Il cuore nero dei giovani d’Italia
Viaggio alla scoperta dell’ultradestra

Tra nuovi slogan e vecchi ideali, identikit del “balilla” del 2008

di CONCITA DE GREGORIO

ROMA - I balilla che governano la “Cosa nera”, parlamento delle scuole romane, non si riconoscono dalla divisa: non ce l’hanno. Nemmeno quella diffusa sui giornali da foto d’archivio: ray-ban a goccia specchiati e bomber di pelle, capelli cortissimi. Non si usa più: sono i più grandi semmai a bardarsi ancora così, gli ultra ventenni e Cesare Previti quando si veste da giovane, la domenica mattina. I ragazzini di 15-17 anni eletti in liste di destra che gestiscono gli 80mila euro della Consulta provinciale studentesca insieme alla gloria di aver defenestrato la sinistra da sempre al potere sono indistinguibili da migliaia di loro simili.

Andrea Moi, 17, presidente della Consulta, è un adolescente con la voce ancora sottile, secondo di tre figli cresciuto in mezzo a due sorelle, vive a Roma Sud - Colli Albani - e va a scuola al Terzo istituto d’arte, fermata della Metro Giulio Agricola. Milita in Azione giovani da quando aveva 13 anni, è in consulta da quando ne aveva 14. Dice che “un tempo a scuola in assemblea si parlava solo di temi difficili e lontani dagli interessi dei ragazzi tipo l’Europa, gli anni Settanta. Ora finalmente di discute di cose che interessano a loro: il caro cd, il caro libri”. Va così e attenzione a sottovalutare o liquidare con spallucce la portata dell’onda.

Le battaglie sono per utilizzare l’aula di informatica, mettere i pannelli solari sul tetto, fare più ore di educazione fisica e più gite “a contatto con la natura”, possibilmente senza telefonino perché “lo spirito se ne giova”. Per avere libri di testo non obbligatori, insomma non studiare la storia solo sul Villari, ma almeno affiancarlo, dice Moi, a “un libro che mi dica che la Rivoluzione francese è stata anche una carneficina e che non liquidi in tre righe la rivolta di Vandea”.


A Roma otto anni fa gli studenti di destra eletti nel Parlamento dei ragazzi erano 20 su 400. Oggi sono la maggioranza assoluta, più di 200. Decuplicati. Marco Perissa, 25 anni, responsabile scuola per Roma di An: c’era allora e c’è adesso. Nel ‘99 era uno dei consiglieri della Consulta, “facemmo il libro bianco sull’edilizia scolastica”. Dice: “Ha vinto la destra perché ha perso la sinistra. Ci siamo inseriti nell’antipolitica e abbiamo rubato voti alla sinistra ideologica. Le abbiamo opposto una destra pragmatica: non tutti gli studenti che ci votano sono di destra, anzi. Ci votano perché facciamo le cose. Perché gli anni Settanta sono lontani e non si può restare lì, perché pensiamo all’oggi”.

Dunque vediamo, oggi. Oggi al Tufello, periferia romana, c’è qualche centinaio di studenti di sinistra che sfila in mezzo ad una impressionante saracinesca di polizia: ricordano Valerio Verbano, studente dell’Archimede ucciso dai fascisti nell’80, sua madre apre il corteo. Esprimono solidarietà a Simone, ex studente dell’Aristofane di Vigne Nuove picchiato qualche giorno fa da una spedizione punitiva del Blocco studentesco, falange scolastica della Fiamma.

Il Blocco - sede principale a Casa Pound, centro sociale di destra - ha conquistato quest’anno 55 rappresentanti alla Consulta. Uno di loro è Giorgio Evangelisti, 17 anni, studente del Convitto nazionale fin da quando era in terza elementare. Il Convitto è la scuola della classe dirigente, fama di rigore estremo. Giorgio dice che “è l’ora di finirla con questa storia che siamo violenti e razzisti. Al corteo per le foibe c’erano quattro ragazzi di colore, uno di loro è attivista nella sezione di Roma Nord. Picchiare ci si picchia, ogni tanto, succede da sempre. Però quando noi abbiamo fatto volantinaggio davanti al Tasso due mesi fa sono venuti a menarci con caschi e bastoni, una cosa organizzata, non dico bugie, e non ne ha parlato nessuno. Fa notizia, la violenza, solo quando fa comodo a sinistra”. Non è proprio così, questa è una versione di Giorgio, parte in causa.

Dice anche che è una bugia che la destra cresca solo in periferia e la sinistra mantenga le roccaforti del centro storico. Vediamo la mappa delle scuole, come è cambiata. Fortino del Blocco è il Farnesina, scientifico di Vigna Clara: è lì che è cominciata la prima occupazione della Destra “perché non se ne poteva più di far lezione nei container, ci pioveva dentro”. Due del Blocco sono eletti al liceo classico Visconti, piazza del Collegio romano, la sede del processo a Galilei. Al Righi, lo scientifico più rinomato della città, il rappresentante di istituto è di Azione studentesca, braccio nella scuola di Azione giovani. Il Giulio Cesare, un tempo classico di destra, ha oggi un esponente di sinistra e uno cattolico. Restano “rossi” il Mamiani, il Virgilio, il Tasso.

La destra va fortissimo allo scientifico dei Parioli, l’Azzarita, dove il Blocco raccoglie firme per far intitolare l’aula magna a Nanni De Angelis. “Sa chi è? - domanda Evangelisti - un ragazzo degli anni Settanta”. Due consiglieri di destra sono stati eletti al classico Nomentano, uno allo scientifico Benedetto da Norcia, due al tecnico Armellini di San Paolo fuori le mura. Non si parla solo di Ostia, dunque. Andrea Moi cita il coraggio del giovane eletto con As al Machiavelli di via dè Volsci, quartiere San Lorenzo, roccaforte storica della sinistra radicale, Radio popolare e controcultura militante. “Però non lo nomini per favore perché magari a scuola non lo sanno che è di destra”. Ecco, magari non lo sanno.

La novità è che il 65 per cento degli studenti romani ha votato a destra ma magari, una parte almeno, non lo sa. Azione studentesca ha uno slogan che dice “Contro lezioni tristi e grigi professori, per una scuola capace di divertire e unire”: un programma capace di raccogliere l’unanimità dei consensi. Quando il Blocco chiede “più ore di ginnastica” non lo fa esponendo un manifesto di prestanza fisica neomussoliniana, sui manifesti delle elezioni scolastiche ci sono gli eroi del film western e Bart Simpson quello dei cartoni animati, e poi fare più ginnastica vuol sempre dire fare meno greco e estimo. Per arrivare allo scacco del due a uno (la Cosa nera vede 15 consiglieri alla destra, 10 alla sinistra) le due liste romane di destra, fra i quattordicenni, hanno fatto “propaganda sulle cose”.

Aule più belle, libri e cd meno cari, più ginnastica e più gite. L’anticomunismo un sottile sottofondo, scenario per ora marginale. Intanto stare meglio, divertirsi di più. Poi è alle manifestazioni politiche che tornano fuori i simboli, le croci runiche e le aquile. Arrivano i venti e anche trentenni, lì. Sono loro che menano la danza. L’8 febbraio era previsto un convegno della Consulta al teatro Brancaccio. Tema: “Istria, Slovenia, Dalmazia: anche le pietre parlano italiano”. Dopo tanti convegni sulla Resistenza, dicono i balilla, ora che il vento è cambiato finalmente uno sulle foibe.

Perissa, il responsabile scuola: “Purtroppo 15 attivisti del collettivo del Virgilio hanno tirato un fumogeno nel teatro, Costanzo ha ritirato la disponibilità della sala, duemila studenti pacifici sono rimasti per strada. La riprova questo che non è un paese libero”. Le cronache di quel giorno raccontano una storia diversa. Scontri violenti in via Nomentana fra adulti neofascisti e studenti delle scuole del centro. Nel blog di Casa Pound però c’è scritto che non bisogna leggerli i giornali. La verità è nella “forza dell’azione”. La rivoluzione è la nostra: “Sveglia bastardi, la ricreazione è finita”. Marx, ha stancato: “Dopo Marx, aprile”. Una nuova primavera invisibile, per alcuni inconsapevole. Ma si sa che la coscienza politica si forgia con costanza: a tredici anni voti per la gita in Abruzzo, a sedici per i computer nuovi in aula d’informatica. Le foibe dopo, c’è tempo.

Repubblica (23 febbraio 2008)

 

Università, la carica delle liste di destra

Prime a Tor Vergata. E ora tentano il bis anche nell´ateneo di Roma Tre
di Anna Maria Liguori

Conquistano spanna dopo spanna il vasto territorio universitario: la destra, non più quella dura e pura degli ultras, ha ormai un ruolo fondamentale nella compagine degli atenei romani, riuscendo a scalzare la sinistra. Persino Roma Tre, intoccabile feudo rosso, sta subendo la scalata di Azione Universitaria legata ad Alleanza Nazionale mentre l´estrema destra di Blocco studentesco della Fiamma Tricolore e i giovani di Storace, Gioventù Italiana, sono inesistenti.

«In due anni siamo passati ad essere la seconda lista d´ateneo» afferma Stefano Pacetti, senatore accademico di Azione Universitaria a Roma Tre «Sono 800 tesserati su una popolazione di circa 35 mila studenti. Tre anni fa eravamo la quinta lista d´ateneo. Siamo risultati credibili perché ci siamo messi a disposizione portando avanti delle iniziative di sindacalismo studentesco come le tasse universitarie e il numero degli appelli straordinari cosa ambita dagli studenti».

La parola d´ordine infatti è «accanto agli studenti», un tipo di proselitismo caro anche alla sinistra. «A queste iniziative abbiamo affiancato le nostre consuete battaglie politiche - continua Pacetti - tutte le iniziative atte a promuovere la cultura e i valori come la campagna sui servizi dell´università come il diritto allo studio, i trasporti le mense e le residenze». E negli ultimi anni la destra di Roma III si è opposta fortemente alla sinistra come nella battaglia delle Coca Cola contro chi la voleva vietare in Ateneo, o quella della mostra sulle foibe e negli ultimi mesi è stata fatta l´unica occupazione universitaria per protestare contro il ministro Mussi e i tagli all´università».

Diego Piccoli coordinatore della lista di centrosinistra "Ricomincio dagli studenti" ribatte sulla situazione a Roma Tre: «Noi siamo la prima lista d´ateneo, con il 38 per cento dei consensi. Siano presenti in tutti gli organi centrali e abbiamo la maggioranza in molti consigli di facoltà. Roma Tre è un´università molto spostata a sinistra, ci sono anche i collettivi che sono la terza lista d´ateneo. In questi ultimi anni c´è in effetti un´avanzata della destra, che si è organizzata molto bene. C´è un buon confronto tra noi. Mentre nella facoltà di Scienze politiche c´è la destra più estrema e li il clima è più aspro ed è molto più facile che ci sia lo scontro piuttosto che il confronto».

Roma Tre vive una situazione opposta a quella della Sapienza, dove Azione Universitaria è praticamente inesistente. «La situazione però è cambiata negli ultimi mesi - dice Alessandro Caruso di Azione Universitaria - proprio perché c´è un vento che ci spinge nelle università e abbiamo riattivato i nuclei delle facoltà storiche come giurisprudenza ed economia. E abbiamo dimostrato quel che siamo il giorno dell´inaugurazione dell´anno accademico quando siamo stati l´unico gruppo a protestare all´interno della città universitaria per la mancata visita del Papa, davanti al rettorato, tutti studenti della Sapienza di Azione universitaria».

Tor Vergata è invece interamente conquistata della destra. Negli ultimi dieci anni ha sempre rappresentato l´ateneo e qui Azione Universitaria ha riscosso i maggiori successi: sempre eletti i loro rappresentati negli organi centrali e negli organismi nazionali (Cnsu) e tuttora sono prima lista d´ateneo. «Non è solo un momento di grazia, dietro c´è la fatica costante degli studenti militanti - sottolinea Luciano Cavaliere di Azione universitaria - sono i più attivi: entrano la mattina alle 8, fanno l´affissione delle locandine con il tema del giorno e fanno il volantinaggio, poi sono a disposizione negli spazi deputati alla rappresentanze studentesche e lì ricevono gli studenti per aiutarli a fare il piano di studi o per altre cose, poi rimangono fino a sera e sono sempre gli ultimi ad uscire».
 Repubblica (26 marzo 2008)
Milano 20 marzo C.S.Leoncavallo
 

Presentazione del libro"Fausto e Iaio trent´anni dopo:raccolta di scritti,documenti e testimonianze,per non dimenticare" A cura dell´Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio

Partecipano:

Danila Tinelli - Madri Antifasciste del Leoncavallo

Mauro Decortes - Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa

Maria Iannucci - Associazione familiari di Fausto e Iaio

Daniele Biacchessi - giornalista

Marco Philopat - scrittore

Manlio Milani - Associazione Familiari vittime di Brescia

Francesco Barilli - Reti invisibili

Stefania Biagetti - Associazione madri per Roma città aperta

Giovanni Impastato - Archivio Peppino Impastato

 

Sono qua, seduta su un foglio dove scorre l'inchiostro e mi appare  il tuo viso ,dolce e allegro.

Sono fra mille persone, ognuna e' diversa ma ognuna sei tu. Ti vedo in ogni cospo, ti sento in ogni voce,

ti cerco in ogni strada. E poi, nell'allegria dell'inchiostro ti ritrovo e ti bacio. Adesso il tuo viso non e' piu'

trasparente, adesso ti posso accarezzare, il tuo sorriso e' cldo e vicino, i tuoi occhi sono davanti ai miei.

Ti ho con me e domani ti portero', ti rivedro' in ogni viso, ti cerchero' altre volte, nell'allegria di uin sorriso:per

poi tornare ad avvolgermi nella felicita' di ritrovarto ancora con me.

Bigliettini raccolti in via Mancinelli 18 marzo 1978- Dal libro di Fausto e Iaio

 

Testimonianza di stefania

Parlare del proprio fglio non sempre e' facile, specialmente quando non ci sono piu' i suoi occhi sorridenti, la sua voce che

riecheggia nelle stanze, quando ogni giorno te lo devi reinventare per rendere il distacco piu' accettabile.

Chi e' RENATO? Potrei usare un'infinita' di aggettivi per descrivelo ma mi limito  a dirvi  solo che e' un ragazzo

speciale, che sa veicolare l'amore, l'allegri, la gioia di esserci, ama la musica tanto da averne fatto la sua professione, un

ragazzo dagli occhi magici e dal sorriso che cqattura lo sguardo, pacifico in tutte le sue manifestazioni, crede

nell'onesta' e nel rispetto degli altri, anche se portatore di interessi e ideali differenti.

Non  vede nel prossimo un nemico, conduceva una vita scandita al ritmo dell'amore dello studio e del suono.

Una maledetta mattina di fine estate il 27 agosto 2006, al termine di in concerto di musica reggae sul litorale di una

spiaggia romana, ha incontato le lame di due dei tanti invasati della cultura neofascista, dell'odio per il diverso e dell'aggressione

grauita e, in quaranta secondi la giovane vita di mio figlio veniva spezzatacon otto terrificanti coltellate, date con crudelta'

inaudita.

Hanno parlato di lite tra balordi ma Renato non lo e'.............purtroppo e' stata una vile aggressione;il tatuaggio la croce

celtica di chi lo ha aggredito parlano chiaro; la sua morte non e' stata decisa a tavolino in qaulche sede politica, e' scaturita

da qualche muretto di zona.

Ma questo non attenua il segno questo e' Fascismo. Parlo sempre al presente di mio figlio perche' lui esiste......noi non

vogliamo perdere i suoi sogni, o non sentirci in grado di fantasticarne alcuno, non vogliamo che tutto diventi una gabbia

opprimente dalla quale non c'e' via d'uscita.

I nostri desideri so no quelli di Renato: in noi vibra la sua musica, il suo sorriso la sua voglia di crescere.