Un 19enne si è presentato in questura con il suo avvocato
Il legale: lite degenerata, i genitori distrutti da una situazione spaventosa

Ragazzo massacrato a Verona
confessa un ultrà neofascista

Identificati altri due dei cinque aggressori: sono già fuggiti all'estero
Ancora gravissime le condizioni del 29enne vittima del pestaggio

 

 

VERONA - Un giovane ha confessato di essere uno degli autori dell'aggressione di Nicola Tommasoli, 29 anni, picchiato e ridotto in fin di vita la notte del primo maggio nel centro di Verona solo perché si è rifiutato di offrire una sigaretta. Il ragazzo di 19 anni interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, titolare dell'inchiesta, ha reso "piena confessione". E' un ultrà neofascista già responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi.

L'avvocato del diciannovenne parla di una lite degenerata e sostiene che il suo assistito, che frequenta il liceo classico, non intendeva uccidere. Il legale aggiunge anche che il padre e la madre del giovane "sono distrutti da una situazione spaventosa".

Sono ancora molto gravi le condizioni di Nicola Tommasoli, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento. Momenti di angoscia per i genitori, chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. "Sono realista non voglio illudermi - dice il padre - "i medici dicono che c'è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare". Secondo fonti sanitarie, domattina inizierà il periodo di osservazione per l'eventuale dichiarazione di morte cerebrale. Se non dovesse farcela, chi lo ha picchiato potrebbe essere accusato di omicidio volontario o preterintezionale.

Il gruppo di neofascisti. La caccia agli altri quattro aggressori continua. Due di loro sono stati individuati dalla polizia ma sono già fuggiti all'estero dove sono ricercati. Il fermato è stato invece condotto in carcere a Montorio.. Il giovane, che appartiene a una famiglia benestante della città, si è costituito questa mattina presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così

confessato davanti ai magistrati

E' stato proprio indagando su "ambienti politicizzati" della città scaligera che la polizia è arrivata a identificare gli aggressori. Il ragazzo fermato era infatti già noto alle forze dell'ordine: come ultrà del Verona, per violenza negli stadi nello scorso febbraio era stato sottoposto a Daspo. In precedenza, nel 2007 era stato indagato dalla Digos insieme ad altre 16 persone per associazione a delinquere finalizzata a discriminazione razziale per alcune aggressioni avvenute a Verona analoghe a quella del primo maggio.

Il giovane fermato si muove in ambienti vicini a Forza Nuova, ma l'associazione di estrema destra nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e minaccia di querelare chiunque la associ all'episodio. "Nessuno si permetta di associare Forza Nuova a tale vicenda" ha detto il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis. "I nostri militanti non compirebbero mai un atto di così grave stupidità e cattiveria; se poi il ragazzo frequenta ambienti ultras o piazze dove si ritrovano neofascisti, questo è un altro discorso, non collegabile a Forza Nuova". Come movimento politico, aggiunge Caratossidis, "prendiamo completamente le distanze da tale indegno e vergognoso atto. Forza Nuova è contraria a ogni forza di violenza, tanto più se insensata, illogica e incivile come quella compiuta da quella banda di pazzi irresponsabili".

 

Verona, l'aggressore di Nicola Tommasoli membro di un gruppo neofascista
In passato la banda, vicina alla tifoseria dell'Hellas Verona, già indagata per aggressioni

Insospettabili, estremisti, violenti
I colpevoli erano già noti alla polizia

 

<B>Insospettabili, estremisti, violenti<br>I colpevoli erano già noti alla polizia</B>

VERONA - Botte ai "diversi", ai meridionali, ai giovani di sinistra e a tutti quelli che, secondo loro, rovinavano l'immagine di Verona. Ci sarebbero numerosi episodi violenti nel passato degli aggressori di Nicola Tommasoli, in fin di vita nel capoluogo veneto per aver rifiutato una sigaretta. Secondo la polizia, il ragazzo che ha confessato di aver preso parte al pestaggio è membro di un gruppo di estrema destra vicino al "Veneto Fronte Skinheads" e alla tifoseria dell'Hellas Verona e già noto da almeno un anno alle forze dell'ordine. Per l'ennesima volta la città scaligera torna alla ribalta per azioni di matrice neofascista.

La gang si compone di circa 17 persone di età compresa tra i 17 e i 25 anni, insospettabili figli di professionisti e irreprensibili operai. Tra le loro "imprese" ci sono numerose aggressioni. Tra le vittime, ad esempio, c'è un giovane con la maglietta del Lecce era stato apostrofato come "terrone" e poi massacrato di botte. Un ragazzino che utilizzava lo skate-board, invece, era stato preso di mira in quanto incapace nell'utilizzare lo strumento. Problemi anche per alcuni venditori di kebab e per i loro clienti, aggrediti perché mangiavano un prodotto non gradito alla banda.

Tra gli episodi piu cruenti, il 27 novembre del 2006 due giovani della "Chimica", un centro sociale della zona, furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in piazza Erbe perché stando seduto su alcuni scalini danneggiava l'immagine di Verona "città di Classe".

Nelle perquisizioni domiciliari effettuate un anno fa, gli agenti della polizia scaligera avevano rinvenuto numerose cassette con filmati che documentavano le azioni violente. Alcuni degli indagati avevano in casa simboli nazisti, coltelli, armi, pugnali, simboli del "Veneto Fronte Skinheads". Gli atti violenti servivano per mantenere una sorta di controllo del territorio. Il materiale video circolava e, secondo gli inquirenti, le cassette venivano persino vendute. Chi non riusciva a comprare il materiale originale si accontentava dei video scaricati dal web.


L'estrema destra veronese è stata spesso al centro di episodi di cronaca. Tra gli episodi più eclatanti, l'aggressione in diretta televisiva al leader dell'Unione del musulmani italiani, Adel Smith. In quell'occasione, un gruppo di militanti veneti di Forza Nuova aveva fatto irruzione negli studi dell'emittente di Verona Telenuovo provocando un caso di rilevanza nazionale.

Il "Veneto Fronte Skinheads", associazione fondata nel 1986, ha rapporti con altri gruppi di destra europei. I suoi membri, come viene raccontato anche sul sito dell'associazione, sono stati in più occasione coinvolti in scontri con la polizia e con militanti di sinistra e hanno preso parte a manifestazioni neonaziste in giro per l'Europa.

Secondo il Viminale, in Italia gli ultras violenti sarebbero circa 20mila. Di questi, tre quarti sarebbero vicini a posizioni di estrema destra, come i principali gruppi della curva dell'Hellas Verona.

(4 maggio 2008)

La repubblica

 

Verona, confessa giovane neofascista

Un giovane si è presentato questa mattina in questura e ha confessato di essere stato uno degli autori dell'aggressione di Nicola Tommasoli, 29 anni, picchiato e ridotto in fin di vita la notte del primo maggio nel centro di Verona solo perché si è rifiutato di offrire una sigaretta. Il ragazzo di venti anni interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, titolare dell'inchiesta, ha reso “piena confessione”. Si tratta di un ultrà neofascista già responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi.

Sono ancora molto gravi le condizioni di Nicola Tommasoli, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento. Momenti di angoscia per i genitori, chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. “Sono realista non voglio illudermi - dice il padre che, come rileva l'Arena si aggrappa a ogni flebile speranza – i medici dicono che c'è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare”.

La caccia agli altri quattro aggressori continua. Due di loro sono stati individuati dalla polizia ma sono già fuggiti all'estero dove sono ricercati. Il fermato è stato invece condotto in carcere a Montorio. Il giovane, che appartiene a una famiglia benestante della città, si è costituito questa mattina presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati.

Gli aggressori, secondo quanto si apprende in ambienti investigativi, apparterrebbero al “Fronte Veneto Skinheads” e farebbero parte di un gruppo di giovani di estrema destra, molti dei quali ultras del Verona, il cui obiettivo era la “caccia al diverso”. Nell'indagine chiusa un anno fa dalla Digos scaligera, che ha portato alla denuncia di 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, è infatti emerso che le vittime della banda non erano solo extracomunitari ma tutti coloro che in qualche modo venivano visti come non omologabili con le loro idee.

Nel corso delle perquisizioni effettuate un anno fa nelle abitazioni degli indagati, la polizia trovò cinghie, manganelli telescopici ma anche cassette video e dvd che contenevano immagini di pestaggi e documenti e materiale del “Fronte veneto skinheads”. L’accusa contestata dalla procura di Verona ai 17 giovani individuati dalla Digos un anno fa fu di associazione a delinquere finalizzata alle lesioni personali e alla violazione della legge Mancino contro la discriminazione
razziale, etnica e religiosa.

 

 

Restano gravissime le condizioni di Nicola Tommasoli, massacrato per una sigaretta

Pestaggio di Verona, 19enne si costituisce

E' un ultrà neofascista: si è presentato alla Digos dopo che gli

VERONA - Mentre restano gravisime le condizioni di Nicola Tommasoli, il tecnico di 29 anni picchiato da un gruppo di balordi in centro a Verona la notte del Primo maggio, un giovane di 19 anni si è costituito e ha già confessato di essere coinvolto nell'aggressione. Altri due presunti responsabili del pestaggio sono invece ricercati all'estero.

ULTRA' NEOFASCISTA - Il giovane è un ultrà neofascista che, a quanto risulta alla polizia, è già stato responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. Il 19enne, che apparterrebbe ad una famiglia benestante della città, si è costituito presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati. In passato, a quanto si è appreso, era stato sottoposto a Daspo, ovvero il divieto di accedere a manifestazioni sportive, previsto proprio dalle norme studiate ad hoc contro la violenza negli stadi. Dopo essere stato sentito è stato trasferito in carcere.
Un anno fa la banda di cui farebbe parte il giovane fermato per l'aggressione a Nicola Tommasoli era stata individuata dalla Digos della Polizia di Verona perché perseguitava i «diversi»: gente di colore, cittadini del meridione ma anche persone vestite, secondo la banda, non in maniera dignitosa.

Un'immagine d'archivio del "Fronte Veneto Skinheads". Apparterebbero questo gruppo i tre giovani responsabili dell'aggressione (Ansa)

DUE AGGRESSORI ANCORA DA IDENTIFICARE - Un fermato, due altri individuati, due invece ancora del tutto da identificare. Nelle indagini sulla brutale aggressione a Verona a Nicola Tommasoli mancano ancora all'appello gli ultimi due giovani del gruppo di cinque aggressori. Di loro, secondo fonti investigative, mancano ancora le identità, e il 20enne costituitosi alla Questura di Verona non avrebbe fornito elementi per arrivare alla loro individuazione. Il gruppetto, appartenente all'area dell'estrema destra veronese, sarebbe costituito tutto da giovani coetanei, intorno ai 20 anni. I due che sono riusciti a sottrarsi per il momento alla cattura, sempre secondo le stesse fonti, sarebbero fuggiti all'estero probabilmente in automobile.

L'AVVOCATO: UNA LITE DEGENARATA, NON VOLEVA UCCIDERE - Di certo non voleva uccidere e si sarebbe trattato di una lite degenerata quella avvenuta a Verona la notte tra il 30 ed il primo maggio a Verona e che ha portato al pestaggio di Nicola Tommasoli, ridotto in fin di vita. E' questa la tesi riferita all'agenzia Adkronos da legale del giovane 19enne, sulla cui identità gli investigatori mantengono il massimo riserbo. Si attende un nuovo interrogatorio, ha spiegato il legale, e sopratutto la contestazione del reato; l'accusa infatti potrebbe sfociare in omicidio volontario o preterintezionale qualora Tommasoli, per le gravi ferite riportate, non ce la faccia a sopravvivere. Il legale ha poi detto che i genitori del giovane che si è costituito sono affranti. Secondo l'avvocato «ci troviamo davanti ad una vicenda che ha piu vittime, la situazione è drammatica e i genitori dobbiamo tutelarli: sono distrutti da questa situazione che è spaventosa». Il ragazzo, che frequenta regolarmente il liceo classico, avrebbe riferito agli inquirenti di essere stato lì al momento della rissa (bollata come banale litigio) e per questo motivo si è presentato.

CONDIZIONI ANCORA DISPERATE - Lo stesso Tommasoli continua intanto a lottare contro al morte nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento: momenti di angoscia per i genitori che sono al suo capezzale chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. «Sono realista non voglio illudermi - dice il papà Luca che si aggrappa a ogni flebile speranza -. I medici dicono che c'è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare».


04 maggio 2008

Corriere della sera

La sentenza Condannati in nove. «Un contesto che rievoca i neofascisti»

Il saluto romano? In San Babila è reato

Condanna per il gesto in piazza San Babila: il luogo-simbolo fa la differenza

 

MILANO — Fare il «saluto romano »? Sebbene l'aria che tira sia quella dello sdoganamento di un gesto, derubricato a poco più che innocua intemperanza (ad esempio di recente nell'entusiasmo dei supporters di Alemanno in Campidoglio dopo la sua elezione a sindaco di Roma), può essere ancora reato di apologia di fascismo. Come pure gridare lo slogan «Camerati a chi? A noi!». O partecipare al coro «Me ne frego». Dipende dalle condizioni di contesto, dal teatro delle performance, dal «potenziale evocativo ». È questo il discrimine tracciato dalle motivazioni (depositate prima delle elezioni) di una sentenza con la quale il Tribunale di Milano il 20 dicembre scorso aveva condannato nove persone a pene comprese fra gli 8 e i 2 mesi, assolvendone altre dodici. Di fronte all'ottava sezione penale, nessuno degli imputati negava di aver fatto i gesti e intonato i cori attestati dai video della Digos e imputati dalla Procura a 21 dei 700 partecipanti alla manifestazione nazionale pubblica (con corteo in corso Venezia e comizio in piazza San Babila) organizzata dal Movimento Sociale-Fiamma Tricolore a Milano nel pomeriggio dell'11 marzo 2006, in un clima già teso per i gravi disordini provocati invece di mattina dal «corteo antifascista» di autonomi e centri sociali (costato 15 condanne a 4 anni per devastazione).

LE MOTIVAZIONI - L'interesse delle motivazioni sta nel fatto che esse distinguono tra i due tempi della manifestazione. Nel corteo di corso Venezia, benché di saluti romani e inni fascisti si fossero resi protagonisti alcuni degli impu-tati, scatta la loro assoluzione in quanto «si trattò di episodi isolati, che coinvolsero i manifestanti a gruppetti separati, senza che la gestualità o i canti abbiano (per compattezza, vistosità o intensità) presentato una coralità effettivamente suggestiva sulle folle». Qui i manifestanti esponevano «striscioni con rivendicazioni (come il diritto alla casa e la necessità del rispetto della legalità) dai contenuti squisitamente politici e legittimi», e sfilavano accanto ad altre persone «che non ostentavano simbologia fascista». Tutta diversa, per la relatrice delle motivazioni Concetta Locurto e i colleghi Tremolada e Rispoli, la valutazione di quegli stessi gesti e inni «nel momento cruciale del comizio» di Maurizio Boccacci «in piazza San Babila, luogo non irrilevante» perché «San Babila, in tutta Italia e soprattutto a Milano, è un luogo già di per sé fortemente simbolico: al di là della dimensione architettonica risalente all'epoca e allo stile del ventennio fascista, la piazza evoca un immediato collegamento con le formazioni "neofasciste" milanesi che, notoriamente, l'avevano eletta a loro trincea negli anni '70». È qui, per i giudici, che saluti romani e inni cessano di essere «innocue parole o gesti che esprimano semplicemente il pensiero o il sentimento occasionale di un individuo», e passano invece a costituire «una rievocazione evidente dei contenuti e dei metodi del disciolto partito fascista, attraverso la spavalda ripetizione di gesti e invocazioni abituali accompagnata a una rivendicazione orgogliosa e compiaciuta delle proprie radici storico- politiche». È qui che diventa reato «una ritualità potentemente evocativa del clima del ventennio», una «chiara esortazione a manifestare pubblicamente quella stessa fede politica anche a dispetto dei divieti imposti dall'Autorità».

Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
03 maggio 2008

RELAZIONE SULLA SICUREZZA NELLA REGIONE LAZIO 2004-2005


Prima “Relazione sulla Sicurezza nella Regione Lazio 2004-2005

a cura dell’ “Osservatorio Tecnico Scientifico per la sicurezza e la legalità”.

 

L’Osservatorio effettua un monitoraggio continuo dei fenomeni criminali. Con la prima relazione l’Osservatorio fissa già un buon primato, grazie alla presenza di rappresentanti delle forze dell’ordine al suo interno può presentare una fotografia dello stato della sicurezza prima rispetto alle altre regioni d’Italia che devono aspettare le rilevazioni Istat.

 

I dati contenuti nella relazione sono invece estratti direttamente dal sistema di indagine (SDI) della Banca Dati Interforze del Ministero dell’Interno. La nuova metodologia prende in considerazione, oltre alle denunce acquisite dall’Arma dei Carabinieri, dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, anche i delitti segnalati all’Autorità Giudiziaria dalla Polizia penitenziaria e dal Corpo Forestale dello Stato.

 

Numeri ufficiali e numeri oscuri: È inutile dire che anche queste risultanze statistiche riflettono la dimensione della cosiddetta criminalità ufficiale o apparente, costituita dall’ammontare dei reati che pervengono alla conoscenza delle agenzie di controllo sociale, a seguito delle denunce dei cittadini o dell’attività quotidiana delle forze dell’ordine.

Tali dati sono, perciò, irrimediabilmente condizionati dall’entità del cosiddetto numero oscuro, vale a dire dalla quantità di delitti che ogni anno sfuggono alla registrazione ufficiale perché, per diverse motivazioni, non vengono denunciati dalle vittime e non risultano altrimenti perseguiti dagli organismi istituzionali


• Per una più rapida ricognizione delle fattispecie criminose si è proceduto ad una classificazione dei reati per macrocategorie omogenee

 

La rilevazione dei reati commessi sul territorio della Regione Lazio nel biennio 2004-2005 consente la realizzazione di una vera e propria analisi georeferenziata del fenomeno criminale nel Lazio attraverso accurate rappresentazioni grafiche. Si nota in questo modo come l’indice di delittuosità ( ovvero il rapporto tra i reati commessi e la popolazione residente per ogni singolo comune, nella relazione è stato calcolato ogni 10.000 abitanti) sia in aumento nelle province di Roma (l’85% del totale), Latina e Viterbo, resti invece invariato in quella di Rieti e tenda a decrescere in quella di Frosinone. Naturalmente il dato di incidenza dei reati nei capoluoghi di provincia risulta essere più elevato e colpisce particolarmente la città di Roma (70% del totale dei reati denunciati a livello regionale) che, sia per la concentrazione degli interessi economici che per l’etereogeneità della composizione etnica, appare di notevole entità. D’altro canto una maggiore propensione alla denuncia dei reati da parte dei cittadini è certamente indice di adesione convinta ai valori della legalità e di una presenza efficace e ramificata sul territorio da parte delle forze dell’ordine.

Se si analizzano i dati riguardanti le specifiche macrocategorie di reati individuate dall’Osservatorio si può certamente evidenziare il calo complessivo delle denunce che riguardano i “reati contro la vita” (stragi, attentati e varie tipologie di omicidi), meno che a Frosinone e a Latina.

Per quanto riguarda i “reati della conflittualità quotidiana” (lesioni, percosse, minacce e ingiurie), che costituiscono da sempre la percentuale maggiore delle fattispecie criminose, hanno registrato un lieve aumento su tutto il territorio regionale

Molto difficile, come noto, la rilevazione dei “reati sessuali” da sempre presenti anche in realtà private e familiari praticamente irraggiungibili dalle rilevazioni ufficiali che pure evidenziano un andamento oscillante nelle varie province. Si nota però una crescita delle denunce di violenza sessuale nei comuni non capoluogo di tutte le province del Lazio.

In crescita tutta quella categoria di reati contro il patrimonio che l’Osservatorio ha inserito nella macrocategoria dei “reati predatori” (varie tipologie di truffe, furti e rapine).

L’impegno contro il crimine è riscontrabile invece grazie alla categoria dei “reati individuati attraverso l’attività delle forze dell’ordine” (contrabbando, contraffazione, ricettazione, sequestri di persona e sfruttamento della prostituzione), anche se il dato ha un’affidabilità numerica relativa. I dati relativi alle denunce sono infatti frutto di lavori di indagine che durano nel tempo, quindi è difficile avere un raffronto significativo. Oltre al fatto che ovviamente per alcuni reati della categoria ci sono denunce che seguono un preciso iter giudiziario.

Ciò che appare importante è l’andamento di reati che evidenziano la crescente infiltrazione della criminalità organizzata nel Lazio, rilevabili ad esempio nel campo del contrabbando (con i dati delle dogane di Roma San Lorenzo, Fiumicino e Civitavecchia). Per quello che riguarda la contraffazione, il Lazio si configura come zona di distribuzione delle merci e non di produzione. Le denunce in questo campo sono aumentate del 31% grazie all’azione delle forze dell’ordine in certe realtà e in specifici periodi. Diminuzione di quasi il 7% delle denunce per i casi di ricettazione

“Reati indicatori della presenza della criminalità organizzata” (associazioni a delinquere e di stampo mafioso, usura, estorsioni, riciclaggio, stupefacenti). E’ questa la macrocategoria individuata dall’Osservatorio che più delle altre rileva la crescita del fenomeno ed evidenzia maggiormente il discostarsi tra la realtà dei numeri e la realtà vera. La presenza della criminalità organizzata che sarà oggetto di una relazione a parte dell’Osservatorio presentata in autunno, è evidente soprattutto dai dati relativi al traffico di stupefacenti che si conferma essere, soprattutto in alcune zone della regione, uno dei principali settori di attività. Il radicamento è tale che in alcuni comuni del litorale è stata denunciata la presenza di connivenze tra elementi della criminalità organizzata e esponenti delle amministrazioni locali.

Una macrocategoria a parte è stata individuata nei “reati di danneggiamento e incendi” (incendi, vandalismo) che appaiono generalmente in crescita e vedono una differenziazione molto vasta delle denunce (dai fatti più esigui a quelli che testimoniano nuovamente la presenza della criminalità organizzata).

Le conclusioni della relazione sottolineano soprattutto le conseguenze, o meglio la percezione d’insicurezza dell’opinione pubblica, in riferimento ai fenomeni della microcriminalità e a prescindere dalla loro reale incidenza e persino dalla loro effettiva pericolosità. Un elemento che le istituzioni, a partire dalla Regione Lazio, devono considerare in modo da definire un intervento istituzionale integrato anche di natura propriamente socioculturale (educazione alla legalità e alla multiculturalità) che affianchi l’azione delle forze dell’ordine e favorisca le varie forme di prevenzione (giovanile, sociale e situazionale)

La Regione Lazio, nel rispetto delle proprie competenze e secondo le norme contenute dalla legge regionale del 2001 e successive modificazioni nel 2005 e nel 2006, si è fatta

carico di garantire una serie di finanziamenti per la creazione di un vero e proprio sistema regionale integrato di sicurezza che punta sulla riqualificazione delle aree urbane degradate, su iniziative di carattere educativo tese alla prevenzione, sulla ristrutturazione e il riutilizzo di beni confiscati. Importante anche l’avvenuta istituzione del Garante dei diritti dei detenuti del Lazio.

Alemanno: «Ecco come Roma diventerà sicura
Avrò tolleranza zero. E i vigili saranno armati»

«Il saluto romano dei militanti? Solo spacconerie. Amo la democrazia»
«E' ingeneroso scaricare su Rutelli la sconfitta della sinistra»
 

ROMA (29) - Una Roma sicura, libera dai ventimila nomadi e immigrati che hanno violato la legge, libera dai campi nomadi irregolari e con un controllo rigoroso ed effettivo di quelli regolari: è questo il modello di capitale che il neo-sindaco del Pdl Gianni Alemanno vuole realizzare e per il quale sta lavorando. Tra gli strumenti per riuscirci, la creazione di un assessorato alla Sicurezza e immigrazione. Oggi Alemanno ha sostenuto che «la sintonia col governo centrale» gli «permetterà di affrontare il nodo della sicurezza e riprendere il controllo del territorio». Se i progetti e gli annunci diventeranno realtà, i "pizzardoni" romani gireranno con la pistola: per il neo-sindaco è infatti necessario che «la polizia municipale venga armata, riqualificata e rimodernata affinché diventi una vera polizia di prossimità che possa collaborare con le forze dell' ordine coordinate da uncommissario straordinario con poteri speciali».

La sicurezza nella città e sui luoghi di lavoro. La sicurezza è un tema annunciato da Alemanno anche in tema di ambienti di lavoro, per prevenire le tanti morti bianche. Affinché la parola d'ordine «sicurezza» della campagna elettorale - che in molti hanno visto come asso nella manica della sua vittoria - si trasformi nel vero ingrediente di novità del suo mandato, proprio oggi Alemanno ha annunciato, tra i suoi primi atti da sindaco, una visita al vedovo di Giovanna Reggiani, la donna aggredita e uccisa alla periferia della capitale da un romeno, e la convocazione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. «Voglio andare a salutarlo - ha detto in un'intervista a Radio Vaticana - a portargli ancora la mia solidarietà e dirgli che mai più deve avvenire un atto come quello che sua moglie ha subìto».

Le tre linee guida. Ed ancora del tema della sicurezza si parlerà nella prima giunta capitolina, un tema che per Alemanno è «strettamente legato e inscindibile» da quello dell'accoglienza. Del resto, le tre direttrici del futuro lavoro da sindaco, per Alemanno, sono: sicurezza, socialità e lavoro. E in questo spirito rientra l'abolizione dell'Ici e la riduzione dell'Irpef fino a un'aliquota pari allo 0,25%, la riqualificazione delle periferie da affiancare alla politica urbanistica e ad un piano straordinario per la mobilità, che prevede il completamento dell'anello ferroviario con un deciso aumento dei parcheggi.

Interventi per le famiglie e ammortizzatori sociali. Alemanno vuole anche dare sostegni alle famiglie, in particolare agli anziani, aumentare gli asili nido, potenziare la qualità dell'offerta sanitaria e predisporre un nuovo piano rifiuti. Ma prevede sostegno anche alle imprese e tutela del lavoro, soprattutto per i giovani, con un fondo di assistenza per i precari come ammortizzatore sociale durante i periodi di disoccupazione, e politiche di rilancio dello sport. Una svolta che i romani hanno chiesto con il voto e ora attendono che diventi realtà.

Intervista ad un quotidiano romeno: tolleranza zero. In un'intervista al quotidiano romeno "Cotidianul on-line", il sindaco di Roma ha ribadito l'intenzione di osservare una «tolleranza zero» nei confronti degli immigranti clandestini e dei cittadini stranieri delinquenti. «Con "tolleranza zero" intendo lo smantellamento immediato dei campi nomadi abusivi e delle baraccopoli che si trovano nella metropoli, dove si stanno amplificando da un giorno all'altro la criminalità, la violenza e lo sfruttamento di donne e bambini» ha detto Alemanno, sollecitando tra
l'altro l'espulsione immediata di oltre 20mila nomadi e immigranti delinquenti. «Non credo che in Romania sia tollerato un campo nomadi in un parco di Bucarest» ha detto il sindaco. Riferendosi alla possibile reintroduzione dei visti d'ingresso in Italia per i romeni, evocata nei giorni scorsi da alcuni politici di Roma, il nuovo sindaco ritiene che «nel 2004, quando è stata adottata la direttiva europea sulla libera circolazione, non esistevano ancora i problemi apparsi con l'ulteriore allargamento dell'Ue. Perciò, per far fronte al fenomeno dell'immigrazione - diventato ormai un esodo di persone che arrivano da tutte le parti del mondo, impossibile da controllare - è necessario modificare la normativa».

«Una minoranza di stranieri macchia l'immagine di una città». Alemanno è del parere che «va fatta la distinzione tra cittadini rom e romeni» e che, «a seguito dell'ingresso della Romania nella Ue, servirebbe una moratoria che impedisca il flusso incontrollato di nomadi». Contento che il premier romeno Calin Popescu Tariceanu abbia discusso di recente al telefono col futuro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, delle recenti violenze dei romeni in Italia, Alemanno dice che per contrastare l'immigrazione incontrollata servono cooperazione e accordi bilaterali. Il nuovo sindaco di Roma ritiene che la comunità romena in Italia è in maggioranza onesta, per cui «non possiamo accettare che una minoranza di stranieri delinquenti macchi con le sue atrocità l'immagine di una città aperta, tollerante, in cui convivono comunità diverse». In tal senso, Alemanno ha fatto l'esempio dell'attrice romena Ramona Badescu, candidata proprio nella sua lista alle ultime amministrative.

«Il saluto romano? Solo spacconerie». «Io amo e credo nella democrazia e giudico come spacconerie, senza nessuna valenza ideologica consapevole, i gesti isolati a cui abbiamo assistito ieri in piazza del Campidoglio» ha detto in serata Alemanno durante la trasmissione Ballarò, in onda su RaiTre, rispondendo ad una domanda di Giovanni Floris che gli chiedeva di commentare il saluto romano fatto da alcuni militanti durante i festeggiamenti per la sua vittoria. «Affacciandomi dal palazzo Senatorio - ha proseguito Alemanno - ho visto persone che festeggiavano pacificamente la mia vittoria».

«Ingeneroso incolpare solo Rutelli della sconfitta». «Oggi è ingeneroso scaricare la sconfitta della sinistra sulle spalle del solo Rutelli. Dopo 15 anni ininterrotti di governo da parte dello stesso sistema di potere non si poteva pensare di continuare per altri cinque anni - ha affermato il nuovo sindaco di Roma - In città c'era voglia di cambiamento. La candidatura di Rutelli è stata percepita come una incapacità, da parte del centrosinistra, di rinnovamento generazionale».

«Demonizzarmi è stato un boomerang». «La campagna di demonizzazione fatta nei miei confronti si è rivelata un boomerang per chi l'ha messa in piedi - ha detto Alemanno - Tutti insieme dobbiamo impegnarci per compiere un salto di livello e gettarci alle spalle gli strascichi del passato».

«Con i tassisti romani serve dialogo». «Con i tassisti romani voglio ragionare insieme per migliorare il servizio ai cittadini. Con il dialogo potremmo ottenere risultati concreti, piuttosto che con riforme calate dall'alto come una scure - sostiene Alemanno - I tassisti sono stati dei capri espiatori di una liberalizzazione sbagliata».

 

Roma tra le città più sicure
Reati in calo, 20 mila in meno

Sensibile diminuzione delle denunce di delitti nel secondo semestre del 2007
di Massimo Lugli

Delitti in netto calo negli ultimi sei mesi del 2007. La capitale si conferma una delle città più sicure d´Italia: il numero di denunce di reati, già praticamente fermo rispetto al 2006, è in netta diminuzione nell´ultima parte dell´anno. I dati forniti dal Viminale confermano che la sicurezza è soprattutto una questione di percezione più che di statistica. Alcuni episodi, particolarmente brutali o shockanti, contribuiscono a creare un clima generale di paura e diffidenza anche se i numeri generali dovrebbero, invece, tranquillizzare.

La tendenza generale, nel nostro paese, è quella di un calo dei reati nell´ultimo semestre dell´anno. Di fronte alle 2.805.171 denunce del 2006 nel 2007, da Aosta a Porto Palo, i delitti sono stati 2.864.338 con un aumento di 59.167 reati ma, tra le due metà dell´anno passato, si registra un´inversione di tendenza: un calo di ben 105.822. Uno studio recente del sindacato dei bancari e dell´Abi ha evidenziato come, nei primi tre mesi del 2008, le rapine in banca (uno dei reati più comuni sia a Roma che in altre città d´Italia) siano in ulteriore, notevole diminuzione dopo anni di inarrestabile ascesa.

Ma veniamo alle cifre di Roma. Tra il 2006 e il 2007 i reati restano, sostanzialmente, in pareggio: 272.866 denunce contro le 272.953 con un incremento di "soli" 87 delitti. Una tendenza che, stranamente, la capitale condivide con Napoli. La sorpresa viene dai numeri del secondo semestre rispetto al primo: ben 20.277 denunce in meno, dalle 146.615 del periodo gennaio-giugno alle 126.338 dei mesi luglio-dicembre. Quanto alla tipologia dei reati, tra il 2006 e il 2007 aumentano (anche se in modo molto relativo) gli omicidi volontari che passano dai 38 ai 40 (ma con una percentuale molto elevata di delitti "familiari").

In crescita, purtroppo, anche le violenze sessuali (da 296 a 320 denunce di stupri di donne o minori) e le rapine che passano da 5.020 a 4.454. Anche in questo caso, però, il secondo semestre dell´anno riserva una sorpresa rispetto al primo con una diminuzione generalizzata dei reati: 4 omicidi, 12 violenze sessuali e 286 rapine in meno. Molto difficile analizzare, invece, i motivi di questa inversione di marcia: alcuni la attribuiscono alla possibilità di espulsione di cittadini comunitari (il decreto Prodi varato all´indomani dell´assassinio di Giovanna Reggiani) altri a una politica più "mirata" della sicurezza.

Il confronto con le altre città, ad ogni modo, dovrebbe far tirare ai romani un sospiro di sollievo perché Roma e provincia registrano il calo più sensibile di reati rispetto agli altri capoluoghi italiani. Quella di Milano è la provincia con il più alto numero di delitti: 303.167 denunce nel 2007 contro le 292.600 dell´anno precedente con un aumento di ben 10.567. Nel capoluogo lombardo la diminuzione tra il secondo e il primo trimestre è a quota 18.535.

A Torino, la variazione tra i due anni è di 2.252 denunce (171.630 reati contro i 169.278 del 2006) e la diminuzione tra i due trimestri è di 15.729 delitti. A Napoli, invece, la tendenza di inverte e i reati scendono nel 2007 rispetto al 2006: da 146.418 denunce si passa a 143,791 con una diminuzione di 2.627 delitti. All´ombra del Vesuvio la tendenza al calo tra i due semestri viene ampiamente rispettata: 8.397 reati in meno. Anche a Bologna e Firenze la statistica indica un aumento tra il 2006 e il 2007 e una diminuzione del secondo semestre rispetto al primo. Tornando ancora alla situazione nazionale, i dati del Viminale, nel raffronto 2006-2007, evidenziano una diminuzione generale degli omicidi (da 630 a 627) e degli stupri che scendono da 4.694 a 4.663 (ma in questo caso il numero di violenze che non vengono denunciate resta ancora molto significativo).

Aumentano, in tutta Italia, i furti (da 1.590.697 a 1.622,218), le rapine "a domicilio" (da 2.134 a 2.504) e le estorsioni (da 5.659 a 6.177), tutti reati con un altissimo impatto sociale. Il sostanziale "pareggio" della Capitale sembra già un traguardo importante, anche a prescindere del calo degli ultimi mesi.
(30 aprile 2008) - da La Repubblica Roma.it
 
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