Un 19enne si è presentato in questura con il suo avvocato
Il legale: lite degenerata, i genitori distrutti da una situazione spaventosa

Ragazzo massacrato a Verona
confessa un ultrà neofascista

Identificati altri due dei cinque aggressori: sono già fuggiti all'estero
Ancora gravissime le condizioni del 29enne vittima del pestaggio

 

 

VERONA - Un giovane ha confessato di essere uno degli autori dell'aggressione di Nicola Tommasoli, 29 anni, picchiato e ridotto in fin di vita la notte del primo maggio nel centro di Verona solo perché si è rifiutato di offrire una sigaretta. Il ragazzo di 19 anni interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, titolare dell'inchiesta, ha reso "piena confessione". E' un ultrà neofascista già responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi.

L'avvocato del diciannovenne parla di una lite degenerata e sostiene che il suo assistito, che frequenta il liceo classico, non intendeva uccidere. Il legale aggiunge anche che il padre e la madre del giovane "sono distrutti da una situazione spaventosa".

Sono ancora molto gravi le condizioni di Nicola Tommasoli, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento. Momenti di angoscia per i genitori, chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. "Sono realista non voglio illudermi - dice il padre - "i medici dicono che c'è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare". Secondo fonti sanitarie, domattina inizierà il periodo di osservazione per l'eventuale dichiarazione di morte cerebrale. Se non dovesse farcela, chi lo ha picchiato potrebbe essere accusato di omicidio volontario o preterintezionale.

Il gruppo di neofascisti. La caccia agli altri quattro aggressori continua. Due di loro sono stati individuati dalla polizia ma sono già fuggiti all'estero dove sono ricercati. Il fermato è stato invece condotto in carcere a Montorio.. Il giovane, che appartiene a una famiglia benestante della città, si è costituito questa mattina presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così

confessato davanti ai magistrati

E' stato proprio indagando su "ambienti politicizzati" della città scaligera che la polizia è arrivata a identificare gli aggressori. Il ragazzo fermato era infatti già noto alle forze dell'ordine: come ultrà del Verona, per violenza negli stadi nello scorso febbraio era stato sottoposto a Daspo. In precedenza, nel 2007 era stato indagato dalla Digos insieme ad altre 16 persone per associazione a delinquere finalizzata a discriminazione razziale per alcune aggressioni avvenute a Verona analoghe a quella del primo maggio.

Il giovane fermato si muove in ambienti vicini a Forza Nuova, ma l'associazione di estrema destra nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e minaccia di querelare chiunque la associ all'episodio. "Nessuno si permetta di associare Forza Nuova a tale vicenda" ha detto il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis. "I nostri militanti non compirebbero mai un atto di così grave stupidità e cattiveria; se poi il ragazzo frequenta ambienti ultras o piazze dove si ritrovano neofascisti, questo è un altro discorso, non collegabile a Forza Nuova". Come movimento politico, aggiunge Caratossidis, "prendiamo completamente le distanze da tale indegno e vergognoso atto. Forza Nuova è contraria a ogni forza di violenza, tanto più se insensata, illogica e incivile come quella compiuta da quella banda di pazzi irresponsabili".

 

Verona, l'aggressore di Nicola Tommasoli membro di un gruppo neofascista
In passato la banda, vicina alla tifoseria dell'Hellas Verona, già indagata per aggressioni

Insospettabili, estremisti, violenti
I colpevoli erano già noti alla polizia

 

<B>Insospettabili, estremisti, violenti<br>I colpevoli erano già noti alla polizia</B>

VERONA - Botte ai "diversi", ai meridionali, ai giovani di sinistra e a tutti quelli che, secondo loro, rovinavano l'immagine di Verona. Ci sarebbero numerosi episodi violenti nel passato degli aggressori di Nicola Tommasoli, in fin di vita nel capoluogo veneto per aver rifiutato una sigaretta. Secondo la polizia, il ragazzo che ha confessato di aver preso parte al pestaggio è membro di un gruppo di estrema destra vicino al "Veneto Fronte Skinheads" e alla tifoseria dell'Hellas Verona e già noto da almeno un anno alle forze dell'ordine. Per l'ennesima volta la città scaligera torna alla ribalta per azioni di matrice neofascista.

La gang si compone di circa 17 persone di età compresa tra i 17 e i 25 anni, insospettabili figli di professionisti e irreprensibili operai. Tra le loro "imprese" ci sono numerose aggressioni. Tra le vittime, ad esempio, c'è un giovane con la maglietta del Lecce era stato apostrofato come "terrone" e poi massacrato di botte. Un ragazzino che utilizzava lo skate-board, invece, era stato preso di mira in quanto incapace nell'utilizzare lo strumento. Problemi anche per alcuni venditori di kebab e per i loro clienti, aggrediti perché mangiavano un prodotto non gradito alla banda.

Tra gli episodi piu cruenti, il 27 novembre del 2006 due giovani della "Chimica", un centro sociale della zona, furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in piazza Erbe perché stando seduto su alcuni scalini danneggiava l'immagine di Verona "città di Classe".

Nelle perquisizioni domiciliari effettuate un anno fa, gli agenti della polizia scaligera avevano rinvenuto numerose cassette con filmati che documentavano le azioni violente. Alcuni degli indagati avevano in casa simboli nazisti, coltelli, armi, pugnali, simboli del "Veneto Fronte Skinheads". Gli atti violenti servivano per mantenere una sorta di controllo del territorio. Il materiale video circolava e, secondo gli inquirenti, le cassette venivano persino vendute. Chi non riusciva a comprare il materiale originale si accontentava dei video scaricati dal web.


L'estrema destra veronese è stata spesso al centro di episodi di cronaca. Tra gli episodi più eclatanti, l'aggressione in diretta televisiva al leader dell'Unione del musulmani italiani, Adel Smith. In quell'occasione, un gruppo di militanti veneti di Forza Nuova aveva fatto irruzione negli studi dell'emittente di Verona Telenuovo provocando un caso di rilevanza nazionale.

Il "Veneto Fronte Skinheads", associazione fondata nel 1986, ha rapporti con altri gruppi di destra europei. I suoi membri, come viene raccontato anche sul sito dell'associazione, sono stati in più occasione coinvolti in scontri con la polizia e con militanti di sinistra e hanno preso parte a manifestazioni neonaziste in giro per l'Europa.

Secondo il Viminale, in Italia gli ultras violenti sarebbero circa 20mila. Di questi, tre quarti sarebbero vicini a posizioni di estrema destra, come i principali gruppi della curva dell'Hellas Verona.

(4 maggio 2008)

La repubblica

 

Verona, confessa giovane neofascista

Un giovane si è presentato questa mattina in questura e ha confessato di essere stato uno degli autori dell'aggressione di Nicola Tommasoli, 29 anni, picchiato e ridotto in fin di vita la notte del primo maggio nel centro di Verona solo perché si è rifiutato di offrire una sigaretta. Il ragazzo di venti anni interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, titolare dell'inchiesta, ha reso “piena confessione”. Si tratta di un ultrà neofascista già responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi.

Sono ancora molto gravi le condizioni di Nicola Tommasoli, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento. Momenti di angoscia per i genitori, chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. “Sono realista non voglio illudermi - dice il padre che, come rileva l'Arena si aggrappa a ogni flebile speranza – i medici dicono che c'è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare”.

La caccia agli altri quattro aggressori continua. Due di loro sono stati individuati dalla polizia ma sono già fuggiti all'estero dove sono ricercati. Il fermato è stato invece condotto in carcere a Montorio. Il giovane, che appartiene a una famiglia benestante della città, si è costituito questa mattina presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati.

Gli aggressori, secondo quanto si apprende in ambienti investigativi, apparterrebbero al “Fronte Veneto Skinheads” e farebbero parte di un gruppo di giovani di estrema destra, molti dei quali ultras del Verona, il cui obiettivo era la “caccia al diverso”. Nell'indagine chiusa un anno fa dalla Digos scaligera, che ha portato alla denuncia di 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, è infatti emerso che le vittime della banda non erano solo extracomunitari ma tutti coloro che in qualche modo venivano visti come non omologabili con le loro idee.

Nel corso delle perquisizioni effettuate un anno fa nelle abitazioni degli indagati, la polizia trovò cinghie, manganelli telescopici ma anche cassette video e dvd che contenevano immagini di pestaggi e documenti e materiale del “Fronte veneto skinheads”. L’accusa contestata dalla procura di Verona ai 17 giovani individuati dalla Digos un anno fa fu di associazione a delinquere finalizzata alle lesioni personali e alla violazione della legge Mancino contro la discriminazione
razziale, etnica e religiosa.

 

 

Restano gravissime le condizioni di Nicola Tommasoli, massacrato per una sigaretta

Pestaggio di Verona, 19enne si costituisce

E' un ultrà neofascista: si è presentato alla Digos dopo che gli

VERONA - Mentre restano gravisime le condizioni di Nicola Tommasoli, il tecnico di 29 anni picchiato da un gruppo di balordi in centro a Verona la notte del Primo maggio, un giovane di 19 anni si è costituito e ha già confessato di essere coinvolto nell'aggressione. Altri due presunti responsabili del pestaggio sono invece ricercati all'estero.

ULTRA' NEOFASCISTA - Il giovane è un ultrà neofascista che, a quanto risulta alla polizia, è già stato responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. Il 19enne, che apparterrebbe ad una famiglia benestante della città, si è costituito presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati. In passato, a quanto si è appreso, era stato sottoposto a Daspo, ovvero il divieto di accedere a manifestazioni sportive, previsto proprio dalle norme studiate ad hoc contro la violenza negli stadi. Dopo essere stato sentito è stato trasferito in carcere.
Un anno fa la banda di cui farebbe parte il giovane fermato per l'aggressione a Nicola Tommasoli era stata individuata dalla Digos della Polizia di Verona perché perseguitava i «diversi»: gente di colore, cittadini del meridione ma anche persone vestite, secondo la banda, non in maniera dignitosa.

Un'immagine d'archivio del "Fronte Veneto Skinheads". Apparterebbero questo gruppo i tre giovani responsabili dell'aggressione (Ansa)

DUE AGGRESSORI ANCORA DA IDENTIFICARE - Un fermato, due altri individuati, due invece ancora del tutto da identificare. Nelle indagini sulla brutale aggressione a Verona a Nicola Tommasoli mancano ancora all'appello gli ultimi due giovani del gruppo di cinque aggressori. Di loro, secondo fonti investigative, mancano ancora le identità, e il 20enne costituitosi alla Questura di Verona non avrebbe fornito elementi per arrivare alla loro individuazione. Il gruppetto, appartenente all'area dell'estrema destra veronese, sarebbe costituito tutto da giovani coetanei, intorno ai 20 anni. I due che sono riusciti a sottrarsi per il momento alla cattura, sempre secondo le stesse fonti, sarebbero fuggiti all'estero probabilmente in automobile.

L'AVVOCATO: UNA LITE DEGENARATA, NON VOLEVA UCCIDERE - Di certo non voleva uccidere e si sarebbe trattato di una lite degenerata quella avvenuta a Verona la notte tra il 30 ed il primo maggio a Verona e che ha portato al pestaggio di Nicola Tommasoli, ridotto in fin di vita. E' questa la tesi riferita all'agenzia Adkronos da legale del giovane 19enne, sulla cui identità gli investigatori mantengono il massimo riserbo. Si attende un nuovo interrogatorio, ha spiegato il legale, e sopratutto la contestazione del reato; l'accusa infatti potrebbe sfociare in omicidio volontario o preterintezionale qualora Tommasoli, per le gravi ferite riportate, non ce la faccia a sopravvivere. Il legale ha poi detto che i genitori del giovane che si è costituito sono affranti. Secondo l'avvocato «ci troviamo davanti ad una vicenda che ha piu vittime, la situazione è drammatica e i genitori dobbiamo tutelarli: sono distrutti da questa situazione che è spaventosa». Il ragazzo, che frequenta regolarmente il liceo classico, avrebbe riferito agli inquirenti di essere stato lì al momento della rissa (bollata come banale litigio) e per questo motivo si è presentato.

CONDIZIONI ANCORA DISPERATE - Lo stesso Tommasoli continua intanto a lottare contro al morte nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento: momenti di angoscia per i genitori che sono al suo capezzale chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. «Sono realista non voglio illudermi - dice il papà Luca che si aggrappa a ogni flebile speranza -. I medici dicono che c'è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare».


04 maggio 2008

Corriere della sera

La sentenza Condannati in nove. «Un contesto che rievoca i neofascisti»

Il saluto romano? In San Babila è reato

Condanna per il gesto in piazza San Babila: il luogo-simbolo fa la differenza

 

MILANO — Fare il «saluto romano »? Sebbene l'aria che tira sia quella dello sdoganamento di un gesto, derubricato a poco più che innocua intemperanza (ad esempio di recente nell'entusiasmo dei supporters di Alemanno in Campidoglio dopo la sua elezione a sindaco di Roma), può essere ancora reato di apologia di fascismo. Come pure gridare lo slogan «Camerati a chi? A noi!». O partecipare al coro «Me ne frego». Dipende dalle condizioni di contesto, dal teatro delle performance, dal «potenziale evocativo ». È questo il discrimine tracciato dalle motivazioni (depositate prima delle elezioni) di una sentenza con la quale il Tribunale di Milano il 20 dicembre scorso aveva condannato nove persone a pene comprese fra gli 8 e i 2 mesi, assolvendone altre dodici. Di fronte all'ottava sezione penale, nessuno degli imputati negava di aver fatto i gesti e intonato i cori attestati dai video della Digos e imputati dalla Procura a 21 dei 700 partecipanti alla manifestazione nazionale pubblica (con corteo in corso Venezia e comizio in piazza San Babila) organizzata dal Movimento Sociale-Fiamma Tricolore a Milano nel pomeriggio dell'11 marzo 2006, in un clima già teso per i gravi disordini provocati invece di mattina dal «corteo antifascista» di autonomi e centri sociali (costato 15 condanne a 4 anni per devastazione).

LE MOTIVAZIONI - L'interesse delle motivazioni sta nel fatto che esse distinguono tra i due tempi della manifestazione. Nel corteo di corso Venezia, benché di saluti romani e inni fascisti si fossero resi protagonisti alcuni degli impu-tati, scatta la loro assoluzione in quanto «si trattò di episodi isolati, che coinvolsero i manifestanti a gruppetti separati, senza che la gestualità o i canti abbiano (per compattezza, vistosità o intensità) presentato una coralità effettivamente suggestiva sulle folle». Qui i manifestanti esponevano «striscioni con rivendicazioni (come il diritto alla casa e la necessità del rispetto della legalità) dai contenuti squisitamente politici e legittimi», e sfilavano accanto ad altre persone «che non ostentavano simbologia fascista». Tutta diversa, per la relatrice delle motivazioni Concetta Locurto e i colleghi Tremolada e Rispoli, la valutazione di quegli stessi gesti e inni «nel momento cruciale del comizio» di Maurizio Boccacci «in piazza San Babila, luogo non irrilevante» perché «San Babila, in tutta Italia e soprattutto a Milano, è un luogo già di per sé fortemente simbolico: al di là della dimensione architettonica risalente all'epoca e allo stile del ventennio fascista, la piazza evoca un immediato collegamento con le formazioni "neofasciste" milanesi che, notoriamente, l'avevano eletta a loro trincea negli anni '70». È qui, per i giudici, che saluti romani e inni cessano di essere «innocue parole o gesti che esprimano semplicemente il pensiero o il sentimento occasionale di un individuo», e passano invece a costituire «una rievocazione evidente dei contenuti e dei metodi del disciolto partito fascista, attraverso la spavalda ripetizione di gesti e invocazioni abituali accompagnata a una rivendicazione orgogliosa e compiaciuta delle proprie radici storico- politiche». È qui che diventa reato «una ritualità potentemente evocativa del clima del ventennio», una «chiara esortazione a manifestare pubblicamente quella stessa fede politica anche a dispetto dei divieti imposti dall'Autorità».

Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
03 maggio 2008

Alemanno: «Ecco come Roma diventerà sicura
Avrò tolleranza zero. E i vigili saranno armati»

«Il saluto romano dei militanti? Solo spacconerie. Amo la democrazia»
«E' ingeneroso scaricare su Rutelli la sconfitta della sinistra»
 

ROMA (29) - Una Roma sicura, libera dai ventimila nomadi e immigrati che hanno violato la legge, libera dai campi nomadi irregolari e con un controllo rigoroso ed effettivo di quelli regolari: è questo il modello di capitale che il neo-sindaco del Pdl Gianni Alemanno vuole realizzare e per il quale sta lavorando. Tra gli strumenti per riuscirci, la creazione di un assessorato alla Sicurezza e immigrazione. Oggi Alemanno ha sostenuto che «la sintonia col governo centrale» gli «permetterà di affrontare il nodo della sicurezza e riprendere il controllo del territorio». Se i progetti e gli annunci diventeranno realtà, i "pizzardoni" romani gireranno con la pistola: per il neo-sindaco è infatti necessario che «la polizia municipale venga armata, riqualificata e rimodernata affinché diventi una vera polizia di prossimità che possa collaborare con le forze dell' ordine coordinate da uncommissario straordinario con poteri speciali».

La sicurezza nella città e sui luoghi di lavoro. La sicurezza è un tema annunciato da Alemanno anche in tema di ambienti di lavoro, per prevenire le tanti morti bianche. Affinché la parola d'ordine «sicurezza» della campagna elettorale - che in molti hanno visto come asso nella manica della sua vittoria - si trasformi nel vero ingrediente di novità del suo mandato, proprio oggi Alemanno ha annunciato, tra i suoi primi atti da sindaco, una visita al vedovo di Giovanna Reggiani, la donna aggredita e uccisa alla periferia della capitale da un romeno, e la convocazione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. «Voglio andare a salutarlo - ha detto in un'intervista a Radio Vaticana - a portargli ancora la mia solidarietà e dirgli che mai più deve avvenire un atto come quello che sua moglie ha subìto».

Le tre linee guida. Ed ancora del tema della sicurezza si parlerà nella prima giunta capitolina, un tema che per Alemanno è «strettamente legato e inscindibile» da quello dell'accoglienza. Del resto, le tre direttrici del futuro lavoro da sindaco, per Alemanno, sono: sicurezza, socialità e lavoro. E in questo spirito rientra l'abolizione dell'Ici e la riduzione dell'Irpef fino a un'aliquota pari allo 0,25%, la riqualificazione delle periferie da affiancare alla politica urbanistica e ad un piano straordinario per la mobilità, che prevede il completamento dell'anello ferroviario con un deciso aumento dei parcheggi.

Interventi per le famiglie e ammortizzatori sociali. Alemanno vuole anche dare sostegni alle famiglie, in particolare agli anziani, aumentare gli asili nido, potenziare la qualità dell'offerta sanitaria e predisporre un nuovo piano rifiuti. Ma prevede sostegno anche alle imprese e tutela del lavoro, soprattutto per i giovani, con un fondo di assistenza per i precari come ammortizzatore sociale durante i periodi di disoccupazione, e politiche di rilancio dello sport. Una svolta che i romani hanno chiesto con il voto e ora attendono che diventi realtà.

Intervista ad un quotidiano romeno: tolleranza zero. In un'intervista al quotidiano romeno "Cotidianul on-line", il sindaco di Roma ha ribadito l'intenzione di osservare una «tolleranza zero» nei confronti degli immigranti clandestini e dei cittadini stranieri delinquenti. «Con "tolleranza zero" intendo lo smantellamento immediato dei campi nomadi abusivi e delle baraccopoli che si trovano nella metropoli, dove si stanno amplificando da un giorno all'altro la criminalità, la violenza e lo sfruttamento di donne e bambini» ha detto Alemanno, sollecitando tra
l'altro l'espulsione immediata di oltre 20mila nomadi e immigranti delinquenti. «Non credo che in Romania sia tollerato un campo nomadi in un parco di Bucarest» ha detto il sindaco. Riferendosi alla possibile reintroduzione dei visti d'ingresso in Italia per i romeni, evocata nei giorni scorsi da alcuni politici di Roma, il nuovo sindaco ritiene che «nel 2004, quando è stata adottata la direttiva europea sulla libera circolazione, non esistevano ancora i problemi apparsi con l'ulteriore allargamento dell'Ue. Perciò, per far fronte al fenomeno dell'immigrazione - diventato ormai un esodo di persone che arrivano da tutte le parti del mondo, impossibile da controllare - è necessario modificare la normativa».

«Una minoranza di stranieri macchia l'immagine di una città». Alemanno è del parere che «va fatta la distinzione tra cittadini rom e romeni» e che, «a seguito dell'ingresso della Romania nella Ue, servirebbe una moratoria che impedisca il flusso incontrollato di nomadi». Contento che il premier romeno Calin Popescu Tariceanu abbia discusso di recente al telefono col futuro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, delle recenti violenze dei romeni in Italia, Alemanno dice che per contrastare l'immigrazione incontrollata servono cooperazione e accordi bilaterali. Il nuovo sindaco di Roma ritiene che la comunità romena in Italia è in maggioranza onesta, per cui «non possiamo accettare che una minoranza di stranieri delinquenti macchi con le sue atrocità l'immagine di una città aperta, tollerante, in cui convivono comunità diverse». In tal senso, Alemanno ha fatto l'esempio dell'attrice romena Ramona Badescu, candidata proprio nella sua lista alle ultime amministrative.

«Il saluto romano? Solo spacconerie». «Io amo e credo nella democrazia e giudico come spacconerie, senza nessuna valenza ideologica consapevole, i gesti isolati a cui abbiamo assistito ieri in piazza del Campidoglio» ha detto in serata Alemanno durante la trasmissione Ballarò, in onda su RaiTre, rispondendo ad una domanda di Giovanni Floris che gli chiedeva di commentare il saluto romano fatto da alcuni militanti durante i festeggiamenti per la sua vittoria. «Affacciandomi dal palazzo Senatorio - ha proseguito Alemanno - ho visto persone che festeggiavano pacificamente la mia vittoria».

«Ingeneroso incolpare solo Rutelli della sconfitta». «Oggi è ingeneroso scaricare la sconfitta della sinistra sulle spalle del solo Rutelli. Dopo 15 anni ininterrotti di governo da parte dello stesso sistema di potere non si poteva pensare di continuare per altri cinque anni - ha affermato il nuovo sindaco di Roma - In città c'era voglia di cambiamento. La candidatura di Rutelli è stata percepita come una incapacità, da parte del centrosinistra, di rinnovamento generazionale».

«Demonizzarmi è stato un boomerang». «La campagna di demonizzazione fatta nei miei confronti si è rivelata un boomerang per chi l'ha messa in piedi - ha detto Alemanno - Tutti insieme dobbiamo impegnarci per compiere un salto di livello e gettarci alle spalle gli strascichi del passato».

«Con i tassisti romani serve dialogo». «Con i tassisti romani voglio ragionare insieme per migliorare il servizio ai cittadini. Con il dialogo potremmo ottenere risultati concreti, piuttosto che con riforme calate dall'alto come una scure - sostiene Alemanno - I tassisti sono stati dei capri espiatori di una liberalizzazione sbagliata».

La repubblica venerdì 22 febbraio 2008

 Marco Lodoli

La scuola – Quegli studenti travolti e persi nella passione della Destra

 

“Mai più antifascismo!” sta scritto sui manifesti neri appesi da Lotta Studentesca sui muri della nostra città, ed è una chiara rivendicazione delle proprie origini e di un volontà politica che fa tremare le vene ai polsi. Sono i ragazzi dell’estrema destra organizzati da Forza Nuova e Fiamma tricolore, che raccolgono sempre più consensi nelle scuole, soprattutto quelle di periferia, e che piazzano i loro rappresentanti negli organi direttivi dei vari istituti. Dopo che per tre decenni almeno la sinistra, in tutte le sue forme ha conquistato le simpatie degli studenti, ora la tendenza sembra un’altra, addirittura opposta.

Già da tempo avevo notato che era raro incontrare una ragazzo di “sinistra”: e se c’era, era un solitario, un’anima bella che faticava a raccontarsi con gli altri, con il nostro tempo, con un’idea di impegno. I pochi studenti di sinistra sono attratti per lo più dall’arcipelago dei  centri sociali, dove si sta insieme per godersi meglio la vita e per rifiutare la guerra, ma difficilmente ci si organizza per mettere in piedi una lista per le elezioni scolastiche..

Quella è una faccenda noia, grigia, senza squilli e viene intesa come tempo sprecato. In fondo lo studente di sinistra è un’edonista di qualità, uno che vuole ascoltare buona musica, bersi le sue birrette, criticare l’imperialismo americano. Non ha voglia di perdere tempo nei consigli di istituto. Gli studenti di destra invece, sbandierano parole infiammate come” comunità”, “rivoluzione”, “identità”,  che già da parecchio hanno iniziato a fare proseliti e creare strutture. E così le scuole s’affollano di ragazzetti pronti a penetrare nei meccanismi democratici e creare strutture. La base emotiva di tutto ciò sta nel rifiuto degli extracomunitari, visti come invasori, ladri di lavoro, inquinatori dello spirito e della carne nazionale. Insomma : nelle scuole la sinistra è allo sbando  e cresce ogni giorno la falange dei giovani fascisti, che non sanno nulla di cosa è stato il ventennio, delle leggi razziali, ma che si sentono forti e uniti in un mondo sempre più debole e sparpagliato.

La repubblica - Mercoledì 19 marzo 2008

 

Carlo Bonini

Il  nuovo manifesto del delirio ultrà

“La rivoluzione parte dalla curva”

 

Nella notte di un derby che, in nome di Gabriele Sandri, si annuncia della pubblica riconciliazione” almeno tra tifoserie, c’è una scoperta che racconta dell’altro. Di quale odio covi nelle curve dell’Olimpico, quale ne sia il segno ideologico e il possibile trasversalismo, quali possono esserne gli sbocchi, dentro e fuori lo stadio. Non stanotte. Non domani. Ma in un futuro non troppo lontano. E’ un ciclostile di ventinove pagine dal titolo onirico-“Ultras oltre il tempo. Storie di barricate e lacrimogeni”- che all’alba del 23 febbraio scorso, viene trovato in un appartamento di Ponte Lungo, quartiere tuscolano. L’uomo che ne è in possesso non è esattamente un ragazzino. Si chiama Roberto Sabuzi. Ha 41 anni ed un lavoro . E’ un tifoso della Lazio. Si fa chiamare “er capitano”. Gli mettono le manette per ordine del pubblico ministero Pietro Saviotti. Perché ha partecipato ai fatti dell’11 novembre 2007, la domenica della vendetta, dell’assalto alle caserme. La notte in cui il sangue di Gabo doveva chiamare altro sangue.

Gli investigatori che si rigirano tra le mani lo scartafaccio si stropicciano gli occhi. Non tanto per l’abborracciato quanto farneticante scheletro ideologico che lo sostiene. Ma per ciò che il documento , per la prima volta suggerisce e teorizza: un abbraccio tra una forma di fascismo primordiale, delle origini e il ribellismo anarchico; l’urgenza di una nuova forma di “clandestinità “ nelle curve che recuperi le origini del “pensiero ultras” rendendo invisibile le nuove sigle che a quel pensiero si ispirano; la necessità di rompere il “ghetto” dello stadio per esportare nelle piazze “la rivolta”. Insomma, un nuovo “ trasversalismo della ribellione violenta” come vuole l’incipit del documento; “Dedichiamo questo scritto a tutti i patrioti, rivoluzionari e ribelli italiani. In particolare: a Garibaldi, alle squadre di azione e le sette carbonare del risorgimentali: agli Arditi della prima guerra mondiale; a Benito Mussolini;…agli eroi di Bir El Gobi ed el Alamein: a Carlo Giuliani, per non dimenticare; a Edo, Sole e Baleno, come  a tutti gli anarchici scomparsi nelle prigioni di stato dei quali da anni non si ha notizia, con immenso rispetto”

Il ciclostile ha delle annotazioni in corsivo . Di Sabuzi, sono convinti gli inquirenti. Che, verosimilmente ne è anche uno degli estensori. Sicuramente il ciclostile ha circolato e circola nelle curve. “Ci teniamo a precisare-si legge- che questo ciclostilato non ha assolutamente scopo di lucro. Le piccole offerte serviranno a sostenere le spese processuali sostenute dalle famiglie di alcuni nostri amici….Non possono essere descritti tutti gli scontri ai quali abbiamo partecipato. Qualcuno di noi dovrebbe cominciare dalla fine degli anni ’70…Nessuna resa all’assalto del tempo, per carità. Nuovi impulsi di ribellione si aprono a chi sa trovare la strada. Non troverete nomi, cognomi, codici di identificazione. Chi deve capire, che c’era, capirà. Alle guardie di tutte le età, le condizioni, le simpatie umane e calcistiche: non leggete queste pagine!”.

Il gruppo si presenta così: “Siamo ultras romani e vogliamo manifestare il nostro disagio (a volte disgusto) nei confronti di un ambiente che non ci appartiene più…Nell’inesorabilità e nella durezza di una repressione invocata dagli “ spacciatori dell’oppio dei popoli ( il calcio),dai seminatori di in cultura sociale, dalla meschinità degli pseudo ultras, di fronte al Dio denaro, legami fino a ieri indissolubili si sciolgono provocando fratture insanabili”. La strada, dunque, è un ritorno alla “purezza” sotto l’ombrello di una nuova sigla “Ultras Lazio”. “Ultras Lazio”-si legge- è l’incontro di anziani militanti della curva Nord con i giovani ultras che vogliono effettivamente sperimentare l’impulso della mentalità ultras in luogo di qualsiasi altra esperienza esistenziale, che viene considerata da questi giovani con disprezzo “borghese”…Prende così corpo l’idea di un movimentiamo ribelle ed irregolare antipolitico, quello stesso che ha contrassegnato la storia del “primo fascismo”. Per farne cosa?

“Il nucleo più consapevole degli Ultras Lazio -prosegue il documento- ha un retroterra teorico che lo porta ad identificare nello squadrismo mistico-fascista l’essenza di una condotta che vuole essere una risposta nelle nera consapevolezza di una sterilità politica contingente (la politica” è rifiutata dai ribelli in quanto luogo di tenebrosi giochi di tipo capitalistico  e mercantilistico, inevitabilmente scaduti a logiche di accumulazione di denaro fondate su intrighi e menzogne)”.

Nella farneticazione squadrista, il ciclostile indica la ricerca di aggregazione con ogni forma di nuovo radicalismo . “Riserviamo stima,senza ombra di dubbio, a quei compagni di cui condividiamo la mentalità radicalista, barricadiera, che li porta non a caso in prima fila nella lotta a fianco delli oppressi e degli emarginati”- e un metodo. “Per i giovani delle squadre fasciste del 1919 e del 1920, il farsi fascisti divenne una ribellione ai costumi, alla morale, alle ipocrisie  e alle debolezze della borghesia. Non può cos’ stupire che quando parte “ la carica alle guardie” il grido di battaglia, come una sfida intera al mondo antifascista, rimane il classico “ Duce, Duce”.

Nella cartellina in cui Sabuzi custodiva il manifesto del nuovo “ultras”, un secondo documento di 23 pagine, in lingua inglese- Bodyhanner: tactis and self-defense for moderm protester- traduce la teoria in prassi della violenza. Si va dalla storia delle centurie romane e della formazione a testuggine, agli scontri di Napoli (17 marzo 2001) tra no-global e polizia. Di quell’esperienza si consiglia di ricordare l’utilità dei grandi scudi di plexiglass”. “ leggeri, facili da fabbricare, psicologicamente disarmanti per la polizia, che non potrà vedere la prima linea di carica, perdendo così il senso di adrenalina nei confronti dei singoli lanciati all’assalto”