Appello di Scalfaro: "Ripartiamo dai valori"

Sandra Bonsanti, 18-07-2008
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“No, un momento così buio, nella storia della nostra Repubblica, non lo abbiamo passato mai…”: è con questa premessa che Oscar Luigi Scalfaro si rivolge all’opposizione al governo Berlusconi con un appello accorato e pensoso, incalzante ma partecipe. Un appello ad avere “coraggio e unità” e a “riaffermare i valori e i diritti fondamentali”.
A lui, che presto varcherà la soglia dei novant’anni, e che era stato il garante delle liste veltroniane al tempo delle primarie, si è rivolto il Pd affinché scrivesse e firmasse la petizione per la raccolta dei cinque milioni di firme. Ha rifiutato. Perché?
“Ho ringraziato, ma ho pensato che non fosse giusto che si rivolgessero a me, che ho quasi novant’anni. E’ come se di fronte a una malattia gravissima, invece di un medico specialista si chiamasse un infermiere, magari una persona perbene… ma davanti a questa sistematica demolizione di tutto, c’è un partito nuovo, c’è un segretario, c’è una direzione che pure mi dicono era unanime nel chiedere il mio intervento. Io rimango comunque schierato con loro, non sono certo di quelli che si schierano con se stessi. Ma ho come la sensazione che rimangano oggi ancora delle cose vecchie, che io ritengo intollerabili: ad esempio la sensazione che tutto sia già stato deciso, che la partecipazione sia ridotta. Ecco, questa a mio avviso è una strada non praticabile”.
Consigli?
“Prima di tutto quello di non continuare con quella difficoltà di comunicazione che purtroppo ha caratterizzato il governo precedente: non mettersi in un angolo, non votare comunque contro se si presentano proposte accettabili. Adesso i magistrati riceveranno un colpo durissimo, ahimè anche non senza una qualche loro responsabilità. E allora io dico che se si riuscisse a fare una riforma della giustizia che potesse anche parzialmente essere accolta, allora questa riforma sarebbe importante e durerebbe nel tempo. Altrimenti… ogni governo farà la sua e avremo uno scontro perpetuo.”
Però tutto questo è difficile, perché nell’opposizione “manca coraggio e manca una schiena forte. C’è stata una batosta elettorale, che è piovuta addosso come un terremoto, come un’ondata di venti metri. Il Pd non era forse colpevole, era appena nato, ma è rimasto schiacciato e ha bisogno di una ripresa, riprendersi con coraggio. Cessato lo stordimento, venuta giù la casa, bisogna chiedersi se siamo d’accordo: questa casa la buttiamo giù del tutto? Questa casa la ricostruiamo? Comunque, di fronte a una disgrazia la prima cosa da fare è restare uniti, l’unione è essenziale. E invece… invece temo che questa volontà non ci sia, e la non volontà di unione è anche mal mascherata o non mascherata affatto. Semplicemente, non c’è”.
E poi…
“Poi, ma è un prima di tutto: bisogna riaffermare i diritti fondamentali. Nei momenti difficili, ognuno deve chiedere a se stesso se crede a qualcosa, se no tanto vale mettersi seduti e aspettare di morire. Allora: crediamo nella democrazia? Crediamo nella libertà? Vogliamo combattere il trionfo del qualunquismo? Crediamo nel primo articolo della Costituzione che dice “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro?” Crediamo che “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”? Bisogna riaffermare i nostri valori fondamentali, bisogna esser convinti davvero che la democrazia è la nostra spina dorsale e quindi avere il coraggio di dire dei no e di dire dei sì. So bene che tutto questo è più facile da dirsi che da farsi, ma tutto comincia dall’essere uniti. La politica deve riacquistare la sua forza e la sua credibilità: ripeto oggi, come ho già detto altre volte nella mia vita, che non può essere la magistratura a risolvere i problemi della politica”.
Presidente, nel 2006 Lei è stato l’anima del Referendum contro la riforma della Costituzione. Oggi si sente parlare ancora di referendum… Lei ne affronterebbe un altro, si batterebbe di nuovo?
“Ricomincerei una campagna referendaria, tenuto conto che oggi è ancora più difficile, se passasse una legge di tipo presidenziale, col Premier eletto dalla base. Io credo nella democrazia come governo di popolo e non governo della piazza. E il popolo elegge i suoi rappresentanti. Sì, contro un inganno del genere, io ci sarei”.

la requisitoria al processo che si tiene nell'aula bunker del tribunale di genova

G8, il pm: «Diaz, è stato un massacro»

Cardona Albini: «Ha accomunato le 93 vittime, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano»

 

GENOVA - «È stato un massacro». Così il pm Francesco Cardona Albini ha definito l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova, all'inizio della sua requisitoria nel processo che si tiene nell'aula bunker del tribunale e che vede imputati 29 poliziotti, tra cui dirigenti e alti vertici. «Ed è stato questo massacro e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano» ha sottolineato. Il pm ha parlato poi dello sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa. Il magistrato ha raccontato che il primo poliziotto a sfondare la porta è stato un agente del settimo Nucleo sperimentale di Roma, riconoscibile dalla divisa blu e dalla foggia del casco. Il pm prosegue nella sua requisitoria raccontando i pestaggi subiti dai 'no global' dentro l'edificio.

 

Un arrestato dopo la perquisizione della polizia nella scuola Diaz (Reuters)
Un arrestato dopo la perquisizione della polizia nella scuola Diaz (Reuters)
RISCHIO STOP - La prima parte della requisitoria, del pm Enrico Zucca, è stata fatta giovedì. Nonostante il processo rischi lo stop, se venisse approvato dalla Camera l'emendamento al decreto sicurezza, l'intervento è iniziato senza alcuna eccezione da parte dei difensori. Secondo fonti giudiziarie, inoltre, la contestazione ad alcuni imputati del reato di porto d'armi da guerra (le bottiglie molotov) consente la prosecuzione del processo perché prevede pene maggiori, salvo stralciare la posizione degli stessi. Un reato, quello di porto di armi da guerra, che riguarda solo il vicequestore Pietro Troiani e l'autista Michele Burgio che secondo l'accusa portarono le due molotov dentro la scuola come «falsa prova» a carico dei 93 no global arrestati. Il 10 luglio i pm formuleranno le richieste di condanna. Secondo l'eurodeputato Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum ai tempi del G8, «è fondamentale che il processo sulle violenze alla Diaz si concluda e non venga sospeso a causa della salva premier. Al tempo il governo Berlusconi fu complice delle violenze e oggi cerca di bloccare il processo».

«CHIEDIAMO RIGORE» - Nella requisitoria il pm Zucca ha citato il giudice inglese Lord Denning, raccontando che bloccò una causa civile contro dei poliziotti «perché se fosse stato vero quello che dicevano le parti lese, condannate per un attentato a Birmingham, avrebbe voluto dire che i poliziotti si sarebbero resi responsabili di falsa testimonianza, di minacce e violenza e che le condanne erano sbagliate». Undici anni dopo però riconobbe l'errore. «Noi riteniamo di aver usato prudenza nelle indagini, ma ora chiediamo alla giustizia rigore. Invochiamo ordine e legge per il rispetto delle persone e dei diritti - ha detto Zucca -. Il G8 nel suo complesso è stato messo fuori da questo processo perché ci siamo dovuti concentrare sui fatti». Il pm ha quindi citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, il quale nella sua deposizione spiegò che all'origine della perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell'ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo Giuliani. Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a Genova. Il pm ha poi contestato che ci sia stata una sassaiola da parte degli occupanti la scuola Diaz contro una pattuglia della polizia. Sassaiola che è stato il motivo addotto dai vertici della polizia per decidere l'irruzione nella scuola che sfociò nella «macelleria messicana» e nell'arresto di 93 manifestanti.

GIORNALISTA PICCHIATO - Il pm ha ricostruito poi cosa avvenne fuori della scuola prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell che solo un poliziotto riuscì a salvare. «Mi sembrava - ha riferito Cowell, presente in aula - di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio». Il giornalista riconobbe anche dei carabinieri presenti davanti alla scuola prima dell'arrivo della polizia. Cowell riportò la rottura della mascella e di tutti i denti. «La sera del 21 luglio in via Cesare Battisti e nelle vie limitrofe alla scuola - ha aggiunto il pm - non vigeva neppure il codice penale». Tra i 29 imputati figurano alti vertici della polizia quali Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all'epoca rispettivamente direttore dello Sco e vice direttore dell'Ucigos, e Gilberto Caldarozzi, vice direttore Sco, Spartaco Mortola, capo della Digos di Genova, Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo sperimentale del I Reparto Mobile di Roma. Tra il pubblico era presente Heidi Giuliani, madre del ragazzo morto in piazza Alimonda.


04 luglio 2008

Corriere della Dera 

Vigili, pistola per tutti

Ecco il nuovo Regolamento per gli agenti municipali
di Giovanna Vitale
Pistola per tutti, previa abilitazione e corso teorico-pratico di tiro, salvo per chi eserciterà l´obiezione di coscienza. È quanto prevede la bozza di Regolamento che, per la prima volta, dispone l´uso delle armi per i vigili di Roma. Messa a punto dal capo di gabinetto del sindaco, Sergio Santoro, insieme al vice Tommaso Profeta, è stata già inviata per un parere informale all´ufficio studi del Viminale nonché ai vertici della polizia municipale.
Un testo discusso ieri pomeriggio dal comandante Giuliani nell´ufficio del segretario generale Gagliani Caputo e anticipato in mattinata da Alemanno ai sindacati: «Tra gli obiettivi c´è quello di aumentare la capacità di autodifesa degli agenti».
Sedici articoli, per larga parte frutto di un sapiente "copia e incolla" dal decreto ministeriale n.145/1987, che stabiliscono l´assegnazione di una pistola semiautomatica o a rotazione dopo aver verificato i requisiti psico-fisici disposti annualmente.
I caschi bianchi «in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza - si legge nel provvedimento - svolgono servizio esterno di vigilanza muniti dell´arma in dotazione». E poiché «a Roma tutti i vigili urbani hanno tale qualifica» spiega Alessandro Marchetti, segretario aggiunto del Sulpm, «le pistole verranno date a ciascuno dei 6mila dipendenti del Corpo, come già avviene in tutte le grandi città, da Milano a Genova, Firenze e Napoli».
In ogni caso, a scanso di equivoci, la bozza elenca i servizi per i quali l´arma è obbligatoria: notturni, di pronto intervento diurno e notturno, vigilanza e protezione delle sedi istituzionali del Comune, vigilanza delle armerie, scorta.
Mentre non l´avrà chi «svolge prevalentemente e continuativamente servizio interno» come gli amministrativi. Un inciso che tuttavia solleva non pochi dubbi fra i tecnici. Insieme a quello previsto dall´art.6, comma 4, laddove si dice che chi ha la pistola in dotazione può portarla dal proprio domicilio per raggiungere il luogo di servizio, ma non viceversa. Fra le altre disposizioni: indossare la pistola «in modo non visibile» qualora si effettuino servizi in borghese e riconsegnarla quando si va in ferie.
La repubblica (18 giugno 2008)
 
 

Campidoglio: pistole e manganelli per i vigili
Alemanno: «Ma non saranno sceriffi»

ROMA (18 giugno) - La giunta del Comune di Roma ha approvato all'unanimità la delibera sull'armamento dei vigili urbani. Il regolamento, composto da 18 articoli, prevede che gli uomini della polizia municipale capitolina in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza potranno essere dotati di pistola «a funzionamento semiautomatico, ovvero a rotazione, calibro nove per diciassette», salvo che non decidano di avvalersi della facoltà di obiezione di coscienza o non abbiano i requisiti psico-fisici previsti dalla dalla legge per il rilascio del porto d'armi. Gli agenti potranno usare anche spray anti aggressione omologati e manganelli di gomma («mazzette distanziatrici in gomma di 50/60 centimetri e di peso inferiore ai 500 grammi»). La squadra d'onore del Comando generale avrà in dotazione una sciabola «per esclusiva esigenza di difesa personale previa autorizzazione del ministero dell' Interno». La pistola sarà assegnata «in dotazione individuale e in via continuativa», l'agente cioè non avrà l'obbligo di riconsegnarla a fine servizio.

Alemanno: «Non saranno vigili-sceriffi». «Non inseguiamo affatto velleità da vigili-sceriffi ma puntiamo a un più efficace impiego dei vigili stessi come polizia di prossimità nella lotta al degrado e alla criminalità di strada» ha detto il sindaco Gianni Alemanno. «La delibera approvata oggi - ha aggiunto - è solo un primo passo di un iter che si concluderà con il voto della commissione consiliare competente e del Consiglio comunale. Il passaggio per noi decisivo è il confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative della Polizia municipale del Comune di Roma. Sarà in quella sede che  verificheremo il grado di consenso degli appartenenti al corpo su questo cambiamento, nonché tutte le procedure tecniche necessarie a rendere il più sicuro e professionale possibile il percorso per garantire l'autodifesa dei nostri agenti».

Il messaggero (18/6/2008)

 

Un sindacato di polizia: «Così i vigili nel mirino della malavita»

ROMA (18 giugno) - La Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia (Consap) critica l'approvazione della delibera del Campidoglio sull'armamento della polizia municipale e ai vigili urbani provocatoriamente dice: «Benvenuti, agli amici della polizia municipale, nel mirino della malavita».

Il primo sindacato autonomo della Capitale si augura che la proposta sia adottata solo dopo averne valutato gli aspetti positivi e quelli negativi. «Fra i contro - spiega la Consap - ci permettiamo, in base alla nostra esperienza, di dire che un criminale, contro un vigile armato, potrebbe alzare il tiro, esponendo i vigili romani allo stesso rischio che corrono i poliziotti ogni giorno e che sono costati un tributo altissimo in termini di vite umane a tutte le forze di polizia. Inoltre invitiamo, come sindacato di polizia, gli appartenenti al corpo della polizia municipale, a perorare insieme a noi il ripristino del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, per il quale da mesi noi della Consap abbiamo avviato una raccolta di firme in tutta Italia, chiedendone l'estensione a tutte le divise che a vari livelli rappresentano le istituzioni. Solo in questo modo la divisa e chi la indossa possono recuperare dignità operativa, e magari individuare quel deterrente efficace che non può essere l'arma in dotazione».

 

Il messaggero (18/6/2008) 

 

 

Un gruppo con il volto coperto da foulard con la svastica
ha distrutto le vetrine di due alimentari e di un call center

Roma, raid neonazista al Pigneto
Picchiato un extracomunitario

Alemanno: "Atto di gravità inaudita, puniremo i colpevoli"
Gli abitanti del quartiere in piazza contro razzismo e xenofobia


<B>Roma, raid neonazista al Pigneto<br>Picchiato un extracomunitario</B>

Il quartiere Pigneto

ROMA - Una vera e propria spedizione punitiva al grido di "Sporchi stranieri" e "Bastardi". Nel mirino gli extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma. Oggi pomeriggio un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, con i volti coperti da foulard con la svastica, ha fatto irruzione in un alcuni negozi di una delle zone più multietniche di Roma. In via Ascoli Piceno i teppisti hanno danneggiato due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari e le vetrine di un call center. In via Macerata sono stati assaltati un altro alimentari ed è stata infranta la vetrata del portone di un'abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda. "E' stato colpito da una bastonata e non ha avuto bisogno di andare a farsi medicare in ospedale", hanno raccontato alcuni testimoni.

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La squadraccia è arrivata improvvisamente di corsa, tenendo in mano assi di legno, e si è scagliata contro l'extracomunitario. Tanta la paura nel quartiere, dove sono molti gli immigrati che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi.

Il primo ad essere assaltato è stato un negozio di alimentari in via Macerata, gestito da quattro anni da un immigrato indiano al quale sono state distrutte a bastonate le vetrine esterne. Successivamente, gli assalitori si sono diretti nella parallela via Ascoli Piceno, dove sono state mandate in frantumi le vetrine di una lavanderia-phone center e di un altro alimentari, entrambi gestiti da cingalesi. L'alimentari è stato il più colpito dal raid, con la distruzione di un frigo e della merce presente sugli scaffali, soprattutto bottiglie di birra e vino.

Una cronista dell'Agi, testimone dell'episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto (Audio: il racconto della giornalista). Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.

"Non capiamo perché sia avvenuto questo attacco - hanno detto i bengalesi titolari della lavanderia di via Ascoli Piceno - Siamo da anni qui, lavoriamo, paghiamo le tasse e mandiamo i soldi a casa. Cosa abbiamo fatto?".

Il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale dove si trovano il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Dopo l'aggressione gli abitanti del quartiere sono scesi in strada per manifestare il loro rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia.

Il quartiere, a metà anni '90, ha conosciuto una rinascita che lo ha portato a essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti. E' stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.

Durissima la reazione delle autorità, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno: "Il raid e l'aggressione al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia solidarietà, è un atto di una gravità inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell'ordine affinché i colpevoli di questo gesto siano presi e puniti in maniera esemplare".

Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della Regione Piero Marazzo: "Roma è una città aperta e
multiculturale che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio a drammatici episodi di razzismo e intolleranza e di rivivere anni bui e dolorosi di un passato che vogliamo definitivamente vedere alle nostre spalle". E il presidente della Provincia Nicola Zingaretti sottolinea che quello del Pigneto è "un altro episodio di violenza e xenofobia che non è davvero più possibile tollerare" e che "tutte le istituzioni dovrebbero condannare duramente e con fermezza" perché "Roma ha bisogno di tornare a respirare un'aria di pace, libertà e di vero rispetto nei confronti del prossimo".

La Repubblica (24 maggio 2008)


Roma, giovane conduttore
aggredito e minacciato perché gay


ROMA - Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale DeeGay.it, è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell'omosessualità e gli hanno intimato di smetterla.

Il giovane, che è stato portato all'ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. E dopo il raid neonazista al Pigneto, Floris ha parlato di "correlazioni" tra i due fatti. "Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari - ha affermato - La mia convinzione - proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice".

DeeGay.it è un portale che co-produce una trasmissione con Radio Città Futura, Eco tv e Nessuno tv.

La repubblica (24 maggio 2008)