Verità e giustizia per Bertha Càceres

Berta Caceres stands at the Gualcarque River in the Rio Blanco region of western Honduras where she, COPINH (the Council of Popular and Indigenous Organizations of Honduras) and the people of Rio Blanco have maintained a two year struggle to halt construction on the Agua Zarca Hydroelectric project, that poses grave threats to local environment, river and indigenous Lenca people from the region.

Berta Caceres stands at the Gualcarque River in the Rio Blanco region of western Honduras where she, COPINH (the Council of Popular and Indigenous Organizations of Honduras) and the people of Rio Blanco have maintained a two year struggle to halt construction on the Agua Zarca Hydroelectric project, that poses grave threats to local environment, river and indigenous Lenca people from the region.

All’ambasciatore in Italia dell’Honduras
All’ambasciatore in Italia del Messico

Il Comitato Madri per Roma città Aperta esprime tutto il suo dolore e la sua rabbia di fronte all’assassinio di Bertha Cáceres.
Bertha era una indigena Lenca, madre e femminista che da anni lottava per difendere i diritti delle popolazioni indigene dell’Honduras contro lo sfruttamento dei loro territori e la costruzione di una diga. Ha accompagnato le lotte del suo popolo come leader del Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras(COPINH), un’organizzazione che è riuscita a impedire la costruzione della centrale idroelettrica di Agua Zarca, nella provincia di Intibuca.
Nel 2015 aveva ricevuto il prestigioso Goldman Environmental Prize, da molti considerato il Nobel per l’ambiente. Nel suo discorso di accettazione del premio, Bertha aveva dichiarato: “Viviamo in un Paese nel quale il 30% del territorio è stato consegnato alle multinazionali dell’industria mineraria, dove sono stati lanciati progetti aberranti, in un’ottica neoliberale secondo la quale l’energia non è più un diritto fondamentale per l’umanità“.
Ma vogliamo affermare che Berta Cáceres non era solamente un’ambientalista, com’è stata descritta negli ultimi giorni. Berta era una “luchadora” e la sua lotta era prima di tutto politica ed esistenziale. Era una lotta per la vita o la morte.
In nessun momento ha dubitato nel denunciare e nel segnalare i colpevoli di tanta distruzione. Ha contribuito a rafforzare vari settori impegnati nei processi di lotta nel paese col suo coraggio e la sua determinazione. La sua voce è arrivata ben oltre i confini onduregni, accompagnando e diventando la voce di grandi movimenti di donne in resistenza in tutto il mondo.
Bertha è stata prima criminalizzata e poi indagata. Ha ricevuto numerose minacce di morte, il che l’ha costretta a separarsi dai suoi quattro figli. Ma tutto questo non ha fermato la sua battaglia ne ’le ha tolto il sorriso: “Durante tutta la mia vita sono sempre stata cosciente di quello che mi può succedere stando in questa lotta, però non riusciranno a piegarmi
All’alba del 3 marzo alcuni soggetti sono entrati nella sua abitazione forzando le porte e l’hanno giustiziata mentre dormiva, ferendo altre persone che si trovavano all’interno della casa.
Ancora una volta colpiscono al cuore dei movimenti, attaccando quei compagni e quelle compagne che si sono battuti e si battono con forza e determinazione e che assieme a, Betha hanno sfidato e sfidano i poteri finanziari ed economici del settore idroelettrico.
Ma Bertha non è l’unica vittima appartenente al Copinh. Negli ultimi anni altri 10 suoi membri sono rimasti vittime di omicidi rimasti impuniti come d’altronde, sempre in Honduras, i ben altri 101 omicidi di attivisti ambientali Tutto questo dopo campagne di criminalizzazioni contro chi difende i diritti umani , il bene comune e l’ambiente , concedendo alle multinazionali il privilegio di operare in Honduras , in assoluta impunità , contro ogni bene naturale e ambientale
Oggi i popoli indigeni del Centroamerica e del continente piangono una sorella, una compagna di lotta, di resistenza e di vita. Queste lacrime sono le stesse che annaffieranno sulla terra il seme che è stato piantato. Ammazzando Bertha non fermeranno la forza del popolo Lenca. Non riusciranno a spegnere la fiamma accesa dai custodi ancestrali dei fiumi. Non potranno zittire il grido di 500 anni di dignità ribelle.
Ci sentiamo tra le migliaia di persone che si sono alternati a portare a spalla il feretro per 10 chilometri, lungo le strade di La Esperanza. Mentre i tamburi scandivano ritmi afrohonduregni, la gente ripeteva “la lotta continua e non si fermerà” e “Berta è con noi, oggi e per sempre”.funerali-berta-caceres
” Dobbiamo intraprendere la lotta in tutte le parti del mondo, ovunque siamo, perché non abbiamo un pianeta di ricambio . Abbiamo solo questo e dobbiamo agire”. Questo il testamento spirituale di Berta che noi vogliamo racogliere per lottare ogni giorno per una società più giusta, più solidale, capace di garantire i diritti di tutti e di rispettare la natura.
Il Comitato Madri per Roma Città si unisce alla madre 84enne di Berta che ha collegato l’omicidio all’attivismo della figlia e non ha alcun dubbio ad attribuire la colpa di questa uccisione ai militari e a coloro che della diga ne sono i responsabili.
Il Comitato Madri per Roma Città Aperta chiede insieme alla madre di Berta che l’omicidio di sua figlia non resti impunito e per questo invitiamo la comunità internazionale a far pressione sulle autorità affinché siano trovati i responsabili.

VERITA’ E GIUSTIZIA PER BERTHA CACERES! SOLIDARIETA’ CON IL COPINH!
VIVA LA VIDA , QUE MUERA LA MUERTE!

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