Al Sindaco di Roma

 
Abbiamo appreso dalla stampa il suo piano di sicurezza per far vivere i cittadini di Roma più tranquilli e sereni. Abbiamo letto di 4000 pistole ai vigili urbani e di circa 300 militari distribuiti nelle periferie romane. E ancora sgomberi ai centri sociali.

Il piano sembra indirizzato a controllare  una parte della città che lei sente sua nemica. E che il suo metodo sia preferibilmente quello della repressione.

Anche il nostro Comitato di Madri per Roma Città Aperta si è costituito sul tema della sicurezza. Un giovane ingegnere romano di 26 anni, Renato Biagetti è stato accoltellato dopo un concerto di musica reggae a Focene da due giovani del posto di 17 e 18 anni.

Noi madri, che non disponiamo di apparati di sicurezza come vigili urbani armati e soldati per proteggere i nostri e i figli degli altri, giovani che ascoltano musica e lavorano, abbiamo scelto di lavorare in un altro modo. Lavoriamo con il dialogo democratico, mettendo al primo posto il rispetto della vita e delle diversità. Ci farebbe piacere se lei volesse prendere in considerazione la nostra esperienza di madri e tentasse di risolvere il problema della sicurezza prioritariamente  attraverso  il confronto con  le tante realtà che compongono il corpo sociale della nostra città..

Provi a considerare le occupazioni di spazi  pubblici degradati, e abbandonati come proposte sociali, economiche e culturali.

Provi a considerare, come ha fatto in occasione delle impronte ai bambini rom, di vedere un bambino prima di vedere  un delinquente.

Provi a considerare i cittadini come una società da cui farsi rispettare e non temere.

Noi pensiamo che, con tali  fattivi accorgimenti, la percezione di sicurezza di cui tanto si parla forse sarebbe rafforzata.

La violenza non è solo quella diretta, del pugno, dello stupro, della coltellata, ma è anche quella strutturale di un intero sistema a danno delle categorie economiche e sociali più fragili (come nel caso dei rom e degli immigrati) e quella culturale, la più subdola e devastante. Su quest’ultima si basano i regimi dittatoriali ed è questa che porta a volere l’eliminazione del diverso.

In questo momento a Roma la violenza è di tutti e tre i tipi ma l’opinione pubblica vede solo la prima. L’autorità pubblica e di governo alimenta, a nostro parere, questa lettura e ritiene che si possa agire solo in forma autoritaria, non considerando un aspetto:  i gruppi che vengono considerati una minaccia per la sicurezza ( rom e non solo), provocano la minaccia o subiscono il degrado? Non si cerca di distinguere fra buoni e cattivi,  si sceglie di usare la forza per tutti e per ogni occasione.

A nostro parere bisogna invece partire dai bisogni e avviare subito procedure per risolverli.

Le chiediamo quindi di farci  sentire sicuri in una “città aperta”, in serenità e non  perché fuori nella strada ci sia un vigile urbano armato e un militare volontario nelle cui regole di ingaggio Bagdad o Roma sono considerati alla pari. Ricorrere alle armi serve solo ad acuire i problemi, non certo a cercare soluzioni.

 

Madri per Roma Città Aperta

 

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