25 Aprile, 2008 19:28
Roma non merita un sindaco fascista !
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Roma non merita un sindaco fascista !
Il Comitato Madri per Roma Città Aperta, ritiene che la possibilità di vedere Alemanno sindaco di Roma, costituisca un allarme sociale e politico fortissimo e un rischio democratico enorme.
L’eventuale elezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno significherà la riduzione degli spazi democratici nella vita quotidiana della nostra città e la libertà “limitata” per i suoi cittadini.
Associazioni della società civile, realtà sociali impegnate sul diritto alla casa e al lavoro, spazi sociali che, sono stati negli anni una potenzialità ed un valore aggiunto in una città complessa con grandi trasformazioni sociali ed economiche in atto, come Roma, vedrebbero chiudersi ogni spazio di agibilità, dietro un'idea demagogica di ordine legalità e sicurezza.
Facciamo
appello a tutte le forze sinceramente democratiche ed
antifasciste di questa città per comunicare il reale pericolo rappresentato dal
candidato Alemanno.
Il nostro voto a Rutelli e la sua elezione a Sindaco sarà comunque l’inizio per noi di un impegno di intenso contraddittorio sul suo progetto per la città di Roma.
Una città che deve rimanerne APERTA a tutti, mantenendo uno spazio civile e democratico per le lotte in difesa della casa e del lavoro, per il rispetto della diversità di genere, per la difesa della multiculturalità.
Un confronto che pur difficile sarà per noi irrinunciabile.
Una città che deve rimanere ANTIFASCISTA rifiutando la revisione delle origini della nostra storia democratica, rigettando l’equidistanza, tracciata da Veltroni che ha sdoganato nuove forme di fascismo e consentito l’accreditamento sociale di centri come Casa Pound e Foro 753. Proprio in questi spazi trovano terreno fertile la cultura dell’aggressione e dell’intolleranza che hanno armato la mano degli assassini di Renato Biagetti.
Una città che deve rimanere DEMOCRATICA
Al sindaco fascista, diciamo no.
Comitato Madri per Roma città Aperta
20 Aprile, 2008 18:27
La scuola – Quegli studenti travolti e persi nella passione della Destra di Marco Lodoli
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La repubblica venerdì 22 febbraio 2008
Marco Lodoli
La scuola – Quegli studenti travolti e persi nella passione della Destra
“Mai più antifascismo!” sta scritto sui manifesti neri appesi da Lotta Studentesca sui muri della nostra città, ed è una chiara rivendicazione delle proprie origini e di un volontà politica che fa tremare le vene ai polsi. Sono i ragazzi dell’estrema destra organizzati da Forza Nuova e Fiamma tricolore, che raccolgono sempre più consensi nelle scuole, soprattutto quelle di periferia, e che piazzano i loro rappresentanti negli organi direttivi dei vari istituti. Dopo che per tre decenni almeno la sinistra, in tutte le sue forme ha conquistato le simpatie degli studenti, ora la tendenza sembra un’altra, addirittura opposta.
Già da tempo avevo notato che era raro incontrare una ragazzo di “sinistra”: e se c’era, era un solitario, un’anima bella che faticava a raccontarsi con gli altri, con il nostro tempo, con un’idea di impegno. I pochi studenti di sinistra sono attratti per lo più dall’arcipelago dei centri sociali, dove si sta insieme per godersi meglio la vita e per rifiutare la guerra, ma difficilmente ci si organizza per mettere in piedi una lista per le elezioni scolastiche..
Quella è una faccenda noia, grigia, senza squilli e viene intesa come tempo sprecato. In fondo lo studente di sinistra è un’edonista di qualità, uno che vuole ascoltare buona musica, bersi le sue birrette, criticare l’imperialismo americano. Non ha voglia di perdere tempo nei consigli di istituto. Gli studenti di destra invece, sbandierano parole infiammate come” comunità”, “rivoluzione”, “identità”, che già da parecchio hanno iniziato a fare proseliti e creare strutture. E così le scuole s’affollano di ragazzetti pronti a penetrare nei meccanismi democratici e creare strutture. La base emotiva di tutto ciò sta nel rifiuto degli extracomunitari, visti come invasori, ladri di lavoro, inquinatori dello spirito e della carne nazionale. Insomma : nelle scuole la sinistra è allo sbando e cresce ogni giorno la falange dei giovani fascisti, che non sanno nulla di cosa è stato il ventennio, delle leggi razziali, ma che si sentono forti e uniti in un mondo sempre più debole e sparpagliato.
20 Aprile, 2008 12:26
Il nuovo manifesto del delirio ultrà “La rivoluzione parte dalla curva” di Carlo Bonini -La repubblica - Mercoledì 19 marzo 2008
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La repubblica - Mercoledì 19 marzo 2008
Carlo Bonini
Il nuovo manifesto del delirio ultrà
“La rivoluzione parte dalla curva”
Nella notte di un derby che, in nome di Gabriele Sandri, si annuncia della pubblica riconciliazione” almeno tra tifoserie, c’è una scoperta che racconta dell’altro. Di quale odio covi nelle curve dell’Olimpico, quale ne sia il segno ideologico e il possibile trasversalismo, quali possono esserne gli sbocchi, dentro e fuori lo stadio. Non stanotte. Non domani. Ma in un futuro non troppo lontano. E’ un ciclostile di ventinove pagine dal titolo onirico-“Ultras oltre il tempo. Storie di barricate e lacrimogeni”- che all’alba del 23 febbraio scorso, viene trovato in un appartamento di Ponte Lungo, quartiere tuscolano. L’uomo che ne è in possesso non è esattamente un ragazzino. Si chiama Roberto Sabuzi. Ha 41 anni ed un lavoro . E’ un tifoso della Lazio. Si fa chiamare “er capitano”. Gli mettono le manette per ordine del pubblico ministero Pietro Saviotti. Perché ha partecipato ai fatti dell’11 novembre 2007, la domenica della vendetta, dell’assalto alle caserme. La notte in cui il sangue di Gabo doveva chiamare altro sangue.
Gli investigatori che si rigirano tra le mani lo scartafaccio si stropicciano gli occhi. Non tanto per l’abborracciato quanto farneticante scheletro ideologico che lo sostiene. Ma per ciò che il documento , per la prima volta suggerisce e teorizza: un abbraccio tra una forma di fascismo primordiale, delle origini e il ribellismo anarchico; l’urgenza di una nuova forma di “clandestinità “ nelle curve che recuperi le origini del “pensiero ultras” rendendo invisibile le nuove sigle che a quel pensiero si ispirano; la necessità di rompere il “ghetto” dello stadio per esportare nelle piazze “la rivolta”. Insomma, un nuovo “ trasversalismo della ribellione violenta” come vuole l’incipit del documento; “Dedichiamo questo scritto a tutti i patrioti, rivoluzionari e ribelli italiani. In particolare: a Garibaldi, alle squadre di azione e le sette carbonare del risorgimentali: agli Arditi della prima guerra mondiale; a Benito Mussolini;…agli eroi di Bir El Gobi ed el Alamein: a Carlo Giuliani, per non dimenticare; a Edo, Sole e Baleno, come a tutti gli anarchici scomparsi nelle prigioni di stato dei quali da anni non si ha notizia, con immenso rispetto”
Il ciclostile ha delle annotazioni in corsivo . Di Sabuzi, sono convinti gli inquirenti. Che, verosimilmente ne è anche uno degli estensori. Sicuramente il ciclostile ha circolato e circola nelle curve. “Ci teniamo a precisare-si legge- che questo ciclostilato non ha assolutamente scopo di lucro. Le piccole offerte serviranno a sostenere le spese processuali sostenute dalle famiglie di alcuni nostri amici….Non possono essere descritti tutti gli scontri ai quali abbiamo partecipato. Qualcuno di noi dovrebbe cominciare dalla fine degli anni ’70…Nessuna resa all’assalto del tempo, per carità. Nuovi impulsi di ribellione si aprono a chi sa trovare la strada. Non troverete nomi, cognomi, codici di identificazione. Chi deve capire, che c’era, capirà. Alle guardie di tutte le età, le condizioni, le simpatie umane e calcistiche: non leggete queste pagine!”.
Il gruppo si presenta così: “Siamo ultras romani e vogliamo manifestare il nostro disagio (a volte disgusto) nei confronti di un ambiente che non ci appartiene più…Nell’inesorabilità e nella durezza di una repressione invocata dagli “ spacciatori dell’oppio dei popoli ( il calcio),dai seminatori di in cultura sociale, dalla meschinità degli pseudo ultras, di fronte al Dio denaro, legami fino a ieri indissolubili si sciolgono provocando fratture insanabili”. La strada, dunque, è un ritorno alla “purezza” sotto l’ombrello di una nuova sigla “Ultras Lazio”. “Ultras Lazio”-si legge- è l’incontro di anziani militanti della curva Nord con i giovani ultras che vogliono effettivamente sperimentare l’impulso della mentalità ultras in luogo di qualsiasi altra esperienza esistenziale, che viene considerata da questi giovani con disprezzo “borghese”…Prende così corpo l’idea di un movimentiamo ribelle ed irregolare antipolitico, quello stesso che ha contrassegnato la storia del “primo fascismo”. Per farne cosa?
“Il nucleo più consapevole degli Ultras Lazio -prosegue il documento- ha un retroterra teorico che lo porta ad identificare nello squadrismo mistico-fascista l’essenza di una condotta che vuole essere una risposta nelle nera consapevolezza di una sterilità politica contingente (la politica” è rifiutata dai ribelli in quanto luogo di tenebrosi giochi di tipo capitalistico e mercantilistico, inevitabilmente scaduti a logiche di accumulazione di denaro fondate su intrighi e menzogne)”.
Nella farneticazione squadrista, il ciclostile indica la ricerca di aggregazione con ogni forma di nuovo radicalismo . “Riserviamo stima,senza ombra di dubbio, a quei compagni di cui condividiamo la mentalità radicalista, barricadiera, che li porta non a caso in prima fila nella lotta a fianco delli oppressi e degli emarginati”- e un metodo. “Per i giovani delle squadre fasciste del 1919 e del 1920, il farsi fascisti divenne una ribellione ai costumi, alla morale, alle ipocrisie e alle debolezze della borghesia. Non può cos’ stupire che quando parte “ la carica alle guardie” il grido di battaglia, come una sfida intera al mondo antifascista, rimane il classico “ Duce, Duce”.
Nella cartellina in cui Sabuzi custodiva il manifesto del nuovo “ultras”, un secondo documento di 23 pagine, in lingua inglese- Bodyhanner: tactis and self-defense for moderm protester- traduce la teoria in prassi della violenza. Si va dalla storia delle centurie romane e della formazione a testuggine, agli scontri di Napoli (17 marzo 2001) tra no-global e polizia. Di quell’esperienza si consiglia di ricordare l’utilità dei grandi scudi di plexiglass”. “ leggeri, facili da fabbricare, psicologicamente disarmanti per la polizia, che non potrà vedere la prima linea di carica, perdendo così il senso di adrenalina nei confronti dei singoli lanciati all’assalto”
20 Aprile, 2008 12:23
Cinghiamattanza, le botte a destra di Laura Mari -La Repubblica
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La Repubblica
Laura Mari
Cinghiamattanza, le botte a destra
Finisce su you tube l’ultima “moda”, Dai licei a Colle Oppio
Le regole sono precise, inquietanti ed inequivocabili: non usare la fibbia, combattere a torso nudo, prendere la mira e poi colpire il più violentemente possibile. Il macabro gioco nato dagli ambienti dell’estrema destra capitolina si chiama “ Cinghia mattanza”, una feroce battaglia condotta a colpi di cinture è talmente praticata nei circoli fascisti da spopolare persino su You Tube. Da mesi infatti impazzano ondine i video registrati durante alcuni raduni dei giovani nei circoli capitolini di estrema destra.
Nel video “ Cinghia Mattanza Casal Bertone”, ad esempio, si vendono decine di ragazzi con le teste rasate che si picchiano a colpi di cintura durante il concerto del gruppo ska”ZetaZetaAlfa”, la band che ha creato la canzone ispiratrice della danza. Il testo, infatti, non solo detta le regole del gioco(“uno mi sfilo la cinta; due: inzia la danza; tre:prendo la mira) ma addirittura definisce i giocatori come una casta guerriera che pratica la cinghia mattanza”.
Un gioco folle praticato, come testimoniano i video pubblicati su Yoi Tube, non solo nei circoli di destra (particolarmente violento il video girato a “ casa d’Italia” nel quartiere prati, dove giovani ventenni agitano compiaciuti le cinture di pelle prima di iniziare la lotta), ma anche in alcune scuole romane. Nel video “ CinghiaMattanza a scuola”, ad esempio si vedono due studenti che si picchiano a colpi di cinta nei corridoi del liceo Archimede, mentre il filmato “ Cinghiamattanza a Colle Oppio” mostra come l’insensata e violenta battaglia sia diventata una moda praticata dai giovani anche nelle piazze e nei quartieri della capitale.
Una lotta, quella iniziata nei circoli di estrema destra, che sta conquistando sempre più giovani, al punto che su internet esiste anche un blog (www.cinghiamattanza.blospot.com) dove non solo la cinghia mattanza viene inequivocabilmente definita come una danza macabra che si fa tra camerati” ma addirittura di incitano gli utenti a “ prendere tutti a cintate, dal vicino di casa al postino , alla suora”
20 Aprile, 2008 12:19
“All’armi, siam rock fascisti” di Eduardo Di Blasi - L’Unità sabato 18 agosto 2007
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L’Unità sabato 18 agosto 2007
Eduardo Di Blasi
“All’armi, siam rock fascisti”
Tendenze inneggiano a Benito, allo scontro fisico, contro banche usuraie e pedofili, insultano la Reistenza: il fenomeno delle rock band di estrema destra esiste, soprattutto a Roma è in crescita, e veicola idee di cui è bene essere a conoscenza.
“Primo: mi sfilo la cinta. Due: comincia la danza. Tre: prendo bene la mira. Quattro: cinghiamattanza!”. Quando Gianluca Iannone, leader degli Zetazetaalfa, gruppo musicale della “destra non conforme” romana, urla nel microfono , gli spettatori sotto il palco iniziano a percuotersi fra loro con la cintura dei pantaloni. C’è una fascinazione da Fight Club, il film di Eduard Noreton e Brad Pitt tratto dall’omonimo libro di Chuck Palahniuk, da anni presente nell’immaginario collettivo di quel mondo. Qualcosa di goliardico ci spiegano. “ perché poi non è che ci si fa male, non si mira alla testa e la cintura non si gira dalla parte della cinghia”. Sarà.
Ecco: per capire la musica della nuova destra fascista ( e non solo) italiana, non ci si deve rifare a un genere, anche se un misto tra “street punk, rocketto goliardico, caciarone e sguaiato” per dirla con il loro produttore Flavio Nardi, accomuna InseDia(che hanno qualche accento Ska) e Aurora e in parte, ache se qui il rock diventa più pesante, ZZa. Giocano più sulla melodia i 270bis e gli Hobbit. Suoni decisamente più rock sono quelli del Londinium Spqr e la Peggio gioventù. Più elettronici i Sotto Fascia Semplice. Seconda annotazione: il legame tra questi gruppi non è nella qualità della musica (inizialmente bassissima), ma nella comunità per cui quella musica è scritta: Perché sia chiaro, siamo davanti a quello che senza internet, sarebbe rimasto sommerso di gruppi che hanno nel proprio immaginario l’idea di vivere “sotto assedio”.
Secondo Nardi, uno dei pochissimi produttori dell’area( l’etichetta si chiama Rupe Tarpea), questa è ancora musica che sentiamo per noi e tra di noi e che per paradosso internet sta ingrandendo”. Fa un esempio. “Il rock identitario francese voleva parlare agli altri, voleva arrivare ad essere distribuito dal FNAC,. Per questo hanno perso la propria base e non sono riusciti nell’intento di essere ascoltati fuori”. In Italia le cose sono andate diversamente.
I testi. L’universo di riferimento è quello che è. Siamo davanti ad una canzone di militanza neo-fascista. C’è chi usa la goliardia (la hit che da il titolo agll’ultimo album degli InSediA è quando c’era lui) e chi la butta giù più pesante (…..) Pemane il concetto di scontro fisico nei brani ….E prendono musica le parole d’ordine di questa destra: ordine, italianità , guerra alle banche , all’aborto, alla pedofilia…..
Quanti li ascoltano. Poichè la comunità di riferimento non è fortunatamente così ampia, le copie vendute si aggirano sulle 5/6mila copie per un gruppo come i 270bis, sotto le duemila per gli altri. Il disco che ha venduto di più è stato quello del cosiddetto “De gregari nero”, Massimo Morsello: aderente ai Nar, riparato in Inghilterra per sfuggire a un mandato di cattura, fondatore con Roberto Fiore di Terza posizione Internazionale, deceduto a 43 anni per un tumore. Il suo Direzione del vento arrivò nel 1998 a 13 mila copie.” Ormai, però, spiega Nardi , questa musica si diffonde soprattutto via internet”, i ragazzi di 17 anni di oggi non hanno mai sentito un cd. Anche i concerti non sono oceanici. Mentre i gruppi Skin che sono un’altra cosa, riescono a radunare nei momenti maggiori fino a 2mila persone, qui siamo sui 3900/400 spettatori raccolti in club o, più spesso, in discoteche prese in affitto. Il raduno maggiore c’è stato l’anno scorso a Rieti. Era dedicato a Luigi Ciavardini, condannato per la stage di Bologna: il titolo era “Rock per la verità”. Ci andarono 2mila persone: quella di un’altra verità per Bologna, che vede Ciavardini capro espiatorio, è un obiettivo condiviso da questa destra. Su una platea di 50/60 gruppi attivi, in Italia si fanno 150 concerti l’anno. La pubblicità delle date e dei luoghi dei concerti è mimetica: “Se uno va nelle librerie o nelle birrerie più vicine al nostro circuito trova le locandine. Per informazioni c’è il numero di telefono. E’ la vecchia mentalità di tenere la guardia alta”.
Chi sono. I”padri” sono negli anni ’70.: Compagnia dell’Anello, Janus, Amici del vento, Francesco Mancinelli. Sono gli anni dei “Campi Hobbit””. L’idea che si era fatta strada anche nel MSI, era creare un tessuto comune(artistico, musicale, culturale) in cui i militanti si potessero riconoscere. C’è una parola per definirlo:metapolitica. Spiega Nardi, che pochi anni più tardi sarebbe diventato il fondatore del Dart( la Divisione Arte del fronte della Gioventù):” C’era una specie di cortocircuito per cui il militante classico arrivava a un bivio: o diventare un politico di professione o si disamorava, metteva su famiglia, trovava lavoro. La metapolitica ha creato una specie di ponte tra le generazioni”. Una variabile importante per la diffusione del messaggio sono state le radio libere. La maggior fu “Radio Alternativa”, che trasmetteva dalla sede del fronte della Gioventù di via Sommacapagna. Ad animarla Teodoro Buontempo. Niente dischi: la musica viaggiava su audiocassetta, spesso autoprodotta. La distribuzione? “Dal giornaletto “La voce della fogna” di Tarchi ai centri librari. Niente negozi di dischi: non ce li prendevano”. I “figli” arrivarono negli anni’80: Intolleranza e Marcello de Angelis. La musica perde in parte quell’alone mitologico per raccontare la strada, l’idea, i nuovi martiri uno dei quali è il fratello di Marcello de Angelis, Nanni(militante di Terza posizione, il “piccolo Attila” cantato da Gabriele Marconi) trovato morto in carcere. Anche Marcello, militante di terza posizione, fuggì in Inghilterra dopo una condanna per attività eversiva. Adesso è senatore di AN. E siamo ai “nipoti”, quasi tutti romani: Zza, Insedia, Aurora, Hobbit, Sotto fascia semplice, La peggio gioventù, Spqr, 270bis (il gruppo di De Angelis). Ogni gruppo ha una sua parte politica nella galassia della destra. Iannone (Zza) e Giuliano Castellino (lpg) militano nella Fiamma tricolore. Aurora e insedia sono vicini ad Azione Giovani. Gli Hobbit a Forza Nuova. I movimenti della galassia nera non si amano. La musica accomuna. Come se non avesse colore, tra le sfumature del nero.





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