivere all’Orso di via Gola. A Dax piacevano gli estremismi, almeno in politica?
Piro: Lui si lasciava affascinare dalle cose. Era un passionale. È vero, da piccolo si era avvicinato a un gruppo di destra, ma poi ha capito la differenza: per alcuni diritti lottano solo quelli di sinistra. È difficile trovare uno di sinistra che faccia il dirigente aziendale, mentre è più facile che il ricco sia di destra. Lui non poteva appartenere socialmente a un ceto e lottare per un altro.

Vita: Lei ha mai fatto attività politica?
Piro: Sono iscritta alla Cgil, presto farò la tessera per Rifondazione comunista nel circolo che frequentava Dax. Di sicuro sono di sinistra e vado alle manifestazioni.

Vita: Cosa c’entra la politica nella morte di Davide?
Piro: Tutto. Se non fosse stato un militante non sarebbe stato ammazzato in modo premeditato. Non è caduto durante una scazzottata in discoteca, magari battendo fortuitamente la testa. Lo hanno aspettato armati. Con un coltello in mano.

Vita: Dax era una testa calda?
Piro: In prima linea si trovava a suo agio. Era un attivista, gli piaceva lottare sul campo, quando c’era da fare volantinaggio o andare in manifestazione in mezzo agli idranti non si nascondeva. Ma non era un leader. Il carisma lo riconosceva agli altri. Certo se incontrava un fascista, magari qualche parola scappava.

Vita: Mai avuto problemi con la giustizia? Piro: Due denunce: una per travisamento, l’altra per aver partecipato a una marcia non autorizzata.

Vita: Lei ha avuto occasione di incontrare Heidi Giuliani. C’è qualcosa che vi lega? Piro: Le nostre vite sono intrecciate. Dax ha pianto la morte di Carlo come fosse un suo fratello, e in fondo non lo conosceva. Heidi ha fatto lo stesso al funerale di Davide. Io, poi, ho sempre ammirato la dignità con cui lei e Giuliano Giuliani hanno portato avanti anche pubblicamente il loro dolore. Li ammiravo e non sapevo che due anni dopo sarebbe toccato a me. Anche la fine dei nostri ragazzi è simile: entrambi lottavano per un futuro migliore, entrambi sono stati descritti come disgraziati, vagabondi, senza famiglia, buoni a nulla. Entrambi sono morti per le loro idee.

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