28 Settembre, 2008 21:41
Minacce e insulti alla squadra di rugby dei «rossi»
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Minacce e insulti alla squadra di rugby dei «rossi»
Su Youtube spunta il video delle teste rasate
Revanchismo,ansia di contrapposizione fisica, bisogno primordiale di marcare un territorio di cui si sentono padroni. Bisogno di individuare un nemico.
E senso di impunità.
Nel video che qualcuno firmandosi «no reds no police» (niente rossi, niente polizia) ha messo su you tube il 29 agosto c’è tutto.Comprese le minacce e il disprezzo
dell’antifascismo: «Non ci sarà più nessun ‘68, per voi nessuna tregua. Preparatevi, stiamo arrivando». Rivolte ai «rossi», ai «reds». Anzi agli «All reds»: la squadra romana di rugby formata dai ragazzi del centro sociale Acrobax.
Gli stessi che il 29 sera avevano organizzato il concerto in memoria di Renato Biagetti, ucciso due anni fa dopo una festa «reggae». Anche lui frequentava
l’Acrobax, come suo fratello che degli All reds è anche allenatore.
«Zecca», lo avevano chiamato i suoi accoltellatori. E «sporche zecche», hanno gridato anche l’altra notte le teste rasate che hanno accoltellato Fabio alla gamba. Spuntate a notte fonda ad aggredire tre ragazzi isolati che dopo il concerto erano andati al vicino centro sociale Pirateria.
Nel video inserito su you tube qualche ora prima dell’aggressione, le teste rasate entrano in azione per una «visitina» sul campo di rugby di Ariccia dove gli All reds
giocano la loro ultima partita, lo scorso 30 maggio. «Niente saluti romani», si dicono. Non ce ne è bisogno: bomber e crani scoperti parlano da soli. Le scritte che accompagnano il video traducono: loro, i «reds», eredi del ‘68 e della Resistenza «con i loro metodi ereditati dai briganti partigiani e assassini» sono rimasti «quattro gatti spelacchiati». Riscrittura della storia, rabbia. E sullo sfondo la curva,
dove gli opposti estremismi ritornano sotto forma di scontri tra ultras. E dove i “neri” sentono di aver vinto contro i “rossi”: «Cacciati da entrambe le curve calcistiche
romane». Non resta quindi che cacciarli anche dal campo di rugby «portato in Italia nel ventennio» che i «reds» sono accusati di voler «inquinare».
La madre di Renato, quella di Fabio e le altre che ieri sono andate a chiedere al sindaco Alemanno di fare terra bruciata attorno all’estrema destra sono ancora sotto shock. Prima l’incubo di una nuova aggressione. Poi quel video, che passa in rassegna i loro figli, li sbeffeggia, li minaccia. «Ce lo siamo passate nella notte, cercando di capire. Perché non lo fa anche la digos? Perché non li prendono mai?». È l’altra metà della sicurezza che rivendicano. «Noi la nostra parte di madri l’abbiamo fatta, adesso devi fare la tua di sindaco, io un altro figlio non lo seppellisco», ha detto la madre di Renato al sindaco di destra che ora promette
di fare tutto il possibile «per bloccare qualsiasi spirale di violenza politica».
Mariagrazia Gerina
L’Unità 2 settembre 2008
28 Settembre, 2008 21:37
FASCISTI SU ROMA-Coltellate e video Minacce sul web prima dell'assalto
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FASCISTI SU ROMA
Coltellate e video Minacce sul web prima dell'assalto
Giacomo Russo Spena
Un video che minaccia gli «All Reds», la squadra di rugby che si allena nel centro sociale Acrobax. Apparso su youtube venerdì sera. Poco prima dell'accoltellamento di Fabio Sciacca, aggredito nel giorno del ricordo dell'assassinio di Renato Biagetti. Le scorribande fasciste a Roma non sembrano finire. Tanto che il sindaco Alemanno, malgrado la condanna di queste azioni, appare in difficoltà. Si affida al lavoro dei Ros che stanno preparando un'informativa sull'aggressione a Ostiense. Da consegnare al pm Pietro Saviotti. I carabinieri sarebbero orientati per il non attribuire il raid a un gruppo politico ma a teppisti legati alla microcriminalità e al mondo delle curve capitoline. Intanto ieri mattina il comitato «Madri per Roma città aperta» ha prima inscenato un sit-in sotto al Campidoglio, «per chiedere fatti concreti al sindaco», e poi è stato invitato a salire dal primo cittadino. «Nessuno vuole rispondere con altra violenza - hanno detto le donne nell'incontro con Alemanno - ma basta con il sangue. Se chi ha il dovere non interverrà, lo riterremo responsabile della morte dei nostri figli». Poi hanno proposto di «vigilare» sulle attività delle occupazioni d'estrema destra. Dal canto suo il sindaco, apprezzando l'aspirazione alla tolleranza e al desiderio di pacificazione delle mamme, ha garantito il massimo impegno, «affinché nessun giovane della nostra città possa rimanere ferito o ucciso per il falso alibi della lotta tra opposti schieramenti politici». Tema quello degli opposti estremisti rimandato al mittente da Stefania Zuccari, la madre di Biagetti, che rigetta il ritorno agli anni '70: «I nostri figli non sono dei violenti, i fascisti sì». Nell'incontro s'è anche denunciato un video comparso su youtube venerdì sera, poco prima dell'accoltellamento di Fabio, « All Reds All Rabbits » (Tutti rossi, tutti conigli). Gli All Reds, una polisportiva nata due anni fa con l'idea di costruire intorno all'amore per il rugby politiche di solidarietà e cooperazione internazionale, sono un'esperienza di aggregazione giovanile. Un modello che funziona. Quindi da contrastare, per i neri. Il video ritrae un episodio avvenuto i primi di giugno durante la partita ad Ariccia tra All Reds e la squadra locale. Una ventina di fascisti, tutti rasati con bomber e anfibi, fanno un blitz sugli spalti: si siedono a guardare la partita, urlano qualcosa, scrutano i giocatori in campo in modo minaccioso. Per poi andarsene. Una comparsata di cinque minuti. Non più. Le immagini, zoomate sui volti degli All Reds, sono intervallate da scritte come «cercano d'inquinare questo nobile sport portato in Italia nel Ventennio coi loro metodi da partigiani assassini... Non ci sarà più un altro '68, per voi nessuna tregua... stiamo arrivando». Firmato: «Anti- Antifascismo militante». «È chiaro il carattere minaccioso delle immagini», fanno sapere gli All Reds che interpelleranno anche la Federazione nazionale rugb y «per capire se è intenzionata a tollerare questi comportamenti che nulla hanno a che fare con il prestigio di questo sport». Oltre il blitz si rischia infatti un problema di incolumità per l'anno prossimo. I neofascisti capitolini, quelli fuoriusciti da Fiamma, stanno fondando una propria squadra a Guidonia («Spqr Clan»). Quello ad Ariccia era un avvertimento squadrista. Sul video la Digos sta già indagando.
Il manifesto
2 settembre 2008
28 Settembre, 2008 21:34
BIAGETTI: MADRE AD ALEMANNO, NON SOTTERRERO’ ALTRO FIGLIO
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BIAGETTI: MADRE AD ALEMANNO, NON SOTTERRERO’ ALTRO FIGLIO
(AGI) - Roma, 1 set. - “Ho detto al sindaco Alemanno che non voglio sotterrare anche il secondo figlio”. Stefania Zuccari, la madre Biagetti, ucciso un anno fa a Focene, lo ha detto al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, durante l’incontro di questa mattina seguito al sit-in delle “madri per Roma citta’ aperta”, organizzato per rispondere all’aggressione di sabato 30 agosto. Erano le 4 del mattino quando, alla fine di un concerto organizzato nel parco Schuster presso la Basilica di San Paolo, tre ragazzi sono stati aggrediti sulla via Ostiense, all’altezza di via Libetta, da un gruppo di dieci persone armate di catene e coltelli. Uno dei ragazzi e’ stato raggiunto da numerose coltellate alla gamba e, caduto a terra, e’ stato colpito con calci alla testa. Un episodio che mostra, come sottolinea la madre di Renato Biagetti, inquietanti analogie con l’omicidio di un anno fa e con un episodio che si e’ verificato pochi giorni prima dell’aggressione: era in corso una partita della squadra di rugby Allreds, squadra che si allena presso il centro sociale Acrobax, quando una trentina di persone sono entrate nel campo e hanno gridato “torneremo presto”. Il tutto ripreso da un video pubblicato su youtube nel quale si sente uno dei partecipanti al blitz mormorare “non fate saluti romani altrimenti ci riconoscono”. Il video, sempre secondo quanto riporta la signora Zuccari, e’ stato pubblicato giovedi’. L’aggressione dell’Ostiense e’ di poche ore dopo, alle quattro del mattino di sabato.
Uscendo dallo studio del sindaco la madre di Renato Biagetti ha detto ai cronisti che l’attendevano: dalla morte di Renato abbiamo contato 130 aggressioni tra cui Villa Ada, Casal Bertone, quella di Simoncino e quest’ultima all’Ostiense che ha rappresentato un fatto molto grave”. Per la signora Zuccari, “il ragazzo ferito all’Ostiense non e’ stato ucciso perche’ gli aggressori volevano dare un avvertimento”. A questo “le madri per Roma citta’” aperta hanno risposto “andando, da madri, in prima fila con il nostro striscione e dimostrando che la cultura che trasmettiamo ai nostri figli non e’ quella di gente violenta, che accoltella. Queste persone”, continua la signora Zuccari riferendosi agli aggressori, “vogliono creare una spirale di odio e di violenza come negli anni ‘70. Per questo ho chiesto al sindaco di esprimersi in modo chiaro affinche’ queste cose non accadano mai piu’: non vogliamo e non possiamo vedere scorrere ancora il sangue dei nostri figli”. Dal canto suo il sindaco ha dato rassicurazioni che “si occupera’ con sollecitudine di questi fatti inquietanti che stanno avvenendo”, conclude la signora Zuccari, “nella ’sua’ citta’”. Infine l’affermazione che suona come una richiesta d’aiuto: “non voglio sotterrare l’altro mio figlio”, ha detto la signora riferendosi al primogenito che allena, insieme ad altri ragazzi, gli Allreds. (AGI)
28 Settembre, 2008 21:24
Accoltellato a Roma un ragazzo che tornava dalla festa in ricordo di Renato Biagetti
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Accoltellato a Roma un ragazzo che tornava dalla festa in ricordo di Renato Biagetti
«Avevano coltelli e urlavano Zecche di merda vi uccidiamo»
«Ma non ti rendi conto che cosa stai facendo?». Sono le ultime parole che F., 28 anni, ha rivolto al suo aggressore prima di crollare a terra ferito da una coltellata, uno squarcio di quindici centimetri alla gamba destra.
No, evidentemente l’aggressore non si rendeva conto di quel che faceva.
O forse se ne rendeva conto fin troppo bene visto che prima di fuggire - inghiottito dalla notte e dal buio dal quale era spuntato d’improvviso – ha rifilato anche un calcione a F. che era lì a terra, ferito e inerme. Quando si dice il coraggio. E poi, prima di fuggire, gli insulti: «Zecche di merda vi accoltelliamo tutte».
Insomma, venerdì notte, a Roma, c’è stata l’ennesima aggressione fascista.
Un’aggressione studiata, pianificata e organizzata fin nei minimi dettagli.
A cominciare dal giorno scelto per eseguirla: il giorno dell’anniversario della morte di Renato Biagetti, il ragazzo ucciso il 27 agosto di due anni fa a Focene per mano di due giovani.
«Saranno state le tre di notte ed eravamo di ritorno da una festa a Pirateria, una festa per ricordare Renato Biagetti», racconta uno degli aggrediti.
«Eravamo in quattro e camminavamo a coppie di due a qualche decina di metri di distanza l’una dall’altra. D’improvviso abbiamo sentito le urla. Ci siamo immediatamente resi conto che eravamo vittime di una aggressione. Non ci hanno dato il tempo di far nulla. Avevano catene e coltelli».
Nulla di casuale, nessuna “fatalità”. Quella dell’altra notte è stata una aggressione
fascista, un agguato a tutti gli effetti. «Erano lì che ci aspettavano chissà da quante ore – racconta ancora uno dei ragazzi aggrediti -.
Hanno tirato fuori le “lame” e alcuni, i più giovani, erano meno esperti, ma altri le padroneggiavano perfettamente. Era gente addestrata».
Già, gente abituata ad aggredire di nascosto in tipico stile fascista.
«Avevano le teste rasate, erano armati di coltelli e catene: si è trattato di un vero e proprio agguato premeditato», racconta un altro testimone di quanto accaduto ieri l’altro.
«Dopo il concerto, intorno all’una di notte - racconta - ci siamo spostati al centro sociale Pirateria che dista poche centinaia di metri dal parco dove si era svolto il concerto. Alle quattro abbiamo deciso di tornare a casa, la strada era deserta: dopo alcuni metri abbiamo sentito delle grida: dieci ragazzi vestiti con magliette nere
e teste rasate hanno cominciato ad insultarci, quindi, si sono avvicinati e ci hanno aggredito»
«A uno di noi, F., sono state inferte almeno tre coltellate ed una lo ha ferito alla coscia e, una volta a terra, preso a calci in faccia. Anche io sono stato picchiato e scaraventato con violenza a terra».
L’aggressione è durata pochi attimi. «Dopo averci colpito - spiega ancora il ragazzo- sono fuggiti a piedi. E’ stata una vera e propria provocazione di stampo neofascista in una serata in cui ricordavamo un nostro compagno ammazzato proprio da estremisti di destra».
E poi quel sinistro riferimento alla morte di Renato Biagetti. Un aggressione, dunque, che ha tutta l’aria di una rivendicazione di quanto accaduto la notte del 27 agosto di due anni fa.
Quel giorno Renato usciva da una dance hall reggae sulla spiaggia di Focene e fu aggredito da due giovani scesi dalla loro auto coltelli alla mano. Gli urlarono di tornare a casa, che quello non era il loro territorio.
Colpirono Renato che, a 26 anni, morì poche ore dopo in ospedale. Si parlò, e gran parte della stampa parla ancora, di rissa. Ecco, se qualcuno ha ancora qualche dubbio circa la matrice dell’aggressione che ha portato alla morte di Biagetti, quella dell’altra sera sembra fugare ogni dubbio. L’aggressione di ieri e quella di due anni fa è stata una tipica aggressione fascista. Stesse modalità e stesse dinamiche. Ma almeno, e solo per puro caso, stavolta il morto non c’è stato.
Questa volta neanche il sindaco Gianni Alemanno può nascondersi dietro al rissa tra ragazzi: «Esprimo ferma condanna per questo grave episodio di violenza che, secondo le testimonianze delle vittime, sembra essere di natura politica», ha dovuto
ammettere il sindaco.
«Mi auguro - ha poi sottolineato Alemanno - che gli inquirenti siano in grado di assicurare subito alla giustizia i responsabili di questo gesto criminale, verificando con assoluta certezza se dietro di esso esista una forma organizzata di estremismo di destra».
Davide Varì
Liberazione 31 agosto 2008
19 Luglio, 2008 20:39
Oscar Luigi Scalfaro e la democrazia
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Appello di Scalfaro: "Ripartiamo dai valori"
“No, un momento così buio,
nella storia della nostra Repubblica, non lo abbiamo passato mai…”: è con questa premessa che
Oscar Luigi Scalfaro si rivolge all’opposizione al governo Berlusconi con un
appello accorato e pensoso, incalzante ma partecipe. Un appello ad avere
“coraggio e unità” e a “riaffermare i valori e i diritti fondamentali”.
A lui, che presto varcherà la soglia dei novant’anni, e che era stato il
garante delle liste veltroniane al tempo delle primarie, si è rivolto il Pd
affinché scrivesse e firmasse la petizione per la raccolta dei cinque milioni
di firme. Ha rifiutato. Perché?
“Ho ringraziato, ma ho pensato che non fosse giusto che si rivolgessero a me,
che ho quasi novant’anni. E’ come se di fronte a una malattia gravissima,
invece di un medico specialista si chiamasse un infermiere, magari una persona
perbene… ma davanti a questa sistematica demolizione di tutto, c’è un partito
nuovo, c’è un segretario, c’è una direzione che pure mi dicono era unanime nel
chiedere il mio intervento. Io rimango comunque schierato con loro, non sono
certo di quelli che si schierano con se stessi. Ma ho come la sensazione che
rimangano oggi ancora delle cose vecchie, che io ritengo intollerabili: ad
esempio la sensazione che tutto sia già stato deciso, che la partecipazione sia
ridotta. Ecco, questa a mio avviso è una strada non praticabile”.
Consigli?
“Prima di tutto quello di non continuare con quella difficoltà di comunicazione
che purtroppo ha caratterizzato il governo precedente: non mettersi in un angolo,
non votare comunque contro se si presentano proposte accettabili. Adesso i
magistrati riceveranno un colpo durissimo, ahimè anche non senza una qualche
loro responsabilità. E allora io dico che se si riuscisse a fare una riforma
della giustizia che potesse anche parzialmente essere accolta, allora questa
riforma sarebbe importante e durerebbe nel tempo. Altrimenti… ogni governo farà
la sua e avremo uno scontro perpetuo.”
Però tutto questo è difficile, perché nell’opposizione “manca coraggio e
manca una schiena forte. C’è stata una batosta elettorale, che è piovuta
addosso come un terremoto, come un’ondata di venti metri. Il Pd non era forse
colpevole, era appena nato, ma è rimasto schiacciato e ha bisogno di una
ripresa, riprendersi con coraggio. Cessato lo stordimento, venuta giù la casa,
bisogna chiedersi se siamo d’accordo: questa casa la buttiamo giù del tutto?
Questa casa la ricostruiamo? Comunque, di fronte a una disgrazia la prima cosa
da fare è restare uniti, l’unione è essenziale. E invece… invece temo che
questa volontà non ci sia, e la non volontà di unione è anche mal
mascherata o non mascherata affatto. Semplicemente, non c’è”.
E poi…
“Poi, ma è un prima di tutto: bisogna riaffermare i diritti fondamentali.
Nei momenti difficili, ognuno deve chiedere a se stesso se crede a qualcosa, se
no tanto vale mettersi seduti e aspettare di morire. Allora: crediamo nella
democrazia? Crediamo nella libertà? Vogliamo combattere il trionfo del
qualunquismo? Crediamo nel primo articolo della Costituzione che dice “L’Italia
è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro?” Crediamo che “La sovranità
appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della
Costituzione”? Bisogna riaffermare i nostri valori fondamentali, bisogna esser
convinti davvero che la democrazia è la nostra spina dorsale e quindi avere il
coraggio di dire dei no e di dire dei sì. So bene che tutto questo è più facile
da dirsi che da farsi, ma tutto comincia dall’essere uniti. La politica deve
riacquistare la sua forza e la sua credibilità: ripeto oggi, come ho già detto
altre volte nella mia vita, che non può essere la magistratura a risolvere i
problemi della politica”.
Presidente, nel 2006 Lei è stato l’anima del Referendum contro la riforma
della Costituzione. Oggi si sente parlare ancora di referendum… Lei ne
affronterebbe un altro, si batterebbe di nuovo?
“Ricomincerei una campagna referendaria, tenuto conto che oggi è ancora più
difficile, se passasse una legge di tipo presidenziale, col Premier eletto
dalla base. Io credo nella democrazia come governo di popolo e non governo
della piazza. E il popolo elegge i suoi rappresentanti. Sì, contro un inganno
del genere, io ci sarei”.





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