19 Luglio, 2008 20:39
Oscar Luigi Scalfaro e la democrazia
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Appello di Scalfaro: "Ripartiamo dai valori"
“No, un momento così buio,
nella storia della nostra Repubblica, non lo abbiamo passato mai…”: è con questa premessa che
Oscar Luigi Scalfaro si rivolge all’opposizione al governo Berlusconi con un
appello accorato e pensoso, incalzante ma partecipe. Un appello ad avere
“coraggio e unità” e a “riaffermare i valori e i diritti fondamentali”.
A lui, che presto varcherà la soglia dei novant’anni, e che era stato il
garante delle liste veltroniane al tempo delle primarie, si è rivolto il Pd
affinché scrivesse e firmasse la petizione per la raccolta dei cinque milioni
di firme. Ha rifiutato. Perché?
“Ho ringraziato, ma ho pensato che non fosse giusto che si rivolgessero a me,
che ho quasi novant’anni. E’ come se di fronte a una malattia gravissima,
invece di un medico specialista si chiamasse un infermiere, magari una persona
perbene… ma davanti a questa sistematica demolizione di tutto, c’è un partito
nuovo, c’è un segretario, c’è una direzione che pure mi dicono era unanime nel
chiedere il mio intervento. Io rimango comunque schierato con loro, non sono
certo di quelli che si schierano con se stessi. Ma ho come la sensazione che
rimangano oggi ancora delle cose vecchie, che io ritengo intollerabili: ad
esempio la sensazione che tutto sia già stato deciso, che la partecipazione sia
ridotta. Ecco, questa a mio avviso è una strada non praticabile”.
Consigli?
“Prima di tutto quello di non continuare con quella difficoltà di comunicazione
che purtroppo ha caratterizzato il governo precedente: non mettersi in un angolo,
non votare comunque contro se si presentano proposte accettabili. Adesso i
magistrati riceveranno un colpo durissimo, ahimè anche non senza una qualche
loro responsabilità. E allora io dico che se si riuscisse a fare una riforma
della giustizia che potesse anche parzialmente essere accolta, allora questa
riforma sarebbe importante e durerebbe nel tempo. Altrimenti… ogni governo farà
la sua e avremo uno scontro perpetuo.”
Però tutto questo è difficile, perché nell’opposizione “manca coraggio e
manca una schiena forte. C’è stata una batosta elettorale, che è piovuta
addosso come un terremoto, come un’ondata di venti metri. Il Pd non era forse
colpevole, era appena nato, ma è rimasto schiacciato e ha bisogno di una
ripresa, riprendersi con coraggio. Cessato lo stordimento, venuta giù la casa,
bisogna chiedersi se siamo d’accordo: questa casa la buttiamo giù del tutto?
Questa casa la ricostruiamo? Comunque, di fronte a una disgrazia la prima cosa
da fare è restare uniti, l’unione è essenziale. E invece… invece temo che
questa volontà non ci sia, e la non volontà di unione è anche mal
mascherata o non mascherata affatto. Semplicemente, non c’è”.
E poi…
“Poi, ma è un prima di tutto: bisogna riaffermare i diritti fondamentali.
Nei momenti difficili, ognuno deve chiedere a se stesso se crede a qualcosa, se
no tanto vale mettersi seduti e aspettare di morire. Allora: crediamo nella
democrazia? Crediamo nella libertà? Vogliamo combattere il trionfo del
qualunquismo? Crediamo nel primo articolo della Costituzione che dice “L’Italia
è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro?” Crediamo che “La sovranità
appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della
Costituzione”? Bisogna riaffermare i nostri valori fondamentali, bisogna esser
convinti davvero che la democrazia è la nostra spina dorsale e quindi avere il
coraggio di dire dei no e di dire dei sì. So bene che tutto questo è più facile
da dirsi che da farsi, ma tutto comincia dall’essere uniti. La politica deve
riacquistare la sua forza e la sua credibilità: ripeto oggi, come ho già detto
altre volte nella mia vita, che non può essere la magistratura a risolvere i
problemi della politica”.
Presidente, nel 2006 Lei è stato l’anima del Referendum contro la riforma
della Costituzione. Oggi si sente parlare ancora di referendum… Lei ne
affronterebbe un altro, si batterebbe di nuovo?
“Ricomincerei una campagna referendaria, tenuto conto che oggi è ancora più
difficile, se passasse una legge di tipo presidenziale, col Premier eletto
dalla base. Io credo nella democrazia come governo di popolo e non governo
della piazza. E il popolo elegge i suoi rappresentanti. Sì, contro un inganno
del genere, io ci sarei”.
04 Luglio, 2008 20:14
Diaz, è stato un massacro
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la requisitoria al processo che si tiene nell'aula bunker del tribunale di genova
G8, il pm: «Diaz, è stato un massacro»
Cardona Albini: «Ha accomunato le 93 vittime, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano»
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GENOVA - «È stato un massacro». Così il pm Francesco Cardona Albini ha definito l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova, all'inizio della sua requisitoria nel processo che si tiene nell'aula bunker del tribunale e che vede imputati 29 poliziotti, tra cui dirigenti e alti vertici. «Ed è stato questo massacro e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano» ha sottolineato. Il pm ha parlato poi dello sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa. Il magistrato ha raccontato che il primo poliziotto a sfondare la porta è stato un agente del settimo Nucleo sperimentale di Roma, riconoscibile dalla divisa blu e dalla foggia del casco. Il pm prosegue nella sua requisitoria raccontando i pestaggi subiti dai 'no global' dentro l'edificio.
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| Un arrestato dopo la perquisizione della polizia nella scuola Diaz (Reuters) |
«CHIEDIAMO RIGORE» - Nella requisitoria il pm Zucca ha citato il giudice inglese Lord Denning, raccontando che bloccò una causa civile contro dei poliziotti «perché se fosse stato vero quello che dicevano le parti lese, condannate per un attentato a Birmingham, avrebbe voluto dire che i poliziotti si sarebbero resi responsabili di falsa testimonianza, di minacce e violenza e che le condanne erano sbagliate». Undici anni dopo però riconobbe l'errore. «Noi riteniamo di aver usato prudenza nelle indagini, ma ora chiediamo alla giustizia rigore. Invochiamo ordine e legge per il rispetto delle persone e dei diritti - ha detto Zucca -. Il G8 nel suo complesso è stato messo fuori da questo processo perché ci siamo dovuti concentrare sui fatti». Il pm ha quindi citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, il quale nella sua deposizione spiegò che all'origine della perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell'ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo Giuliani. Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a Genova. Il pm ha poi contestato che ci sia stata una sassaiola da parte degli occupanti la scuola Diaz contro una pattuglia della polizia. Sassaiola che è stato il motivo addotto dai vertici della polizia per decidere l'irruzione nella scuola che sfociò nella «macelleria messicana» e nell'arresto di 93 manifestanti.
GIORNALISTA PICCHIATO - Il pm ha ricostruito poi cosa avvenne fuori della scuola prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell che solo un poliziotto riuscì a salvare. «Mi sembrava - ha riferito Cowell, presente in aula - di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio». Il giornalista riconobbe anche dei carabinieri presenti davanti alla scuola prima dell'arrivo della polizia. Cowell riportò la rottura della mascella e di tutti i denti. «La sera del 21 luglio in via Cesare Battisti e nelle vie limitrofe alla scuola - ha aggiunto il pm - non vigeva neppure il codice penale». Tra i 29 imputati figurano alti vertici della polizia quali Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all'epoca rispettivamente direttore dello Sco e vice direttore dell'Ucigos, e Gilberto Caldarozzi, vice direttore Sco, Spartaco Mortola, capo della Digos di Genova, Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo sperimentale del I Reparto Mobile di Roma. Tra il pubblico era presente Heidi Giuliani, madre del ragazzo morto in piazza Alimonda.
04 luglio 2008
Corriere della Dera
18 Giugno, 2008 19:57
E' iniziata l'età della barbarie: 5000 pistole in città
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Vigili, pistola per tutti
Un testo discusso ieri pomeriggio dal comandante Giuliani nell´ufficio del segretario generale Gagliani Caputo e anticipato in mattinata da Alemanno ai sindacati: «Tra gli obiettivi c´è quello di aumentare la capacità di autodifesa degli agenti».
Sedici articoli, per larga parte frutto di un sapiente "copia e incolla" dal decreto ministeriale n.145/1987, che stabiliscono l´assegnazione di una pistola semiautomatica o a rotazione dopo aver verificato i requisiti psico-fisici disposti annualmente.
I caschi bianchi «in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza - si legge nel provvedimento - svolgono servizio esterno di vigilanza muniti dell´arma in dotazione». E poiché «a Roma tutti i vigili urbani hanno tale qualifica» spiega Alessandro Marchetti, segretario aggiunto del Sulpm, «le pistole verranno date a ciascuno dei 6mila dipendenti del Corpo, come già avviene in tutte le grandi città, da Milano a Genova, Firenze e Napoli».
In ogni caso, a scanso di equivoci, la bozza elenca i servizi per i quali l´arma è obbligatoria: notturni, di pronto intervento diurno e notturno, vigilanza e protezione delle sedi istituzionali del Comune, vigilanza delle armerie, scorta.
Mentre non l´avrà chi «svolge prevalentemente e continuativamente servizio interno» come gli amministrativi. Un inciso che tuttavia solleva non pochi dubbi fra i tecnici. Insieme a quello previsto dall´art.6, comma 4, laddove si dice che chi ha la pistola in dotazione può portarla dal proprio domicilio per raggiungere il luogo di servizio, ma non viceversa. Fra le altre disposizioni: indossare la pistola «in modo non visibile» qualora si effettuino servizi in borghese e riconsegnarla quando si va in ferie.
Campidoglio: pistole e manganelli per i vigili
Alemanno: «Ma non saranno sceriffi»
ROMA
(18 giugno) - La giunta del Comune di Roma ha approvato all'unanimità
la delibera sull'armamento dei vigili urbani. Il regolamento, composto
da 18 articoli, prevede che gli uomini della polizia municipale
capitolina in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza
potranno essere dotati di pistola «a funzionamento semiautomatico,
ovvero a rotazione, calibro nove per diciassette», salvo che non
decidano di avvalersi della facoltà di obiezione di coscienza o non
abbiano i requisiti psico-fisici previsti dalla dalla legge per il
rilascio del porto d'armi. Gli agenti potranno usare anche spray anti
aggressione omologati e manganelli di gomma («mazzette distanziatrici
in gomma di 50/60 centimetri e di peso inferiore ai 500 grammi»). La
squadra d'onore del Comando generale avrà in dotazione una sciabola
«per esclusiva esigenza di difesa personale previa autorizzazione del
ministero dell' Interno». La pistola sarà assegnata «in dotazione
individuale e in via continuativa», l'agente cioè non avrà l'obbligo di
riconsegnarla a fine servizio.
Alemanno: «Non saranno vigili-sceriffi».
«Non inseguiamo affatto velleità da vigili-sceriffi ma puntiamo a un
più efficace impiego dei vigili stessi come polizia di prossimità nella
lotta al degrado e alla criminalità di strada» ha detto il sindaco
Gianni Alemanno. «La delibera approvata oggi - ha aggiunto - è solo un
primo passo di un iter che si concluderà con il voto della commissione
consiliare competente e del Consiglio comunale. Il passaggio per noi
decisivo è il confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative
della Polizia municipale del Comune di Roma. Sarà in quella sede che
verificheremo il grado di consenso degli appartenenti al corpo su
questo cambiamento, nonché tutte le procedure tecniche necessarie a
rendere il più sicuro e professionale possibile il percorso per
garantire l'autodifesa dei nostri agenti».
Il messaggero (18/6/2008)
Un sindacato di polizia: «Così i vigili nel mirino della malavita»
ROMA (18 giugno) - La Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia
(Consap) critica l'approvazione della delibera del Campidoglio
sull'armamento della polizia municipale e ai vigili urbani
provocatoriamente dice: «Benvenuti, agli amici della polizia
municipale, nel mirino della malavita».
Il primo sindacato autonomo della Capitale si augura che la
proposta sia adottata solo dopo averne valutato gli aspetti positivi e
quelli negativi. «Fra i contro - spiega la Consap - ci permettiamo, in
base alla nostra esperienza, di dire che un criminale, contro un vigile
armato, potrebbe alzare il tiro, esponendo i vigili romani allo stesso
rischio che corrono i poliziotti ogni giorno e che sono costati un
tributo altissimo in termini di vite umane a tutte le forze di polizia.
Inoltre invitiamo, come sindacato di polizia, gli appartenenti al corpo
della polizia municipale, a perorare insieme a noi il ripristino del
reato di oltraggio a pubblico ufficiale, per il quale da mesi noi della
Consap abbiamo avviato una raccolta di firme in tutta Italia,
chiedendone l'estensione a tutte le divise che a vari livelli
rappresentano le istituzioni. Solo in questo modo la divisa e chi la
indossa possono recuperare dignità operativa, e magari individuare quel
deterrente efficace che non può essere l'arma in dotazione».
Il messaggero (18/6/2008)
24 Maggio, 2008 21:49
Roma, raid neonazista al Pigneto
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Un gruppo con il volto coperto da foulard con la svastica
ha distrutto le vetrine di due alimentari e di un call center
Roma, raid neonazista al Pigneto
Picchiato un extracomunitario
Alemanno: "Atto di gravità inaudita, puniremo i colpevoli"
Gli abitanti del quartiere in piazza contro razzismo e xenofobia
Il quartiere Pigneto
LA GALLERIA FOTOGRAFICA
La squadraccia è arrivata improvvisamente di corsa, tenendo in mano assi di legno, e si è scagliata contro l'extracomunitario. Tanta la paura nel quartiere, dove sono molti gli immigrati che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi.
Il primo ad essere assaltato è stato un negozio di alimentari in via Macerata, gestito da quattro anni da un immigrato indiano al quale sono state distrutte a bastonate le vetrine esterne. Successivamente, gli assalitori si sono diretti nella parallela via Ascoli Piceno, dove sono state mandate in frantumi le vetrine di una lavanderia-phone center e di un altro alimentari, entrambi gestiti da cingalesi. L'alimentari è stato il più colpito dal raid, con la distruzione di un frigo e della merce presente sugli scaffali, soprattutto bottiglie di birra e vino.
Una cronista dell'Agi, testimone dell'episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto (Audio: il racconto della giornalista). Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.
"Non capiamo perché sia avvenuto questo attacco - hanno detto i bengalesi titolari della lavanderia di via Ascoli Piceno - Siamo da anni qui, lavoriamo, paghiamo le tasse e mandiamo i soldi a casa. Cosa abbiamo fatto?".
Il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale dove si trovano il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Dopo l'aggressione gli abitanti del quartiere sono scesi in strada per manifestare il loro rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia.
Il quartiere, a metà anni '90, ha conosciuto una rinascita che lo ha portato a essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti. E' stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.
Durissima la reazione delle autorità, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno: "Il raid e l'aggressione al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia solidarietà, è un atto di una gravità inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell'ordine affinché i colpevoli di questo gesto siano presi e puniti in maniera esemplare".
Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della Regione Piero Marazzo: "Roma è una città aperta e
multiculturale che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio a drammatici episodi di razzismo e intolleranza e di rivivere anni bui e dolorosi di un passato che vogliamo definitivamente vedere alle nostre spalle". E il presidente della Provincia Nicola Zingaretti sottolinea che quello del Pigneto è "un altro episodio di violenza e xenofobia che non è davvero più possibile tollerare" e che "tutte le istituzioni dovrebbero condannare duramente e con fermezza" perché "Roma ha bisogno di tornare a respirare un'aria di pace, libertà e di vero rispetto nei confronti del prossimo".
La Repubblica (24 maggio 2008)
24 Maggio, 2008 21:43
Giovane conduttore della radio aggredito e minacciato perchè gay
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Roma, giovane conduttore
aggredito e minacciato perché gay
ROMA - Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale DeeGay.it, è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell'omosessualità e gli hanno intimato di smetterla.
Il giovane, che è stato portato all'ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. E dopo il raid neonazista al Pigneto, Floris ha parlato di "correlazioni" tra i due fatti. "Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari - ha affermato - La mia convinzione - proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice".
DeeGay.it è un portale che co-produce una trasmissione con Radio Città Futura, Eco tv e Nessuno tv.
La repubblica (24 maggio 2008)






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