14 Ottobre, 2008 20:55
Intimidazione alla squadra di rugby All Reds
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«Stiamo arrivando». Il video degli estremisti
ROMA - Un video di quattro minuti e mezzo, un messaggio che alle «madri per Roma città aperta» appare «inquietante», una serie di immagini intervallate da frasi che si conclude con il minaccioso «stiamo arrivando» (nella foto, la schermata). Su YouTube c' è un filmato, girato il 30 maggio, durante la partita della squadra di rugby «All reds» (dei centri sociali) ad Ariccia. Si vede un gruppo di teste rasate, bomber neri, jeans attillati e anfibi, che si presentano sul campo dei Castelli per il match dei «compagni». La partita viene sospesa, per il rischio di incidenti, gli estremisti di destra - nel video - scrivono frasi offensive chiamando la squadra «All rabbits», cioè conigli, parlando dei «briganti partigiani», del «' 68 che è finito», del «rugby portato in Italia nel ventennio». Le madri dei ragazzi di sinistra, sono rimaste sconvolte: «Era un avvertimento, per quello che poi hanno fatto. Il video lo hanno messo giovedì 29, prima dell' aggressione di Ostiense, e dicevano che stavano arrivando. E lì i nostri ragazzi si vedono benissimo». Ma c' è di più: «Il nickname di chi ha "postato" il video, è quello di un noto attivista di estrema destra». La polizia sta verificando e sul caso è stato presentato un esposto.
Menicucci Ernesto
(2 settembre 2008) - Corriere della Sera
14 Ottobre, 2008 20:53
Un' aggressione fascista annunciata su YouTube
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L' aggressione skinhead a Ostiense 'Il raid annunciato in un video su
Internet'
VIOLA GIANNOLI
LAURA MARI
«Un' aggressione fascista annunciata su YouTube». è la denuncia del comitato "Madri per Roma città aperta", ricevuto ieri mattina dal sindaco Alemanno. Per Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti, il 26enne ucciso due anni fa a Focene da estremisti di destra, ci sarebbe infatti un chiaro collegamento tra l' agguato subito venerdì notte in via Ostiense da tre ragazzi di sinistra aggrediti «da dieci teste rasate» e il video scoperto su internet. Un filmato intimidatorio che porta la firma degli "anti-antifascisti militanti". Nel video, che riprende una partita di rugby della squadra "All reds" del centro sociale Acrobax, si vedono venti naziskin (con teste rasate, bomber e anfibi) fare ingresso nello stadio della squadra di Ariccia. Un filmato di cinque minuti accompagnato da didascalie di scherno, minacce e insulti verso gli All reds definiti "rabbits", conigli. Un video pubblicato il 29 agosto, proprio alla vigilia del raid all' Ostiense. «Preparatevi. Stiamo arrivando» si legge nei titoli che scorrono nel filmato. Minacce chiare che, secondo i militanti di Acrobax, sono collegate all' agguato. «Un gesto infame» commentano i giovani del centro sociale. Una pericolosa sfida che dai campi di rugby sembra essersi spostata per le strade della città. «Non seppellirò un altro figlio» ha detto Stefania Zuccari dopo l' incontro con il sindaco Alemanno. Proprio il fratello di Renato Biagetti, infatti, milita nella squadra degli All reds. «Dalla morte di Renato abbiamo contato 130 aggressioni di matrice politica - ha precisato la Zuccari - episodi di violenza che non devono più accadere». E il sindaco Gianni Alemanno ha sollecitato gli inquirenti «a fare piena luce sugli ultimi episodi di violenza» assicurando che «il Comune si impegnerà affinché nessun giovane resti ferito o ucciso per il falso alibi della lotta tra opposti schieramenti politici». A presentare un ordine del giorno per chiedere al sindaco e al prefetto Mosca di «fare la propria parte per trovare colpevoli e mandanti» è stato invece il consigliere comunale del Pd Paolo Masini. Richiesta accolta dal vicecapogruppo del Pdl Luca Gramazio. Una condanna «netta e inequivocabile» dell' episodio è poi arrivata da numerosi esponenti del centrosinistra, da Giovanni Carapella a Massimiliano Smeriglio. E solidarietà bipartisan è stata espressa anche nei confronti dell' esponente romano di An Piergiorgio Benvenuti, contro cui sui muri della sede del partito di via Aldini, zona Marconi, sono comparse le scritte «Fascio attento ancora fischia il vento», firmate con falce, martello e simbolo dell' anarchia.
La Repubblica
02-09-08
14 Ottobre, 2008 20:51
La mamma di Renato Biagetti incontra il sindaco
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«Non voglio seppellire un altro figlio»
La mamma di Renato Biagetti incontra
il sindaco. Alemanno: «Fare piena luce»
E PERÒ CHE FAI se nella notte un gruppo di teste rasate tira fuori il coltello e aggredisce tuo figlio? È successo a Stefania due anni fa: e suo figlio, Renato Biagetti, accoltellato da due ragazzi (magari senza testa rasata ma di destra) all’uscita di una festa reggae, adesso non c’è più. Ammazzato a coltellate: «per futili motivi», recita per ora la sentenza di primo grado. È successo a Teresa, l’altra notte: solo che suo figlio lo hanno preso alla coscia. «Tere’ coraggio, non l’hanno colpito per ammazzarlo, non come il mio», ha cercato di consolarla Stefania.
E però basta: «Mai più – scandisce la madre di Renato -, lo abbiamo detto ad Alemanno, noi la nostra parte di madri l’abbiamo fatta, ora fa la tua parte di sindaco, questi li devi fermare».
Un ultimatum, quasi. Rivolto da madri di ragazzi che militano a sinistra al sindaco eletto con i voti anche dell’estrema destra. Non è solo il fatto che lui è il sindaco. «È
che quella è la parte sua», ripete Stefania: «Noi abbiamo sfilato nei cortei per dimostrare che non si risponde con la violenza, ora vogliamo garanzie che la violenza a destra venga fermata».
Sotto ci sono le altre ad aspettare, con lo striscione in mano e fogli che chiedono: «Mai più lame» e «sindaco Alemanno dove era l’esercito quando hanno accoltellato
Fabio?». «Noi», sono diventate ormai un soggetto collettivo. «Madri per Roma città aperta», si sono chiamate così. Donne di cinquant’anni e poco più, che hanno vissuto gli anni ‘70 e ora la sera si ritrovano a stare in ansia se i loro figli tardano a rientrare: «Ma che ti pare che se c’hai un figlio con il piercing devi stare con il fiato sospeso?». Dopo l’uccisione di Renato si sono guardate negli occhi, proprio come le due donne disegnate faccia a faccia sui loro manifesti, e hanno deciso di volgere la paura in protesta, in rivendicazione di sicurezza. Non quella che se la prende con i rom: «Mandano l’esercito contro i rom e poi non fermano quelli che vanno in giro
con il coltello».
L’altra sera erano tutte al parco Schuster per ricordare Renato. «Ho passato la sera con Teresa, la madre di Fabio e mio figlio, la notte in cui Renato è stato ucciso, doveva andare con lui alla festa reggae», racconta Fabiola, 58 anni: «Poteva succedere a mio figlio». È quel pensiero che le tiene unite in questa forma di militanza che fa i conti con l’età («Mettiamoci sedute all’ombra, che è arrivato il
momento di rivendicare pure la nostra età») e con la notte passata in bianco, appena la prima di loro ha scoperto il video in cui le teste rasate dicono ai loro figli che frequentano l’Acrobax e giocano nella squadra degli All Reds: «Stiamo arrivando». «Ma ti rendi conto? Lo hanno messo su you tube poche ore prima che Fabio fosse aggredito».
Anche di quello hanno parlato al sindaco, che porta ancora nascosto sotto la camicia la croce celtica in ricordo degli anni ‘70. E quelle madri - spiega lui – lo hanno colpito con la loro «aspirazione alla tolleranza e alla pacificazione e non all’odio o alla ritorsione», dice Alemanno, rispondendo alla loro richiesta di «stroncare qualsiasi spirale di violenza politica». Sosterrà le iniziative che vorranno prendere
per interrompere «le violenze nella nostra città», recita la sua risposta.
E si impegnerà perché sulla lunga serie di episodi da loro denunciati «sia fatta luce».
In piazza, ad attendere gli esisti dell’incontro ci sono anche l’assessore Massimiliano Smeriglio e il consigliere provinciale Gianluca Peciola, di Sinistra Arcobaleno, insieme a Paolo Masini, consigliere comunale del Pd. Sul video e sull’aggressione
di venerdì notte hanno preparato un’interrogazione che sarà presentata anche in parlamento da Paola Concia del Pd.
«Dobbiamo isolare i gruppi neofascisti», dice Smeriglio: «E invece c’è un esponente dell’estrema destra come Castellino, di Casa d’Italia Prati, che entra nel Pdl». E c’è -
Ricorda Masini - un consigliere come Storace che considera «normale» la parola «zecca». E se «confortano» le parole di Alemanno, come mai - aggiunge Peciola - «non dice nulla la ministra dei giovani Giorgia Meloni?».
Mariagrazia Gerina
L’Unità 2 settembre 2008
14 Ottobre, 2008 20:50
In campo scendono le mamme
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La battaglia Manifestazione al Campidoglio. Alemanno: è urgente fare chiarezza
Ragazzi di sinistra accoltellati.
In campo scendono le mamme
Roma, la signora Biagetti: non sotterrerò un altro figlio. Si sono costituite in un comitato due anni fa e hanno aperto un blog. La protesta di ieri voluta dopo l' ultima aggressione
ROMA - Eccole, le mamme. Patrizia ha i capelli ricci, rossi, e poca voglia di parlare. Fabiola due figli, uno di 28 e uno di 31 anni, «e quando escono la sera li chiamo sempre per sapere dove stanno e cosa fanno». Stefania e Teresa, invece, si tengono a braccetto. Portano entrambe gli occhiali scuri, sono provate nel fisico e nell' animo, intorno al collo stringono una sciarpa arancione, tra le mani uno striscione: «Comitato madri per Roma città aperta». Ieri mattina erano, insieme alle altre, sulla piazza del Campidoglio, per lanciare il loro appello al sindaco Gianni Alemanno: «Mai più lame». E per difendere il diritto dei loro ragazzi alla politica: di più, alla militanza. E chi dice che a Roma è tornato un clima da anni ' 70 immagini cosa sarebbe successo se in quel periodo fossero scese in piazza le mamme. Stefania è la mamma di Renato Biagetti, ingegnere di 26 anni, ucciso con otto coltellate due anni fa, vicino alla spiaggia di Focene. Un delitto che il giudice, nel primo grado di giudizio contro uno dei due aggressori (condannato a 15 anni per omicidio volontario), ha derubricato come «lite fra balordi, per futili motivi» ma che Stefania e le altre madri del comitato identificano come «un' aggressione fascista». E Teresa, che le si stringe vicino, è la mamma di Fabio detto «Fazio», il militante di sinistra accoltellato nella notte tra venerdì e sabato scorsi davanti al centro sociale «Pirateria», a Ostiense. Sono stanche di vedere i loro figli uccisi, colpiti o sotto minaccia, e che hanno deciso di fare qualcosa di concreto: due anni fa si sono costituite in un comitato, hanno aperto un blog e hanno cominciato a farsi sentire. La manifestazione di ieri era stata organizzata dopo l' ultimo episodio di violenza politica che si è verificato a Roma: Fabio è stato colpito con un taglierino, alle 4 del mattino, dopo la serata passata a commemorare l' amico Renato morto due anni prima. Erano sulla piazza del Campidoglio, ieri, come si potrebbe essere sulla Plaza de Mayo a Buenos Aires. Ma se può essere normale che le madri difendano, per tutta la vita, i propri figli, il fatto straordinario in questo caso è un altro: le mamme non scendono in piazza per salvare i ragazzi dalla droga o per rendere loro giustizia. «Ai nostri figli abbiamo insegnato certi valori, certe convinzioni - dicono -. E siamo sempre davanti a loro, quando serve. In piazza, nelle manifestazioni o nei concerti». Qui è in ballo, dunque, il «diritto a spazi di agibilità democratica», in una parola, alla militanza: è questo lo strappo delle madri di piazza del Campidoglio. Il comitato è nato su iniziativa della mamma di Biagetti, è composto da tutte romane, ma è in contatto con altre donne che combattono per i propri ragazzi: da Heidi Giuliani, che l' altra sera era a Ostiense, alla madre di Federico Aldrovandi, il giovane di Ferrara per la cui morte sono ancora sotto inchiesta quattro poliziotti. Stefania e Teresa si conoscono da prima delle rispettive tragiche esperienze. Renato e Fabio, i loro figli, erano amici, frequentavano gli stessi posti. E «Fazio», qualche giorno fa, è tornato apposta dal Chiapas per aiutare i suoi compagni ad organizzare il concerto in ricordo dell' amico. In Campidoglio, le «madri per Roma città aperta» hanno incontrato Alemanno. E tra il sindaco e Stefania c' è stato un faccia a faccia carico di emozioni: «Non ti abbiamo votato, e conosciamo il tuo passato, ma fai qualcosa per i nostri figli. Noi garantiamo per loro, tu garantisci per quei gruppi politici che sono vicini alla tua maggioranza: lo sai da dove vengono i coltelli», gli ha detto la mamma di Renato. E Alemanno le ha risposto colpito: «Ti stimo molto, come madre e come donna. Appoggerò tutte le iniziative, anche nelle scuole, che vorrete fare». Stefania ha aggiunto: «Un altro figlio non lo sotterro più». Renato, infatti, ha un fratello, anche lui molto conosciuto nei centri sociali: è uno degli allenatori della squadra di rugby All Reds, oggetto delle «attenzioni» degli estremisti di destra. L' altro tecnico della squadra è il figlio di Mirella, un' altra delle madri presenti in Campidoglio. Loro, le mamme, non vogliono fermarsi: «Abbiamo insegnato - dice Lalla - ai nostri ragazzi a non rispondere con gli stessi sistemi. Però sia chiaro: non abbiamo paura e non sopportiamo più che accadono episodi come quello dell' altra sera». Dopo l' aggressione di Fabio, Stefania Zuccari ha telefonato subito all' amica: «Ho pensato che era fortunata, perché suo figlio è ancora vivo». * * * Il precedente Al Leoncavallo Il gruppo delle mamme del Leoncavallo (nella foto ad un corteo) nasce all' indomani dell' assassinio di Fausto Tinelli e Iaio Ianucci, nel 1978 Fausto e Iaio I due giovani frequentatori del centro sociale milanese vennero uccisi nel marzo del 1978, a 18 anni. Il duplice omicidio venne rivendicato da numerose sigle fasciste, ma la più credibile secondo gli inquirenti, fu la rivendicazione della dell' Esercito nazionale rivoluzionario Nar - brigata combattente Franco Anselmi, un neofascista romano morto dodici giorni prima dell' omicidio di Fausto e Iaio, mentre tentava di rapinare un' armeria della capitale Le mamme Nel gruppo delle mamme del Leoncavallo c' erano ex partigiane, sindacaliste, ma nella maggioranza dei casi si trattava di madri di giovani frequentatori dei centri sociali. Tra gli impegni più rilevanti dell' Associazione c' è stato quello contro l' archiviazione dell' inchiesta sull' assassinio di Fausto Tinelli e Iaio Iannucci, poi disposta nel 2000 L' Onlus Dal 2003 il gruppo si è costituito in associazione senza scopo di lucro, allargando le sue attività alla promozione della cultura dei centri sociali
Menicucci Ernesto
Pagina 20
(2 settembre 2008) - Corriere della Sera
14 Ottobre, 2008 20:48
FASCISTI SU ROMA
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FASCISTI SU ROMA
Coltellate e video Minacce sul web prima dell'assalto
Giacomo Russo Spena
Un video che minaccia gli «All Reds», la squadra di rugby che si allena nel centro sociale Acrobax. Apparso su youtube venerdì sera. Poco prima dell'accoltellamento di Fabio Sciacca, aggredito nel giorno del ricordo dell'assassinio di Renato Biagetti. Le scorribande fasciste a Roma non sembrano finire. Tanto che il sindaco Alemanno, malgrado la condanna di queste azioni, appare in difficoltà. Si affida al lavoro dei Ros che stanno preparando un'informativa sull'aggressione a Ostiense. Da consegnare al pm Pietro Saviotti. I carabinieri sarebbero orientati per il non attribuire il raid a un gruppo politico ma a teppisti legati alla microcriminalità e al mondo delle curve capitoline. Intanto ieri mattina il comitato «Madri per Roma città aperta» ha prima inscenato un sit-in sotto al Campidoglio, «per chiedere fatti concreti al sindaco», e poi è stato invitato a salire dal primo cittadino. «Nessuno vuole rispondere con altra violenza - hanno detto le donne nell'incontro con Alemanno - ma basta con il sangue. Se chi ha il dovere non interverrà, lo riterremo responsabile della morte dei nostri figli». Poi hanno proposto di «vigilare» sulle attività delle occupazioni d'estrema destra. Dal canto suo il sindaco, apprezzando l'aspirazione alla tolleranza e al desiderio di pacificazione delle mamme, ha garantito il massimo impegno, «affinché nessun giovane della nostra città possa rimanere ferito o ucciso per il falso alibi della lotta tra opposti schieramenti politici». Tema quello degli opposti estremisti rimandato al mittente da Stefania Zuccari, la madre di Biagetti, che rigetta il ritorno agli anni '70: «I nostri figli non sono dei violenti, i fascisti sì». Nell'incontro s'è anche denunciato un video comparso su youtube venerdì sera, poco prima dell'accoltellamento di Fabio, « All Reds All Rabbits » (Tutti rossi, tutti conigli). Gli All Reds, una polisportiva nata due anni fa con l'idea di costruire intorno all'amore per il rugby politiche di solidarietà e cooperazione internazionale, sono un'esperienza di aggregazione giovanile. Un modello che funziona. Quindi da contrastare, per i neri. Il video ritrae un episodio avvenuto i primi di giugno durante la partita ad Ariccia tra All Reds e la squadra locale. Una ventina di fascisti, tutti rasati con bomber e anfibi, fanno un blitz sugli spalti: si siedono a guardare la partita, urlano qualcosa, scrutano i giocatori in campo in modo minaccioso. Per poi andarsene. Una comparsata di cinque minuti. Non più. Le immagini, zoomate sui volti degli All Reds, sono intervallate da scritte come «cercano d'inquinare questo nobile sport portato in Italia nel Ventennio coi loro metodi da partigiani assassini... Non ci sarà più un altro '68, per voi nessuna tregua... stiamo arrivando». Firmato: «Anti- Antifascismo militante». «È chiaro il carattere minaccioso delle immagini», fanno sapere gli All Reds che interpelleranno anche la Federazione nazionale rugb y «per capire se è intenzionata a tollerare questi comportamenti che nulla hanno a che fare con il prestigio di questo sport». Oltre il blitz si rischia infatti un problema di incolumità per l'anno prossimo. I neofascisti capitolini, quelli fuoriusciti da Fiamma, stanno fondando una propria squadra a Guidonia («Spqr Clan»). Quello ad Ariccia era un avvertimento squadrista. Sul video la Digos sta già indagando.
Il manifesto
2 settembre 2008





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