Minacce e insulti alla squadra di rugby dei «rossi»

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Minacce e insulti
alla squadra di rugby dei «rossi»

Su Youtube spunta
il video delle teste rasate

 

Revanchismo,ansia
di contrapposizione fisica, bisogno primordiale di marcare un territorio di cui
si sentono padroni. Bisogno di individuare un nemico.

E senso di
impunità.

Nel video che
qualcuno firmandosi «no reds no police» (niente rossi, niente polizia) ha messo
su you tube il 29 agosto c’è tutto.Comprese le minacce e il disprezzo

dell’antifascismo:
«Non ci sarà più nessun ‘68, per voi nessuna tregua. Preparatevi, stiamo arrivando».
Rivolte ai «rossi», ai «reds». Anzi agli «All reds»: la squadra romana di rugby
formata dai ragazzi del centro sociale Acrobax.

Gli stessi che il
29 sera avevano organizzato il concerto in memoria di Renato Biagetti, ucciso due
anni fa dopo una festa «reggae». Anche lui frequentava

l’Acrobax, come suo
fratello che degli All reds è anche allenatore.

«Zecca», lo avevano
chiamato i suoi accoltellatori. E «sporche zecche», hanno gridato anche l’altra
notte le teste rasate che hanno accoltellato Fabio alla gamba. Spuntate a notte
fonda ad aggredire tre ragazzi isolati che dopo il concerto erano andati al
vicino centro sociale Pirateria.

Nel video inserito
su you tube qualche ora prima dell’aggressione, le teste rasate entrano in azione
per una «visitina» sul campo di rugby di Ariccia dove gli All reds

giocano la loro
ultima partita, lo scorso 30 maggio. «Niente saluti romani», si dicono. Non ce
ne è bisogno: bomber e crani scoperti parlano da soli. Le scritte che
accompagnano il video traducono: loro, i «reds», eredi del ‘68 e della Resistenza
«con i loro metodi ereditati dai briganti partigiani e assassini» sono rimasti
«quattro gatti spelacchiati». Riscrittura della storia, rabbia. E sullo sfondo la
curva,

dove gli opposti
estremismi ritornano sotto forma di scontri tra ultras. E dove i “neri” sentono
di aver vinto contro i “rossi”: «Cacciati da entrambe le curve calcistiche

romane». Non resta
quindi che cacciarli anche dal campo di rugby «portato in Italia nel ventennio»
che i «reds» sono accusati di voler «inquinare».

 La madre di Renato, quella di Fabio e le altre
che ieri sono andate a chiedere al sindaco Alemanno di fare terra bruciata
attorno all’estrema destra sono ancora sotto shock. Prima l’incubo di una nuova
aggressione. Poi quel video, che passa in rassegna i loro figli, li sbeffeggia,
li minaccia. «Ce lo siamo passate nella notte, cercando di capire. Perché non
lo fa anche la digos? Perché non li prendono mai?». È l’altra metà della
sicurezza che rivendicano. «Noi la nostra parte di madri l’abbiamo fatta, adesso
devi fare la tua di sindaco, io un altro figlio non lo seppellisco», ha detto
la madre di Renato al sindaco di destra che ora promette

di fare tutto il
possibile «per bloccare qualsiasi spirale di violenza politica».

 

Mariagrazia Gerina

L’Unità 2 settembre
2008

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