Renoize 2012: musica e parole per ricordare Renato Biagetti

Un filo nero tra organi di stato, forze dell’ordine e nuovi (vecchi) fascismi.Dalle repressioni dei movimenti contro i G8 ( Napoli, Genova) alla repressione delle lotte sociali e alla criminalizzazione del disagio sociale.


Per ricordare Renato oggi nel 2012, il Comitato delle madri per Roma Città Aperta vuole ripartire da Genova, da un evento all’interno del quale si sono evidenziate tutte le forme di un attacco fascista ai cittadini , dalla provocazione squadrista, dal coinvolgimento delle istituzioni soprattutto quelle legate al ministero degli interni e delle forze dell’ordine, e dalle forme di tortura usate alla Diaz e nella caserma di Bolzaneto.
Nel processo per i 25 manifestanti, 15 vengono scagionati perchè si riconosce che l’attacco illegittimo e ingiustificato e sproporzionato alla situazione con il deliberato attacco al corteo autorizzato di via Tolemaide e con i conseguenti movimenti di piazza di polizia e carabinieri che hanno portato alla morte di Carlo Giuliani.
E’ proprio da qui che il nostro Comitato vuole ripartire , dal ricordo e dall’impegno di Haidi e Giuliano Giuliani nel chiedere verità e giustizia per Carlo, caso che viene invece vergognosamente archiviato. Vogliamo ripartire dall’impegno che Haidi in qualità di senatrice della Repubblica per la costituzione di una Commissione di inchiesta sui fatti di Genova che non è mai stata concessa e che resterà l’ennesima pagina di strategia della tensione nel nostro paese.
Ripartiamo da Genova e da Carlo perchè secondo noi c’è il rischio che tra le tanti morti di stato che dopo Genova si sono susseguite per mano delle forze dell’ordine e dei sistemi repressivi, la morte di Carlo e la vicenda di Genova sono entrati in una zona di archiviazione all’interno della società civile, fatto pericolosissimo per il mantenimento della memoria della nostra storia.
Genova e Carlo devono rimanere la nostra memoria viva, un impegno costante di e ricordo e di lotta.

La sentenza definitiva sulla “macelleria messicana” praticata alla scuola Diaz e la conferma delle condanne a carico dei più alti gradi della polizia (nessuno andrà in galera, ma almeno sono stati rimossi dal servizio) hanno finalmente contribuito a fare un po’ di chiarezza sui tragici avvenimenti genovesi del luglio 2001. E’ stata confermata la novità fondamentale introdotta ad opera del governo di destra, e dopo di allora adottata nella gestione del cosiddetto ordine pubblico nei confronti dei movimenti sociali: reprimere con il consenso della opinione pubblica. Come? Utilizzando frange del tutto estranee, autentiche o più convenientemente costruite e infiltrate, lasciate libere di esercitare su vetrine, bancomat, automobili ogni sorta di violenza, per poi rivolgere la repressione più selvaggia e insensata sui veri manifestanti. Questo è stato il modello Genova, a questo hanno pensato che potessero servire poi la irruzione e il massacro di 93 persone pacifiche all’interno della scuola Diaz, con il contorno della costruzione di prove false ().
Nell’intenzione dei promotori l’operazione Diaz doveva servire a rimediare a quella che molti consideravano una gestione fallimentare dell’ordine pubblico: una gestione, cioè, che nella giornata di venerdì 20 luglio aveva portato all’omicidio di Carlo Giuliani ad opera di un reparto di carabinieri e il sabato 21 a cariche irresponsabili e inqualificabili contro un corteo pacifico da parte di poliziotti e finanzieri, del tutto indifferenti invece nei confronti di sparuti gruppetti di cosiddetti black bloc.
Non è affatto escluso, invece, che dovesse rappresentare la conclusione di una strategia che aveva visto accompagnare le violenze contro i manifestanti dal pieno consenso di una vasta parte dell’opinione pubblica caduta nella trappola avvalorata da una informazione compiacente. In ogni caso, non può non destare stupore la decisione della cassazione di escludere che l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro, oggi sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega ai servizi segreti, potesse essere in qualche modo coinvolto nelle decisioni operative (in appello De Gennaro era stato condannato a un anno e quattro mesi).
Non si è ancora giunti alla sentenza definitiva per le torture praticate all’interno della caserma di Bolzaneto (l’Italia è uno dei pochissimi paesi annoverati come civili a non avere ancora nel codice il reato di tortura). E’ noto invece che il fatto più grave avvenuto a Genova, l’omicidio di Carlo, non sia stato ritenuto degno neppure di un dibattimento processuale, ma archiviato a partire da una indecente invenzione dei consulenti del pubblico ministero che, nonostante l’evidenza di filmati, fotografie e testimonianze, hanno stabilito lo sparo per aria e l’occasionale deviazione del proiettile da parte di un calcinaccio che volava in piazza Alimonda.
La decisione della famiglia di indire una causa civile avrà l’unico scopo di poter affermare in un’aula di tribunale la verità che risulta dalle fonti documentarie e denunciare le ulteriori violenze praticate su Carlo morente (un carabiniere gli spacca la fronte con una pietrata per mettere in atto uno squallido tentativo di depistaggio: l’uccisione di Carlo da parte di un manifestante con il suo sasso, come gridato in piazza dal vice-questore Adriano Lauro, referente per il reparto di carabinieri!).
E’ arrivato invece a sentenza definitiva il processo contro venticinque manifestanti, per i quali la procura genovese recuperò dal codice fascista Rocco l’articolo (questo e altri sono tuttora in vigore) che prevede l’associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio. L’accusa è caduta per 15 degli accusati, ma è rimasta tristemente in piedi per gli altri dieci, con il risultato di condanne fino a 15 anni per danni alle cose, pene che in Italia si comminano raramente persino per un omicidio. Va purtroppo ricordato, a conferma, che i quattro poliziotti che hanno assassinato Federico Aldrovandi sono stati condannati ciascuno a tre anni e mezzo, che moltiplicati per quattro fanno appunto 14 anni! La sentenza ha ribadito (ed è, insieme alla caduta dell’imputazione per molti, un aspetto positivo) che la reazione dei manifestanti era stata ingenerata “da cariche violente e ingiustificate dei reparti dei carabinieri” impegnati in via Tolemaide contro il corteo autorizzato delle tute bianche (e sono proprio quelle cariche all’origine dei fatti che portano successivamente all’omicidio di Carlo). Ma resta, oltre alla preoccupazione per la sorte di dieci persone, lo stupore per una sentenza che riduce la responsabilità di quanto accaduto a Genova (“messa a ferro e fuoco”, come la destra e una informazione connivente hanno ripetuto fino alla nausea) a dieci “batman”, che sedicimila appartenenti alle forze dell’ordine (tanti ne erano stati mobilitati a Genova, fra poliziotti, carabinieri, finanzieri, incursori della marina e addetti alle batterie missilistiche) non sono stati in grado di fermare! (Giuliano Giuliani)

LA CRIMINALIZZAZIONE DEI MOVIMENTI E DEL DISAGIO SOCIALE E LE MORTI DI STATO

Genova ha comunque reso chiaro un altro disegno dello Stato che in questi ultimi dieci anni ha trovato il massimo della sua espressione : La criminalizzazione e la carcerazione di intere categorie sociali
Dopo l’indulto del 2006 le nostre carceri si sono di nuovo riempite, grazie alle leggi liberticide degli ultimi governi, ( gestione dell’ordine pubblico, uso delle droghe, immigrazione. E come Genova ha significato la sospensione della democrazia, così il carcere è ormai diventato nel nostro Paese, il luogo per scelta istituzionale di sospensione dei diritti umani. Dal 2000 ad oggi sono morte nel carcere 2033 persone , 170 persone all’anno, una persona muore in carcere ogni 2/3 giorni.
Molte di queste morti sono archiviate e in molti casi i responsabili restano impuniti. Su questo tema il Comitato delle madri, nel ricordo di Renato, ha intrecciato il proprio impegno con quello dei familiari di molti ragazzi morti in carcere o per mano delle forze dell’ordine, che chiedono giustizia e verità per ridare dignità ai propri figli spesso indicati come drogati, balordi, disagiati.
Per questo non ci bastano quelle poche sentenze arrivate di colpevolezza con pene irrisorie e cancellate dall’indulto e accompagnate da offese e parole infami nei confronti di madri a cui hanno ucciso il proprio figlio.
Proprio nell’ultimo anno , il nostro Comitato ha aderito al Comitato per Christian De Cupis, un ragazzo di Garbatella di 36 anni, fermato dalla Polfer il 9 novembre del 2011 a Termnii e rilasciato morto il 12 novembre dal carcere di Viterbo.

IL FASCISMO E L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DEI GRUPPI NEONAZISTI ( CASA POUND, FORZA NUOVA)
Ancora uno dei nostri impegni fondamentali di Comitato delle madri è l’esercizio dell’antifascismo perché nella morte di Renato, nelle lame che lo hanno colpito , c’è tutto il messaggio fascista dell’odio contro il diverso. Contro questi diversi stati effettuati, sgomberi di campi nomadi e di gente senza casa, tentativi di omicidio e omicidi in varie parti del nostro paese portati avanti da gruppi neofascisti e neonazisti.
La morte di Renato giunge e viene seguita da una serie di aggressioni fasciste a Roma e nel resto del nostro Paese a dimostrare che la lotta antifascista è ancora un impegno da vivere sia nel ricordo dei giovani caduti antifascisti ( da Valerio verbano a Dax) ma anche denunciando le tante forme di fascismo vecchie e nuove create dai Governi e da gruppi neofascisti e neonazisti che trovano accoglienza nelle istituzioni stesse.
In particolare in questi ultimi anni hanno trovato spazio nelle istituzioni rappresentanti di gruppi neonazisti e neofascisti come Forza Nuova nelle periferie romane, e Casa Pound sostenute dalle amministrazioni pubbliche locali. Queste forze presenti nelle nostre istituzioni dialogano con questa nuova crescente internazionale di destra, che si sono manifestate anche con orribili forme omicidi e stragiste.
Milano è scenario annualmente di raduni di, una nuova internazionale nera con ipernazionalisti, neofascisti, neonazisti Per l’Italia i rappresentanti sono Fiamma tricolore che ha organizzato le giornate milanesi. Ancora Milano nel 2010 ha ospitato i raduni di Forza Nuova che ora si unisce con Alba dorata , la formazione greca di ultradestra.



Ma Milano antifascista resiste attraverso la memoria di Dax libero e ribelle portata avanti con una forza irresistibile da sua madre Rosa.

 

 

LA MEMORIA OGGI

Ma noi movimento resistente, noi madri che non ci fermiamo davanti alla morte dei propri figli  vogliamo rilanciare sugli obiettivi e sulle lotte che ancora ci aspettano, che non sono quelle della giustizia dei tribunali, ma quella del ritorno alla vita e ai propri sogni.  Ai sogni di Carlo, ai sogni di DAX, ai sogni di Federico ai sogni di Renato. Sogni di vita, di anarchia, di impegno di sorrisi e di lotta, di antifascismo

Per questo stasera, per attualizzare il nostro antifascismo,  vogliamo ricordare la lotta di Carla Zappelli, madre di Valerio Verbano chè è morta aspettando che gli assassini di suo figlio suonassero alla porta. La verità giudiziaria non è mai arrivata, le indagini sono state aperte, chiuse e ancora riaperte nel 2011.

Vogliamo proporre come comitato delle madri  all’interno del  Circolo ANPI Biagetti la proposta  per un’onorificenza alla resistenza per Carla Verbano come partigiana resistente

 

Nelle motivazioni delle medaglie alla resistenza alle donne partigiane emergono  spesso l’impegno senza sosta per gli ideali partigiani,  le capacità di organizzazione e di collegamento, la sofferenza della tortura.

Noi Madri pensiamo che Carla Zappelli , madre di Valerio Verbano, ucciso dai fascisti abbia avuto  per trentadue anni, dalla morte del figlio, a cui fu costretta ad assistere ( quale tortura  peggiore!) tutte le caratteristiche che ci portano a chiedere per lei il riconoscimento di resistente partigiana.

Per 32 anni Carla non ha smesso di essere  punto di riferimento nell’impegno antifascista e nell’impegno per la giustizia perché si arrivasse alla verità, riuscendo due anni fa a far ripartire le indagini, con una rara forza di volontà e decisione.

Un simbolo. Questo è diventata Carla la mamma di Valerio. Un punto di riferimento nel nome di Valerio per molti giovani, e non solo. Un punto di riferimento per un intera città antifascista e per un intero movimento antifascista in tutto il nostro paese.

Ha elaborato strumenti di comunicazione estremamente efficaci ( blog, libri) per mantenere sempre viva la necessità di avere giustizia e verità sulla morte di Valerio.  

Ha raccontato tutto in un libro, Sia folgorante la fine, uscito due anni fa. Ha scritto Carla Verbano: «……. Capirai, folgorante, alla mia età. Io come inizio ho scelto la cosa più innocua che ci sia, un sogno. Perché quando mi sveglio, ogni mattina da trent’anni, voglio tutt’altro: sia folgorante la fine, di questa storia».

Un riconoscimento di combattente partigiana e resistente  contribuirà a rendere più folgorante la sua fine.

3 Settembre 2012

 

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